La ricerca annuale di FPA dedicata al Lavoro Pubblico restituisce la fotografia di una Pubblica Amministrazione che si configura sempre più un’infrastruttura strategica per la crescita del Paese.
Dopo una lunga stagione di contrazione, il settore pubblico ha riconquistato un protagonismo centrale. Il quadro complessivo mostra segni importanti di miglioramento: l’incremento del numero degli addetti, con un ritmo di crescita che ha superato quello dell’intera economia nazionale, invertendo un trend decennale; una pianificazione imponente di nuove assunzioni, tassello di una strategia di reclutamento strutturata e non episodica; il picco storico delle giornate di formazione complessive erogate, espressione di uno sforzo importante nell’aggiornamento continuo; un timido ringiovanimento, segnale dell’inversione di tendenza dell’invecchiamento del personale grazie alla crescita delle fasce più giovani.
Tuttavia, questo processo non si sta rivelando privo di ostacoli e di limiti.
La criticità più urgente riguarda il ricambio generazionale che, se da una parte rappresenta una grande opportunità di rinnovamento della PA, dall’altra impone la definizione di adeguate politiche di age management in grado di favorire il dialogo intergenerazionale, gestire la longevità lavorativa, supportare il trasferimento della conoscenza e garantire la continuità organizzativa.
Solo un ricambio generazionale che trasforma la sostituzione numerica di personale in rinnovamento qualitativo dell’organizzazione può favorire il consolidamento di una Pubblica Amministrazione come infrastruttura vitale del Paese, capace di affrontare, con talenti e competenze, le sfide di domani.
Emerge inoltre con forza l’urgenza dei territori, rappresentata in particolare dalle Funzioni Locali. Numerose le vulnerabilità del comparto: da quelle anagrafiche accentuate (alta incidenza di personale prossimo al pensionamento) fino alla crescita occupazionale più contenuta rispetto alle amministrazioni centrali, passando per i livelli retributivi tra i più bassi dell’intero apparato pubblico. Ma sono significativi anche i segnali di vitalità (l’imponente sforzo di ricerca di personale degli ultimi anni come l’incremento dell’impegno sulla formazione, in controtendenza rispetto alla media nazionale) che ribadiscono e giustificano a loro volta l’urgenza di un piano di rafforzamento per un comparto che non vuole e non può restare indietro.
L’efficacia di una PA come infrastruttura nazionale è strettamente legata alla solidità e al benessere dei suoi presidi locali. Se il processo di rinnovamento non continua nei territori, l’intero sistema pubblico rischia di vanificare ogni capacità e sforzo di generare valore pubblico.
Infine, il tema della competitività salariale e della spesa per il lavoro pubblico (specie in raffronto al contesto europeo) evidenziano le contraddizioni di un settore in espansione, ma ancora in sofferenza dal punto di vista economico.
Perdita reale del potere d’acquisto, fatica a competere con i settori privati ad alto valore aggiunto, rischio prospettico di un aumento del gap di investimento rispetto ai paesi europei, sono tutte espressioni del sotto-investimento strutturale che mina la modernizzazione della PA ma anche la sua attrattività, sia per i nuovi candidati che per i talenti qualificati che vi stanno facendo accesso.
La sfida dei prossimi anni per il lavoro pubblico, in definitiva, dipenderà dalla capacità di consolidare l’attuale espansione, potenziando la dimensione economica, consolidando l’impegno in formazione, trasformando le organizzazioni in una prospettiva generazionale, investendo negli enti locali.
