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Dal centro alla periferia: “ricucire” i territori con l’economia collaborativa

I nuovi modelli di promozione del territorio, fornitura di servizi, produzione e lavoro che si inseriscono all’interno dell’ampio fenomeno chiamato “economia collaborativa” possono contribuire a disegnare una diversa geografia delle città e dei territori, con l’obiettivo di superare il divario tra centro e periferia, riavvicinare comunità locali e dimensione globale, ripensare il rapporto tra comunità e istituzioni.

Foto di ValeGaudi in licenza CC - https://www.flickr.com/photos/valeriagaudiosi/12253683404/

Come far rinascere un piccolo centro del viterbese valorizzandone la vocazione turistica anche attraverso un progetto pilota avviato con Airbnb. Come scegliere la via dell’economia solidale mettendo insieme tutti i soggetti (istituzionali e non) attivi in una Regione. Queste due esperienze, che vedono protagonisti rispettivamente il Comune di Civita di Bagnoregio e la Regione Friuli Venezia Giulia, sono un esempio di come le nuove forme di economia collaborativa possono aiutare a ricucire lo strappo tra centro e periferie, dove per periferie si intendono non solo le aree urbane lontane dal centro, ma in generale tutti quei territori e quelle comunità che rischiano di restare fuori dai grandi processi (economici, culturali, etc), che più di altre hanno subito gli squilibri indotti dalla globalizzazione, che vivono un senso di isolamento e una perdita di identità crescente.

Lo scenario per raccontare queste esperienze è stato offerto dall’incontro “La città collaborativa: esempi e strumenti dell’innovazione sociale dal basso” che si è svolto all’interno di FORUM PA 2017 (on line trovate tutti gli atti).

Sempre più si ha coscienza del grande valore aggiunto che gli strumenti collaborativi possono dare all'economia locale e nazionale, e qualcuno ha già cominciato a decodificare metodologie atte alla formazione dell'economia collaborativa del futuro, come Ouishare, presente all'incontro, che è diventato ormai punto di riferimento internazionale per il buon utilizzo della collaborazione e che sta collaborando con FPA per portare questa buona pratica a Palermo, con il progetto PartecipAttivi.

Tornando all’esperienza di Civita di Bagnoregio, quello che emerge è il ritratto di una cittadina che conta poco più di tremila abitanti e che nel giro di sei anni ha visto crescere di oltre 20 volte il numero di turisti: 42mila nel 2010, 740mila nel 2016 e si stima 850mila nel 2017. Si tratta della più grande crescita di afflusso turistico a livello europeo. Questo è avvenuto grazie a un’azione strutturata di marketing territoriale, che ha consentito di valorizzare alcuni aspetti del territorio trasformandoli da elementi critici in punti di forza. In primo piano il progetto “Casa d’artista” avviato con Airbnb che ha visto la ristrutturazione di un’antica casa in tufo, ormai quasi un rudere su una rupe continuamente erosa dalle frane, come ricorda il sindaco di Bagnoregio, Francesco Bigiotti. Dopo aver consolidato la rupe, la struttura che prima non era accessibile ed era parzialmente crollata è diventata una residenza a disposizione di chi vuole soggiornare a Bagnoregio e dove ogni anno un artista può realizzare un’opera. La casa è disponibile sulla piattaforma Airbnb. Ecco che le nuove forme di economia collaborativa, supportate dalle piattaforme tecnologiche, si sposano con il territorio e contribuiscono a creare nuove opportunità di sviluppo economico. Un aspetto importante, emerso nel corso del convegno, è il fatto che gli introiti economici generati dallo sviluppo turistico (circa 2milioni in più di spesa corrente e apertura di 200 nuove attività) sono stati utilizzati per creare benessere diffuso: prima di tutto sono state abolite tutte le tasse comunali, poi sono stati avviati servizi gratuiti per gli abitanti (per esempio scuolabus e trasporti per anziani e diversamente abili).

Dal Friuli Venezia Giulia arriva invece il ritratto di un’amministrazione che ha scelto di inserire l’economia solidale all’interno di una legge. Serve una legge per normare qualcosa che sta già avvenendo all’interno dei territori? Sì, Secondo Alessio Gratton Consigliere della Regione Friuli Venezia Giulia, perché questo può dare la spinta ad altri territori a muoversi sul tema. La legge, arrivata dopo un percorso partecipato lungo due anni e mezzo, sancisce che “la Regione Friuli Venezia Giulia riconosce e sostiene l'economia solidale, quale modello socio-economico e culturale imperniato su comunità locali e improntato a principi di solidarietà, reciprocità, sostenibilità ambientale, coesione sociale, cura dei beni comuni e quale strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale”.

Anche in questo caso le “periferie” sono i territori che rischiano di restare ai margini dei grandi processi e che grazie alle nuove forme di economia collaborativa possono sperimentare vie alternative per uscire dalla crisi, recuperando un senso di collettività e la consapevolezza di far parte di una rete territoriale più ampia, in cui è centrale il rapporto tra Enti locali, Comunità e Filiere dell’economia solidale (sono state individuate 4 filiere: servizi alla comunità, abitare, vestire, alimentazione, che rispondono ai bisogni primari della cittadinanza). “Non abbiamo l’ambizione di cambiare il modello economico predominante ma cerchiamo di creare nuove forme di partecipazione – ha sottolineato Gratton -. Pensiamo che sia possibile mettere un tassello per far capire che ci sono altre vie per uscire dalla crisi, creare lavoro e curare il territorio e che queste vie vanno premiate”.

La legge è nata su sollecitazione del Forum dei beni comuni del Friuli Venezia Giulia, il Forum non ha chiesto fondi bensì la possibilità di sviluppare un canale diretto con le istituzioni per influenzare l’amministrazione regionale portando a valore le buone pratiche. La legge prevede un inedito coinvolgimento degli enti locali attraverso nuovi strumenti di partecipazione e cittadinanza attiva: assemblee di comunità, forum dell’economia solidale e tavolo regionale (strumento operativo di confronto tra istituzione regionale e soggetti dell’economia solidale).

In conclusione riportiamo un’osservazione di Gratton che potrebbe ben sintetizzare questa fase ancora sperimentale che i nostri territori stanno vivendo: “Bisogna avere la consapevolezza di attraversare un lungo periodo di transizione che con ogni probabilità ci porterà ad un nuovo modello socio-economico. È necessario quindi dare proposte nuove rispetto al passato, ricercando vie diverse, con la lungimiranza di una visione chiara”.