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L’Unione Territoriale Intercomunale delle Valli e delle Dolomiti Friulane: da dove siamo partiti, dove vogliamo arrivare

Le UTI - che riuniscono sotto un grande ombrello i Comuni di grandi e piccole dimensioni all’interno di un determinato territorio - rappresentano una novità stimolante nel panorama istituzionale italiano: da un lato, sono integrate con i Comuni che ne fanno parte, ma li rappresentano anche, con una voce sola, presso altre sedi; dall’altro, la legge regionale ha creato le UTI non solo per gestire funzioni amministrative, ma anche per trainare lo sviluppo del territorio

Foto di Bruno Cordioli rilasciata in cc https://flic.kr/p/9Q2NSg

Il 1° ottobre 2017 è una data spartiacque per la storia del Friuli Venezia Giulia e del suo assetto amministrativo: dall’inizio del mese, infatti, non esistono più le Province nella nostra Regione, la prima - e finora unica - in Italia ad averle eliminate. Con la Legge regionale numero 26 del 2014, infatti, è stato modificato il sistema delle Autonomie Locali in Friuli Venezia Giulia, ponendo come obiettivo il superamento delle Province e la riunione di più Comuni in UTI, Unioni Territoriali Intercomunali.

L’interrogativo che si presenta per gli amministratori è come porsi davanti a questo cambiamento, soprattutto nei Comuni di piccole dimensioni, soprattutto nei Comuni di montagna. In questo contesto le UTI - che riuniscono sotto un grande ombrello i Comuni di grandi e piccole dimensioni all’interno di un determinato territorio - rappresentano una novità stimolante nel panorama istituzionale italiano: da un lato, sono integrate con i Comuni che ne fanno parte, ma li rappresentano anche, con una voce sola, presso altre sedi; dall’altro, la legge regionale ha creato le UTI non solo per gestire funzioni amministrative, ma anche per trainare lo sviluppo del territorio.
Non si tratta di un tentativo di accorpamento, che rischierebbe di soffocare i centri più piccoli: tutti mantengono la loro identità, ma decidono di condurre in maniera comune delle attività, allo scopo di razionalizzare risorse preziose, sia in termini di finanziamenti che in termini di personale.

L’UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane
L’UTI delle VDF rappresenta l’Unione Territoriale Intercomunale più estesa d’Italia. Riunisce intorno a sé 20 Comuni, insistendo su un territorio di 1.127 km quadrati e contando 33.357 residenti (al 31.12.2014). Si estende su 4 valli e un’area di media e alta pianura, configurandosi come un territorio dalle grandi potenzialità - anche a livello naturalistico, turistico e culturale - ma segnato da altrettanto rilevanti fragilità, quali lo spopolamento della montagna, il suo impoverimento e la conseguente scarsa tutela ambientale.
Proprio perché si tratta di un contesto frammentato e a rischio di dispersione, è centrale che l’UTI parli con voce sola, coralmente rispetto alle varie realtà che la compongono. Ma questo non sarebbe possibile se ciascun partecipante all’Unione non percepisse di avere le stesse prerogative e la stessa considerazione. Per questo, seppure la legge che ha istituito le UTI prevedesse che per prendere decisioni all’interno dell’Assemblea dei Sindaci (l’organo di governo dell’Unione) ciascun voto contasse in maniera differenziata a seconda del peso demografico del Comune, l’Assemblea dell’UTI delle VDF ha invece adottato il principio “una testa, un voto”, per cui ciascun voto vale allo stesso modo.
L’UTI delle VDF ha scelto di poggiare la sua azione di sviluppo su quattro pilastri.

1. L’Unione fa la forza
È terminata l’epoca dell’attenzione al proprio orticello, dello sviluppo individualistico e competitivo anche all’interno di piccole realtà: queste dinamiche non generano più valore. È il tempo di generare identità condivisa, di fare rete, di mettere insieme le forze per procedere unitamente verso obiettivi strategici. Si inserisce in quest’ottica l’attivazione dell’Alleanza Territoriale per lo Sviluppo delle Valli e Dolomiti Friulane, tra enti locali, parti economiche e sociali, enti pubblici, associazioni portatrici di interessi collettivi e diffusi del territorio. I trenta soggetti coinvolti scelgono la concertazione come metodo di programmazione della crescita socio-economico locale. Un progetto che si è concretizzato mercoledì 11 ottobre 2017, con la sottoscrizione del protocollo d’intesa del Tavolo di concertazione e l’approvazione congiunta del suo regolamento. L’idea è quella di creare dei tavoli permanenti di monitoraggio per ascoltare il territorio, in cui il confronto ne metta a fuoco le esigenze, le criticità, le necessità più impellenti e i canali da usare per mettere in pratica progetti di area vasta.

2. L’Unione fa la Visione
L’Alleanza intende essere la naturale prosecuzione de “La carica dei 101. L’unione è la forza per lo sviluppo del territorio”, l’evento che l’8 aprile scorso ha messo attorno a tavoli di discussione oltre 250 tra esponenti del mondo dell’impresa, dell’associazionismo e delle istituzioni. Questa iniziativa ha rappresentato l’elemento alla base del Piano dell’Unione, nato dalle idee, dalle necessità e dalle intenzioni emerse durante l’incontro e non redatto a tavolino sulla base di soli numeri e statistiche. La logica del processo partecipativo, fondante l’Unione e il suo funzionamento, si è applicata quindi fin da subito anche alla definizione delle politiche economiche, sociali e locali per il rilancio del territorio. Quattro sono le linee attorno alle quali si sono articolati gli spunti emersi: l’impresa sostenibile del bello, buono e ben fatto; il paesaggio delle Valli e Dolomiti friulane: natura, storia, cultura; la terra delle opportunità per tutti; l’UTI distribuita, collegata, cooperativa.

3. L’Unione fa l’Azione e migliora l’ambiente e le persone
Senza azione, la visione diventa sterile. È centrale il lavoro di squadra da parte di tutti gli enti coinvolti, in una cooperazione che permetta di ottimizzare le risorse e costruire un modello e un percorso di strategie, programmi e progetti. Si inserisce in questa stimolante sfida la volontà di attuare servizi che siano: distribuiti, perché ogni Comune possa essere protagonista del proprio futuro; collegati, per creare l’effetto “rete” e migliorare l’efficacia e la produttività di progetti e servizi; condivisi, per fare “sistema”; cooperativi per cogliere opportunità e realizzare progettualità che da soli non sarebbe possibile sostenere. Rimettere in moto il territorio, con le sue imprese e le sue persone, è l’obiettivo finale, insieme alla promozione del Benessere Equo e Sostenibile della propria comunità.

4. L’Unione fa il Significato
Niente di tutto ciò sarebbe altrettanto potente senza avere una direzione, un senso da dare a ciò che si vuole realizzare. La comunicazione diviene allora di basilare importanza. Si è scelto di creare una piattaforma comunicativa su più livelli: il sito Notiziario delle Valli e Dolomiti Friulane che dia spazio a tutte le voci del territorio e informi sulle caratteristiche dell’UTI; i social network, Facebook (alla pagina Notiziario Valli e Dolomiti friulane) e Twitter (Notizie VDF); la newsletter settimanale. La filosofia che sottende a questi progetti è coniugare la comunicazione con l’attenzione e la dedizione all’ascolto verso il territorio e i suoi cittadini.
Per raggiungere gli scopi che l’UTI delle Valli e Dolomiti Friulane si è prefissa, è infatti vitale generare una visione condivisa del territorio, un’identità distintiva che generi fiducia e susciti speranza, da valorizzare e promuovere al proprio interno e verso l’esterno.

Questo articolo è parte del dossier "Shared services: un nuovo modello per i servizi pubblici locali"