di 

URBACT e la rigenerazione urbana, i progetti delle città italiane a FORUM PA 2017

Il confronto con le strategie più efficaci di rigenerazione urbana realizzate nelle città europee e il coinvolgimento costante dei cittadini in percorsi di riqualificazione integrata sono gli elementi distintivi dei progetti realizzati da numerose città italiane nell’ambito del programma Urbact. Tale modello, adottato su una pluralità di temi da 25 città italiane, sarà al centro di un incontro il 25 maggio a FORUM PA 2017.

Foto di g.sighele rilasciata in cc https://flic.kr/p/8vU9kN

Il confronto con le strategie più efficaci di rigenerazione urbana realizzate nelle città europee e il coinvolgimento costante dei cittadini in percorsi di riqualificazione integrata sono gli elementi distintivi dei progetti realizzati da numerose città italiane nell’ambito del programma Urbact, con l’obiettivo di favorire il rilancio di centri e periferie urbane attraverso una nuova relazione tra cittadini e pubblica amministrazione. Tale modello, adottato su una pluralità di temi da 25 città italiane e al centro dell’incontro “L’Europa concreta: gli strumenti Urbact e Urban Innovative Actions per lo sviluppo urbano sostenibile” del 25 maggio a FORUM PA, si declina in uno straordinario supporto a processi di sviluppo urbano sostenibile che sul fronte della rigenerazione urbana stanno producendo risultati inediti, soprattutto per la capacità di permeare l’intera azione amministrativa con il cosiddetto “metodo Urbact”, che conduce a una costante condivisione delle scelte di rilancio del territorio con effetti positivi sulla creazione di un nuovo spirito di comunità in centri di medi e grandi dimensioni interessati da tali progetti.

Il recupero del centro storico in crisi è al centro di City Centre Doctor, che vede San Donà di Piave come capofila dello scambio di strategie fra piccoli e medi comuni europei impegnati nella rivitalizzazione di spazi e strutture a rischio declino. Ridare centralità a un pezzo della città metropolitana di Venezia che può diventare attrattore di nuovo sviluppo urbano e qualità della vita è l’obiettivo che San Donà di Piave sta cercando di raggiungere favorendo il coinvolgimento di giovani e categorie produttive nel recupero di strutture dismesse e più in generale nel riaffermare la partecipazione organizzata come modello abituale di relazione tra cittadini e PA su una pluralità di settori, dalla programmazione delle attività culturali al rilancio di spazi urbani e aree verdi.

Il coinvolgimento attivo dei giovani è anche l’elemento centrale di ReGeneration, il network che implementa strategie di riqualificazione urbane già finanziate e in corso di realizzazione a San Lazzaro di Savena, Ercolano e altri comuni europei, tra cui la capitale lituana Vilnius. Nella cittadina alle porte di Bologna ci si concentra sull’attivazione di nuovi legami tra generazioni per rilanciare spazi polifunzionali capaci di migliorare ulteriormente la qualità della vita in città mentre a Ercolano si punta sull’antico mercato di Pugliano per rendere il piano Grande Pompei un attrattore di reale sviluppo per l’intero territorio.

Sempre alle porte di Napoli, Casoria sta coinvolgendo con il progetto SubUrban una serie di attori quanto mai vari, dai bambini delle scuole primarie alle associazioni del territorio, per il recupero di aree verdi e fabbriche dismesse che rappresentano potenziali nuclei di sviluppo e innovazione per l’intera cintura metropolitana. Il confronto costante con le esperienze di Anversa, Oslo, Vienna e Barcellona, che sono solo alcuni dei partner del progetto, sta conducendo Casoria a sviluppare un modello partecipato di rilancio urbano utile anche per altri medi e grandi centri situati nelle aree metropolitane italiane.

La riqualificazione dei cosiddetti “giganti dormienti”, ovvero le grandi strutture abbandonate nei centri storici, è al centro invece di 2nd Chance, il network Urbact che vede Napoli capofila e Genova tra i partner con la locale Facoltà di Architettura intenta nella realizzazione di un piano di recupero per la Caserma Gavoglio, enorme struttura militare dismessa situata a pochi passi dal centro storico del capoluogo ligure. Napoli si sta invece concentrando sulla riqualificazione dell’ex Ospedale Militare dei Quartieri Spagnoli, da trasformare in incubatore di innovazione culturale per l’intero centro storico, in coerenza con quanto già realizzato con gli altri beni comuni inseriti nella delibera tematica che ha restituito alla città spazi un tempo abbandonati come l’Asilo Filangieri e l’ex OPG.

Anche Piacenza si sta concentrando sugli edifici militari dismessi con il progetto MAPS, che ha aperto ufficialmente le porte alla città con gli Open Days dell’8 aprile, che ha consentito ai cittadini di reimpossessarsi degli spazi al centro del network europeo guidato dalla città emiliana. Individuare nuove modalità di fruizione e di riutilizzo degli spazi militari in disuso, anche a partire da una collaborazione rafforzata con l’Agenzia del Demanio, rappresenta il cuore del progetto che vede la città emiliana a confronto con altre realtà europee impegnate nell’opera di recupero di strutture potenzialmente decisive per avviare nuove forme di sviluppo urbano condiviso.

@Simonedantonio

Appuntamento il 25 maggio a FORUM PA 2017 con le città del programma Urbact: qui programma e iscrizioni