di 

Pokemon Go: inseguiamo Pikachu e riprendiamoci la realtà aumentata

Pokemon Go: il nuovo gioco che in pochissimi giorni si è diffuso con una velocità senza precedenti. Le applicazioni che sfruttano le Location Based Technologies sono già tantissime ma con Pokemon Go si aggiunge il concetto di realtà aumentata. Il risultato è un’immersione ancor più profonda nella dimensione virtuale mentre i rischi di una società intermediata sono abbastanza evidenti e sono di diversa natura. Riuscire a sfruttare le possibilità offerte da queste tecnologie sempre più pervasive, invece che subirne solamente i rischi, dipende da noi.

All'inizio fu il libro tascabile, paperback come dicono gli inglesi, che nel 1935, grazie ad una intuizione della Penguin Books, cambiò velocemente il modo di vivere lo spazio pubblico: improvvisamente all’interno delle metropolitane (inglesi, ovviamente) lo scenario cambiò radicalmente con gran parte dei viaggiatori assorti nella lettura dei loro racconti.

Fu la prima occasione in cui una tecnologia, un artefatto umano, diventava strumento di privatizzazione dello spazio pubblico. Concentrati nella lettura, i viaggiatori si isolavano dal contesto contrapponendo l’esperienza personale a quella collettiva.

Ma era solo l’inizio. La vera rivoluzione cominciò il primo luglio del 1979 con la vendita del primo walkman. Con le cuffiette nelle orecchie la possibilità di isolarsi dal contesto diventò totale: le vie della città, le conversazioni, divennero immagini che scivolavano davanti agli occhi degli avventori come in un film muto: la fruizione individuale dei contenuti si contrapponeva alla dimensione sociale delle relazioni portando i singoli ad isolarsi dal contesto sociale.

Da allora le tecnologie hanno moltiplicato le occasioni di contrapposizione tra la sfera individuale e quella sociale sollevando quesiti esistenziali come quello proposto da Simmel: le tecnologie isolanti non sono la causa dell'isolamento nei luoghi pubblici delle grandi città ma ne sono la conseguenza. Essere circondati da estranei, da contesti anonimi porta ciascuno ad isolarsi e a creare il proprio microcosmo personale.

Il vero balzo in avanti c’è stato prima con i cellulari e poi con gli smartphone, vero strumento multifunzione diventato onnipresente nella vita quotidiana e che ha dato origine a quella che Michele Serra nel suo libro “Ognuno potrebbe” chiama “sindrome dello Sguardo Basso”: “Passano i digitambuli, nel vasto mondo attorno, a migliaia, a milioni, assorti nei loro rettangolari di luce fredda, cosi fredda che nemmeno gli si riverbera sul viso.” E cosi la sfera individuale si sovrappone sempre di più a quella pubblica, basti pensare alle telefonate private a cui bisogna assistere, nostro malgrado, durante un viaggio in treno. La realtà viene vissuta e mediata dalle nuove tecnologie. Non si partecipa a un evento, lo si registra. Non si parla con il vicino di viaggio ma magari si chatta con qualcuno in quel momento distante migliaia di chilometri: ci si disconnette dallo spazio pubblico privatizzandolo. Il rapporto tra spazio pubblico ed esperienza personale è così completamente sovvertito. E il telefono diventa l’interfaccia con la quale ci rapportiamo, filtrandolo, al mondo esterno creando forme completamente nuove di socializzazione.

E ora arriviamo a Pokemon Go: il nuovo gioco che in pochissimi giorni si è diffuso con una velocità senza precedenti. Le applicazioni che sfruttano le potenzialità di geolocalizzare, taggare, registrare e commentare attraverso i telefoni sono già moltissime (le Location Based Technologies) ma con Pokemon Go si aggiunge il concetto di realtà aumentata. Il mondo che ci circonda, se guardato tramite un cellulare, ci appare arricchito di una nuova dimensione ludica in cui vivono i Pokemon. Il risultato è un’immersione ancor più profonda nella dimensione virtuale mentre si gira e si passeggia per la città: già si diffondono in rete notizie e testimonianze di contrattempi accaduti inseguendo un Pokemon come la storia del ragazzo che, per catturarlo, è caduto nel lago.

I rischi di una società intermediata sono abbastanza evidenti e sono di diversa natura. Il ministro Delrio ha recentemente denunciato che l’80% degli incidenti stradali avviene a causa del telefonino. Il rendimento scolastico è compromesso quando i ragazzi rimangono a chattare su whatsapp fino ad ora tarda. Siamo, quindi, minacciati e in pericolo senza speranza? Ovviamente non è esattamente così e l’esperienza di tutti i giorni ce lo dimostra. Il telefono come interfaccia verso il mondo reale è un pericolo ma anche un’opportunità per arricchire la nostra esperienza del reale. Lo stesso spazio urbano è divenuto un luogo ibrido nel quale esperienza fisica ed esperienza virtuale si combinano insieme creando un sistema socio tecnico esteso, basato sulla combinazione di luogo e network. Un’interazione continua tra luoghi fisici e flussi informativi per cui la fruizione della città diventa un’esperienza che non si limita a ciò che è direttamente osservabile ma che viene arricchita da comunicazioni, annotazioni e segnalazioni che provengono dalle comunità in rete e che utilizzano il telefono, appunto, come interfaccia.

Riuscire a sfruttare le possibilità offerte da queste tecnologie sempre più pervasive, invece che subirne solamente i rischi, dipende da noi, come singoli e come paese nel momento in cui riusciremo a diventare non solo consumatori di tecnologia e riusciremo a porre le condizioni per favore la creatività e l’imprenditorialità digitale. Le tecnologia della realtà aumentata può trovare utilizzi straordinari, ad esempio, nel sei settori della scuola e della cultura. Non lasciamola solo in mano ai Pokemon.