La PA al bivio generazionale: in un anno +33% di dipendenti pubblici under 30

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Più dipendenti pubblici, ma soprattutto più giovani e più competenti: i dati del Conto Annuale 2024 della Ragioneria Generale dello Stato evidenziano un balzo degli under 30 (+33% in un solo anno) e del numero di laureati, ormai al 59%. Tuttavia, oltre la metà del personale ha ancora più di 50 anni: integrare queste due anime sarà la priorità strategica per il prossimo biennio

3 Luglio 2026

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Lorenzo Fanoli

Ricercatore

S

Michela Stentella

Direttrice testata www.forumpa.it

Foto di Q A Trần su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/persona-in-pantaloni-neri-e-scarpe-nere-in-piedi-sul-pavimento-di-cemento-grigio-IXc5XXwEJT4

La Pubblica Amministrazione italiana non sta solo crescendo nei numeri, ma sta anche cambiando per profili, età e competenze. In particolare, nel 2024 gli addetti under 30 sono passati da 157,9 mila a quasi 210mila unità, con un incremento del 33% in un solo anno, una crescita trainata dai concorsi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il numero totale di dipendenti pubblici ha invece raggiunto nel 2024 quota 3.388.794 (+1,8% rispetto al 2023), e le previsioni per l’anno in corso sono di superare i 3,4 milioni di addetti entro fine anno. Si conferma quindi il trend di crescita, anche se con tassi leggermente attenuati rispetto al biennio 2022-24. A guidare questa espansione sono soprattutto i comparti dell’Istruzione e Ricerca (+60mila addetti nel biennio) e della Sanità (+32mila). È il quadro che emerge dalla nostra analisi sui dati del Conto annuale 2024 della Ragioneria Generale dello Stato (RGS), pubblicati il primo luglio. 

Questa analisi è un’anticipazione del consueto rapporto di FPA sul Lavoro pubblico, che verrà presentato al rientro dalla pausa estiva.

Ricambio generazionale, tra opportunità e complessità

Aumentano gli under 30 e prosegue, più in generale, il percorso di ricambio dei dipendenti pubblici: tra il 2023 e il 2024 i nuovi ingressi sono stati circa 214mila, mentre i dipendenti usciti dagli organici sono stati 117mila, con un tasso di ricambio per l’intera PA dell’1,25 (in lieve calo rispetto al picco 2023 dell’1,37). Questo ricambio rappresenta un’opportunità, ma anche un elemento di complessità, che pone al centro dell’agenda politica e organizzativa il tema dell’age management. Infatti, nonostante l’età media sia leggermente scesa (49 anni e 4 mesi, contro 49 anni e 6 mesi nel 2023), la maggioranza dei dipendenti pubblici (il 54%) è tuttora composta da ultracinquantenni, di cui oltre 121mila hanno già compiuto i 65 anni. Esiste inoltre una base solida di 831mila persone con oltre 25 anni di anzianità.

Competenze e formazione: il ponte tra generazioni

Il 2024 segna anche un altro passaggio importante: i laureati rappresentano ormai il 59% del personale totale. Se il 2023 era stato l’anno del sorpasso sui non laureati, oggi questo dato appare consolidato e si inserisce in un momento di grande investimento nella crescita professionale dei dipendenti pubblici. Nel 2024 è stato raggiunto il record di 4.471.000 giornate di formazione erogate, confermando un trend di crescita ininterrotto dal 2021. Un dato di grande rilievo, considerando anche che il Conto Annuale 2024 fa riferimento al periodo antecedente alla Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione (gennaio 2025) che impone a tutte le amministrazioni di garantire almeno 40 ore annue di formazione pro-capite per ciascun dipendente. Un investimento chiave per supportare un salto di qualità culturale di tutto il personale, senior inclusi, garantendo l’aggiornamento delle competenze professionali e l’innovazione costante.

L’ombra del nodo retributivo

Nonostante i segnali positivi su organici e competenze, l’analisi evidenzia una criticità strutturale: la perdita di potere d’acquisto: tra il 2014 e il 2024, la retribuzione reale (depurata dall’inflazione) è scesa da 34.374 euro a 32.883 euro. Una strategia efficace di age management non può prescindere dalla capacità di trattenere i talenti, sia giovani che senior e intervenire anche sulle leve salariali è considerato indispensabile per evitare che la PA perda attrattività e per sostenere il benessere di una forza lavoro sempre più diversificata per età e bisogni.

Conclusioni

Questi dati confermano come il PNRR abbia rappresentato una spinta senza precedenti per l’inserimento nella PA di nuove competenze e profili professionali, ma anche come questo percorso di sviluppo e cambiamento sia ancora in divenire. Tra gennaio 2024 e aprile 2025, sono stati banditi concorsi e avvisi per oltre 400mila nuove posizioni e la vera sfida sarà completare il ricambio generazionale, senza però disperdere il capitale umano esistente. Integrazione tra generazioni, investimento continuo in formazione, valorizzazione dell’esperienza e dell’anzianità saranno le parole chiave per i prossimi anni.

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