Sanità resiliente: dalla cartella clinica elettronica alla cyber-physical security

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Proteggere i dati sanitari è solo il primo passo verso la cyber-resilienza: la sicurezza delle strutture sanitarie richiede un approccio sistemico capace di integrare infrastrutture IT, dispositivi elettromedicali, sistemi OT e tecnologie IoMT, garantendo la continuità delle cure anche di fronte alle minacce informatiche. L’obiettivo è estendere la protezione alle apparecchiature connesse che partecipano direttamente all’erogazione dei servizi sanitari e ne garantiscono la continuità operativa

20 Ottobre 2026

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Patrizia Licata

Giornalista

Foto di National Cancer Institute su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/grigio-htc-smartphone-android-cQ8FfVNvbew

La trasformazione digitale della sanità ha cambiato profondamente il modo in cui le strutture sanitarie gestiscono e condividono le informazioni cliniche. Al centro di questa evoluzione c’è la Cartella Clinica Elettronica (CCE), uno strumento fondamentale per assicurare la continuità assistenziale, migliorare la qualità delle prestazioni e rendere più efficienti i processi di cura.

Al tempo stesso, la digitalizzazione espone a un rischio cyber che va ben oltre la compromissione dei dati, coinvolgendo la capacità di un’organizzazione sanitaria di continuare a erogare le cure in caso di incidenti. La protezione deve, di conseguenza, estendersi ai dispositivi che raccolgono e trasmettono quei dati, dagli apparecchi elettromedicali veri e propri ai tablet di corsia.

Gli ospedali rappresentano l’esempio tipico di un ambiente in cui persone, dati, reti, dispositivi e impianti devono convergere in un funzionamento coordinato e sicuro e i recenti interventi normativi lo hanno ribadito: in Italia le aziende sanitarie sono, dal 2019, incluse nel Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica.

Cartella Clinica Elettronica: tante opportunità, una grande sfida

La CCE raccoglie e aggiorna in formato digitale la storia clinica del paziente all’interno di una specifica struttura sanitaria, integrando dati anagrafici, referti, terapie, annotazioni mediche e in alcuni casi anche dati delle polizze assicurative.

I benefici sono concreti: medici e infermieri possono accedere a un quadro clinico aggiornato, riducendo il rischio di errori di trascrizione e di prescrizioni inappropriate; il recupero delle informazioni diventa rapido, diminuiscono gli archivi cartacei e si semplifica lo scambio di dati tra ospedale e territorio.

Ma questa disponibilità diffusa di informazioni comporta una responsabilità maggiore. Una cartella clinica elettronica può valere sul dark web fino a 1.000 dollari per i criminali informatici per via non solo dei dati in sé ma dell’impatto che la loro indisponibilità può produrre sull’attività sanitaria.

Dalla CCE alla sicurezza dell’intero ospedale

Le conseguenze di un incidente non si esauriscono nella violazione della privacy o nel danno economico, ma si estendono all’interruzione del servizio: la consultazione di un referto, la prestazione clinica, il funzionamento di un pronto soccorso. La disponibilità del dato è importante quanto la sua riservatezza e integrità.

La riprova arriva dai trend evidenziati dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. I casi di incidenti informatici a danno di ASL e ospedali italiani sono passati nel 2024 a 57 contro i 27 del 2023 (+111%) e, nel corso del 2025, si è registrato un ulteriore incremento stimato del 40-47%. Ma mentre nel 2024 l’obiettivo, in circa metà degli eventi, era il furto e l’esposizione delle cartelle, nel 2025 il focus è stato sulla continuità operativa. Gli hacker colpiscono le strutture per mettere in tilt i sistemi interni e ciò è facilitato dalla convivenza di sistemi IT moderni con sistemi legacy, dispositivi OT (elettromedicali, PLC, sensori) non progettati per stare online, reparti che devono restare attivi 24/7, operatori che si collegano da remoto e fornitori che usano VPN condivise. 

In questo contesto si inserisce il Framework Nazionale di Cybersecurity, messo a disposizione dall’ACN come strumento per costruire un sistema di gestione della sicurezza informatica attraverso azioni concrete sul piano organizzativo, procedurale e tecnologico per prevenire, identificare e gestire gli incidenti.

Un passaggio importante riguarda l’estensione del perimetro da proteggere: non soltanto sistemi informatici e di telecomunicazione, ma anche apparati fisici connessi alla rete, quelli che vanno sotto il nome di OT (Operational Technology) e IoMT (Internet of Medical Things).

Cyber-physical security: proteggere la continuità delle cure

“La sicurezza IT tradizionale si concentra sulla protezione di server, PC, database e applicazioni, con l’obiettivo di preservare riservatezza, integrità e disponibilità delle informazioni. Continua ad essere essenziale, ma non basta: bisogna garantire anche il funzionamento affidabile delle apparecchiature e degli impianti che interagiscono direttamente con il mondo fisico, secondo il paradigma della Cyber-physical security”, afferma Nicola Mugnato, CTO & co Founder di Gyala, vendor di soluzioni di cyber automated resilience a supporto della sanità pubblica nella messa in sicurezza dell’infrastruttura IT/OT e di apparati come gli elettromedicali; soluzioni pensate per proteggere ogni tipo di sistema, anche legacy, e orientate alla conformità ai requisiti tecnici del Framework Nazionale di Cybersecurity.

“Proteggere la cartella clinica elettronica significa anche considerare le apparecchiature e le infrastrutture da cui dipende l’erogazione delle cure, perché il rischio cyber è sistemico: la compromissione di un apparato non riguarda necessariamente soltanto quel dispositivo, ma può propagarsi ad altri segmenti della rete e incidere sulla disponibilità di servizi essenziali”.

Di qui il rilievo assunto dalla Cyber-physical security e dalle piattaforme tecnologiche per la protezione dei sistemi cyber-fisici, o Cyber-Physical Systems (CPS). Gartner descrive tali soluzioni come capaci di individuare, classificare e tutelare i sistemi cyber-fisici in ambienti mission-critical, al di fuori dell’IT aziendale tradizionale. Queste architetture analizzano le reti operative e riconoscono i comportamenti degli asset senza interferire con il loro funzionamento, portando tempestivamente alla luce eventuali anomalie.

Un approccio integrato alla protezione degli ambienti IT, OT e IoT

Dopo la menzione come Sample Vendor nel documento “Emerging Tech: AI in Cyber Physical Security”, Gyala è stata indicata, lo scorso giugno, come Sample Vendor nel report Gartner “Hype Cycle™ for CPS Security”, mentre a luglio è arrivata una seconda menzione nel report “Hype Cycle™ for Zero-Trust Technology”.

Se la sicurezza dei CPS garantisce l’affidabilità operativa degli apparati, il paradigma Zero-Trust promuove una verifica continua degli accessi e dell’affidabilità di utenti e dispositivi. Per gli ospedali, la convergenza tra questi approcci significa poter affrontare con una visione unitaria la protezione delle informazioni cliniche, delle reti e delle apparecchiature connesse.

“La sanità digitale deve mettere in atto tre azioni chiave per proteggersi: prevenzione intelligente, controllo della supply chain e reazione istantanea e customizzabile. Il sistema deve essere capace di intervenire al primo segnale, anche senza supervisione umana, su qualunque dispositivo, personalizzando le reaction in base all’operatività. Per questo le architetture di Automated Resilience devono essere progettate per proteggere in modo nativo e integrato infrastrutture IT, OT e IoT, riducendo al minimo il tempo di esposizione ai rischi e garantendo la continuità dei servizi. Ne è un esempio Agger, la piattaforma che abbiamo sviluppato per rafforzare la resilienza operativa”, indica Nicola Mugnato.

La sicurezza digitale come componente della qualità delle cure

L’obiettivo finale della cyber-resilienza accomuna tutti i sistemi e le infrastrutture di un Paese, soprattutto quelli critici. La resilienza non coincide con la semplice abilità di impedire un attacco: occorre agire a monte per individuare tempestivamente una minaccia, limitarne gli effetti, ripristinare i sistemi e continuare a operare anche in presenza di un incidente.

Le soluzioni tecnologiche che supportano questo obiettivo permettono di affrontare il rischio sull’intero ecosistema sanitario e sono misurate in relazione alla capacità di abilitare la continuità assistenziale. Un ospedale resiliente non è soltanto una struttura che protegge i propri database: è un’organizzazione in grado di gestire il rischio sull’intera infrastruttura digitale e fisica, salvaguardando la disponibilità dei servizi e la sicurezza dei pazienti tramite approccio Zero Trust, monitoraggio continuo dell’OT, reazione e ripristino automatizzati e allineamento normativo.

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