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Spid, la sfida della diffusione

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Senza una diffusione adeguata di Spid è difficile pensare di poter raggiungere l’obiettivo della “casa digitale del cittadino”. Ecco un’analisi per una strategia organica di diffusione

15 Settembre 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

La diffusione di Spid, infrastruttura immateriale su cui si basa buona parte dell’impostazione sul fronte della “cittadinanza digitale” del modello dell’architettura IT per le pubbliche amministrazioni, rimane il tema centrale di questi mesi. Senza una diffusione adeguata di Spid è difficile pensare di poter raggiungere l’obiettivo della “casa digitale del cittadino”, alla base dell’idea di ItaliaLogin e comunque di qualsiasi impostazione organica dei servizi pubblici digitali verso il cittadino.

Definire e monitorare l’attuazione della strategia di diffusione è pertanto fondamentale, e su questo tema è utile mantenere un’attenzione costante da parte di operatori e osservatori, cittadini e associazioni, pubbliche amministrazioni e imprese, perché l’obiettivo è certamente comune e quindi tutti i punti di vista sono importanti.

Semplificando, la strategia di diffusione si compone di tre principali filoni:

  1. la spinta promozionale e la facilità di utilizzo dei servizi di rilascio di Spid da parte degli Identity Provider;
  2. l’incremento dei service provider su Spid (pubblici e privati) e la significatività e usabilità dei servizi rilasciati;
  3. la diffusione di servizi di facilitazione e supporto all’utilizzo dei servizi digitali (tramite Spid).

Identity Provider

La spinta promozionale è stata fin qui abbastanza bassa. Certamente gioverà l’ingresso di un quarto provider (Aruba), ma l’impressione è che non ci sia stata la campagna promozionale che ci si attendeva. E questo, in particolare, da parte di chi poteva, grazie al recupero delle identità pregresse, giovarsi di un bacino di utenti già autenticati con riconoscimento in presenza.

Il fatto poi che non tutti gli IP abbiano previsto modalità semplificate di autenticazione, il ritardo nella partenza della Carta d’Identità Elettronica (CIE), la mancanza di chiarezza sul quadro complessivo composto da CIE, CNS e Spid ha fatto il resto, costituendo un contesto quasi di deterrenza e scarsamente attrattivo.

Si ha quasi l’impressione che non ci sia una strategia di diffusione e comunicazione da parte degli IP, come se “il prodotto Spid” potesse vendersi solo attraverso le azioni dei service provider pubblici. Ma non è così. Per una popolazione come quella italiana poco abituata a utilizzare i servizi digitali in generale, e ancor meno quelli pubblici, il salto che si richiede è notevole, e la strategia di diffusione deve veder presenti tutti gli attori in gioco.

Service Provider

La notizia buona è il rilascio con Spid del SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), che ha permesso a 3300 comuni di essere inseriti tra le amministrazioni aderenti, e quindi anche di preparare il terreno per l’utilizzo massivo da parte delle imprese. Aumenta, anche se lentamente, il numero delle amministrazioni che stanno rilasciando servizi su Spid, con ingressi significativi come Agcom e Aci. Sul fronte delle amministrazioni locali si avverte ancora un impegno da avanguardie. In altri termini, si ha la percezione che una strategia di accompagnamento non sia presente e che invece sarebbe più che necessaria. Non solo per definire dei percorsi di riferimento per ciascuna amministrazione, ma anche per prevedere uno scambio sistematico di esperienze “in progress”.

Manca, purtroppo, ancora, tutto il settore privato. E, in generale, sarebbe bene che la strategia diffusione nazionale prevedesse interventi di coinvolgimento, facilitazione e accompagnamento anche per i privati nel rilascio di servizi su Spid. In particolare dal settore bancario (quello che più facilmente potrebbe integrare con Spid i propri servizi e far transitare i propri utenti) ci si attende a breve, in questo quadro, un approccio più attivo, anche in considerazione del fatto che la leva di Spid (e in generale dell’evoluzione del livello di consapevolezza digitale) può essere cruciale per la diffusione ampia dell’home banking (dove l’Italia in ambito europeo mantiene una posizione di retroguardia).

Servizi di facilitazione

Se a fine agosto le identità rilasciate erano ancora inferiori alle centomila, probabilmente c’è, alla base, anche un tema di scelte fatte sia nel momento e nel modo con cui affrontare il tema delle identità pregresse (che a mio avviso doveva essere preliminare e guidato in modo organico) e quindi della transizione dei milioni di italiani già autenticati ai servizi digitali pubblici, sia, anche, del coinvolgimento dei milioni di italiani (la maggioranza) che non aveva mai utilizzato un servizio digitale pubblico. Qui il tema è chiaramente centrato sullo sviluppo di un’adeguata cultura e consapevolezza digitale degli italiani, che si può affrontare solo in modo organico, su tutte le fasce d’età (non solo a scuola) e in modo capillare e pervasivo. Un percorso che credo sia utile sviluppare in modo capillare è quello indicato dalle Linee Guida – Indicazioni Strategiche e Operative realizzate da AgID nel 2014, basato in particolare sulle esperienze dell’Emilia Romagna, della Toscana e del Veneto, e che prevede la costituzione sul territorio di punti capillari di facilitazione digitale. Anche Roma va in questa direzione, con una delibera di agosto con l’istituzione dei punti Roma Facile. Il nuovo testo del CAD attribuisce una responsabilità specifica alle amministrazioni sull’alfabetizzazione digitale. Ed è sempre più urgente una politica nazionale di supporto e spinta organica per attuare prevasivamente questo approccio di “presidi permanenti di facilitazione”. La programmazione sui PON e sui fondi strutturali europei non può che includere il supporto a queste azioni di sistema.

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