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Che cos’è la telemedicina e come farla maturare in Italia

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La telemedicina con le sue declinazioni, telemonitoraggio e telediagnostica, facilita i rapporti tra gli specialisti e quelli tra medico e paziente e tra ospedale e territorio. Ma in Italia non ce la fa a superare il tempo delle sperimentazioni. Concentriamoci su questi cinque punti- due digitali e tre no- per quel salto che finora è mancato

27 Novembre 2016

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Roberto Moriondo, direttore generale Comune di Novara

Anche l’anno 2016 volge ormai al termine e in Italia in materia di telemedicina e di telemonitoraggio di soggetti affetti da patologie o fragili siamo ancora focalizzati sulla mera sperimentazione, sui minimalisti progetti pilota e sulla retorica narrazione di buone pratiche.

Sia chiaro, in una logica bottom up nulla da eccepire – anzi onore al merito – su lavoro di chi ha pionieristicamente avviato encomiabili iniziative innovative, oltretutto attanagliato tra mille difficolta di natura normativa, burocratica e organizzativa.

Ma non può essere questo l’obiettivo finale.

Resta il fatto che da tanto – ormai troppo – tempo siamo in attesa che si inverta finalmente la tendenza con l’avvio di una nuova fase – top down e grid – dove la cifra distintiva sia la pianificazione e la programmazione di un intervento sistemico, sistematico, condiviso e comunicato.

Le tecnologie digitali – è ormai doveroso tralasciare “le nuove” – sono in grado di cambiare i paradigmi di gestione della sanità, della salute e del benessere.

La telemedicina con le sue declinazioni, telemonitoraggio e telediagnostica, facilita i rapporti tra gli specialisti e quelli tra medico e paziente e tra ospedale e territorio.

Il telemonitoraggio agevola la continuità di interazione tra l’ospedale e il territorio con il coinvolgimento di tutti gli attori: i pazienti e i caregiver, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ospedalieri e quelli ambulatoriali, i farmacisti.

È sempre più evidente come la nuova concezione dell’ospedale – struttura fisica – non può essere quella di una struttura svincolata dalle altre organizzazioni ospedaliere e territoriali di una area geografica – nel caso italiano le Regione e le Province Autonome –, bensì quella di un organismo integrato in un contesto sempre più complesso e interconnesso – e non necessariamente fisico ma anche virtuale –.

Il teleconsulto, inoltre, richiede una profonda riorganizzazione della rete ospedaliera incentrandola sul modello hub and spoke, in integrazione con le altre parti del sistema sanitario, facilitando le interconnessioni intra ed extra specialistiche.

Qui c’è un punto centrale da sottolineare e rimarcare con forza – secondo spunto di riflessione –, ovvero che stiamo parlando di tecnologie ormai da tempo disponibili, collaudate, testate, affidabili ed economiche.

La metafora del plug and play in questo caso può esserci di aiuto.

Sicuramente queste tecnologie sono idonee per ridurre l’impatto della medicina ospedaliera a favore di quella territoriale.

Occorre però – lo ribadisco – superare il tempo delle sperimentazioni e dei piloti e mettere finalmente a sistema i servizi di telemedicina, telediagnosi, teleassistenza, ospedalizzazione domiciliare, monitoraggio telematico dei soggetti fragili concentrandoci su:

  • come questo sia economicamente compatibile e di quali strumenti di misurazione e monitoraggio affidabili occorra dotarsi;
  • come questo sia conciliabile con il quadro normativo e regolamentatorio attualmente in vigore, a livello nazionale e comunitario, e, nel caso, come intervenite per favorire il processo di cambiamento;
  • come l’ impatto organizzativo debba essere gestito affinché sull’asse del tempo non si vanifichi il time to market dell’innovazione.

Per dare una risposta al titolo dell’articolo, non sono al centro le tecnologie digitali ma piuttosto la analisi organizzativa e di processo, la sostenibilità economica, la compatibilità normativa, il superamento delle resistenze al cambiamento .

Se vogliamo collocare invece in una posizione di primo piano le tecnologie digitali e costruire su di queste una vera politica industriale dell’innovazione le sfide da affrontare ed i temi da trattare sono altri:

  • come gli open e i big data possono supportare la medicina preventiva e quella predittiva e la personalizzazione dei percorsi di cura e dei trattamenti farmacologici;
  • accrescere gli investimenti in ricerca ed innovazione e operare per la creazione di specifiche competenza in materia di Internet of Thing e di Big Data nei settori della sanità, della salute e del benessere, al fine di aiutare il nostro paese a crescere e competere a livello globale facendo nascere un nuovo e promettente settore di produzione industriale e di un nuovo comparto di logistica e di servizi.


[1] http://www.motoresanita.it/wordpress/events/teleme…

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