FORUM PA 2026: la PA è tornata ad assumere, i giovani risorsa per il futuro
Oltre 730mila posizioni bandite su inPA dall’avvio del portale. 3,2 milioni gli utenti registrati, il 55% under40 e il 30% under35. I dipendenti pubblici chiedono più dialogo intergenerazionale e facilitazioni nel ricambio. Il 60% vorrebbe mentoring tra senior e junior, il 50% modalità di lavoro flessibili, il 47% percorsi formativi differenziati per età. Il 66% dei dipendenti pubblici usa strumenti di IA, ma in 6 casi su 10 senza regole definite, formazione, strumenti sicuri, sperimentazioni e linee guida. Questi i risultati dell’indagine di FPA, presentata in apertura di FORUM PA 2026
9 Giugno 2026
Redazione FPA

Da alcuni anni la PA italiana ha ripreso ad assumere. Secondo i dati strutturali del Dipartimento della Funzione Pubblica, dall’avvio del portale del reclutamento inPA (luglio 2022) a oggi sono oltre 730mila le posizioni bandite dalle PA italiane, con più di 63mila pubblicazioni tra bandi di concorso, avvisi di selezione e procedure di mobilità. E il settore pubblico è sempre più attrattivo per giovani qualificati. In un contesto ancora caratterizzato dall’età media avanzata (circa 49 anni), oltre la metà (55%) dei 3,2 milioni di iscritti a inPA ha un’età inferiore ai 40 anni, il 30% è addirittura under35.
E così la prima grande sfida da affrontare nella PA è gestire il ricambio intergenerazionale, che secondo gli stessi dipendenti pubblici non può essere semplice sostituzione anagrafica: come emerge dalla ricerca “La Pubblica Amministrazione infrastruttura strategica del Paese” presentata da FPA in apertura di FORUM PA 2026, il 60% chiede programmi di mentoring per consentire ai lavoratori senior di trasmettere le competenze ai più giovani, il 45% reverse mentoring perché siano i giovani a trasmetterle ai più senior, il 50% modalità di lavoro più flessibili, il 47% percorsi formativi differenziati per età.
In questo contesto, irrompe con forza l’intelligenza artificiale, che negli uffici pubblici è già una realtà. Il 66% dei dipendenti usa strumenti di IA generativa nel suo lavoro, soprattutto per compiti di base. Ma in 6 casi su 10 l’uso dell’IA è lasciato alla libera iniziativa individuale, senza regole definite, formazione, strumenti sicuri, sperimentazioni e linee guida.
Intanto, la PA è tornata al centro nella percezione degli italiani. Il 53% la considera un punto di riferimento stabile per cittadini e imprese. E la vede elemento essenziale per la tenuta economica e sociale: il principale ruolo per il settore pubblico è “intervenire attivamente per sostenere l’economia”, identificato dal 42% dei cittadini. La priorità delle politiche pubbliche secondo i cittadini sonoprima di tutto il controllo dei prezzi e dell’inflazione, poi occupazione e lavoro, e sicurezza energetica.
La ricerca nasce da due indagini realizzate da FPA distinte, ma collegate: il panel PA, un sondaggio su 500 dipendenti pubblici sui cambiamenti organizzativi e tecnologici in atto nella pubblica amministrazione, e l’indagine demoscopica in collaborazione con l’Istituto Piepoli su un campione rappresentativo di cittadini italiani sul ruolo della PA e le politiche pubbliche.
Il commento
“Dalla ricerca emerge chiaramente come la Pubblica Amministrazione sia diventata l’infrastruttura strategica del Paese – afferma Gianni Dominici, Amministratore Delegato -, il luogo decisivo per affrontare le grandi trasformazioni come crisi energetica, inflazione, sicurezza, sanità, sovranità digitale, intelligenza artificiale e attuazione delle politiche pubbliche. I cittadini la percepiscono centrale, soprattutto per la tenuta economica e sociale, per i dipendenti pubblici è attraversata dall’innovazione, ma chiamata a fare un salto di leadership, competenze e capacità organizzativa. In un momento cruciale che vede la chiusura del ciclo PNRR e l’irruzione dell’intelligenza artificiale generativa, bisogna rafforzare la capacità amministrativa, governare l’uso della tecnologia, consolidare il metodo PNRR, investire su competenze e capitale umano, costruendo un patto tra generazioni. Ma serve anche un nuovo modello di governance che consenta alla PA di “anticipare” il futuro, leggendo i segnali deboli, immaginando scenari alternativi, preparandosi alle conseguenze delle decisioni”. “Questa trasformazione – conclude Dominici – non è solo digitale: è organizzativa, culturale e cognitiva. Per favorirla, bisogna anche cambiare la narrazione della PA, raccontando quella che funziona, non per nascondere ritardi e criticità, ma per dimostrare che il cambiamento è possibile”.
Il dettaglio dei risultati
Il reclutamento nella PA
Reclutamento. Secondo i dati del Dipartimento della Funzione Pubblica, sono oltre 63.000 le procedure di selezione pubblicate su inPA dalle amministrazioni italiane dall’avvio del portale ad oggi, con oltre 730.000 posizioni bandite attraverso concorsi, avvisi di ricerca esperti e procedure di mobilità. Tra queste, sono 208.736 le posizioni bandite nell’arco dell’ultimo anno (aprile 2025-maggio 2026), attraverso 23.467 pubblicazioni di avvisi e concorsi. inPA è ormai una realtà consolidata, con circa 3,2 milioni di utenti iscritti al portale, 958.813 dei quali iscritti nel corso degli ultimi 12 mesi. Il 57% degli iscritti è composto da donne, mentre il 55% ha un’età inferiore ai 40 anni, il 30% sono under35.
Formazione. Sempre secondo i dati del Dipartimento della Funzione Pubblica, sono oltre 10mila le amministrazioni accreditate sulla piattaforma di formazione Syllabus, con oltre 2,7 milioni di certificati di attività formativa e 1,18 milioni di dipendenti coinvolti in percorsi di formazione.
Semplificazione. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati anche da importanti progressi in materia di semplificazione amministrativa, grazie alle iniziative avviate nell’ambito del progetto ItaliaSemplice. In base ai dati del Dipartimento della Funzione Pubblica, sono oltre 460 le procedure amministrative semplificate. Tra queste si segnalano: la CIE per gli over70 senza più rinnovo; standardizzazione e interoperabilità delle pratiche SUAP e SUE; eliminazione degli obblighi di conservazione decennali degli scontrini dei Pos per imprese e utenti (sostituiti dall’acquisizione telematica degli estratti conto bancari); l’acquisizione d’ufficio dell’ISEE da parte di scuole e università.
Le opinioni dei dipendenti pubblici
L’Age management. Secondo l’indagine realizzata da FPA, i dipendenti hanno un giudizio ampiamente positivo sulla presenza di generazioni differenti nell’organizzazione: il 90% la considera un fattore di attrattività, mentre per l’89% l’esperienza dei senior è una risorsa strategica per la continuità organizzativa e il passaggio di competenze e per l’82% la presenza di giovani influenza positivamente l’innovazione organizzativa e tecnologica.
Ma l’Age Management è oggi una priorità. Tra le diverse azioni praticate oggi nella PA i dipendenti pubblici esprimono giudizi positivi sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro (punteggio medio 3,2 in un giudizio da 1 a 5) e sulla tutela della salute (3), mentre danno punteggi bassi alla promozione dell’age diversity (cioè il dialogo intergenerazionale e la promozione della diversità, 2,3) e all’accompagnamento graduale all’uscita dal lavoro e alla facilitazione del ricambio generazionale (2,3).
Non a caso, tra le iniziative prioritarie su cui l’organizzazione dovrebbe concentrarsi per migliorare l’esperienza lavorativa, ben il 60% dipendenti pubblici indica come priorità i programmi di mentoring per consentire ai lavoratori senior di trasmettere competenze ai più giovani; il 50% chiede modalità di lavoro flessibili; il 47% percorsi formativi differenziati per età; il 45% programmi di reverse mentoring in cui i più giovani trasmettono ai più senior nuove competenze.
L’intelligenza Artificiale. Il 66% dei dipendenti pubblici usa strumenti di IA ogni giorno o ogni settimana nelle proprie attività lavorative (mentre il 23% li usa raramente, solo l’11% non li usa mai). Ma per fare cosa? Soprattutto sintesi e analisi di documenti (59% di chi li usa), redazione di testi (59%), ricerca di informazioni in rete (57%) e ricerca normativa o procedurale (54%). In minor misura, per un supporto sulle lingue (36%), per analisi dati e reportistica (36%) o per creatività e brainstorming (30%). Solo nel 14% dei casi l’IA è usata per attività avanzate di automazione d’ufficio.
Secondo la percezione dei dipendenti pubblici, nella PA l’innovazione non è affatto ferma, ma spesso è affidata all’iniziativa dei singoli. Per il 41% dei lavoratori la propria organizzazione ha fornito azioni di orientamento, promozione e supporto all’uso dell’IA, ma per ben il 59% le ha lasciate alla libera iniziativa individuale, senza regole definite, formazione, strumenti sicuri, sperimentazioni e linee guida.
La cultura organizzativa. Un punto critico resta la cultura organizzativa. Per i lavoratori, le amministrazioni pubbliche sono ancora troppo spesso concentrate su emergenze, scadenze, adempimenti e breve periodo. Il 74% colloca la propria organizzazione più orientata a rispondere a emergenze o scadenze immediate che analizzare trend futuri; il 73% la percepisce focalizzata sui risultati di breve periodo più che su una visione strategica a 5-10 anni; il 77% ritiene che decisioni e monitoraggio si basino ancora su intuizioni o prassi consolidate, più che su dati e strumenti di intelligence.
L’eredità del PNRR. Il PNRR ha reso evidente che la PA può lavorare per missioni, tempi, responsabilità e risultati. E i dipendenti pubblici riconoscono il valore dei metodi introdotti negli ultimi anni, ma la sfida oggi è fare in modo che diventino la normalità. Perché questo accada i lavoratori auspicano prima di tutto nuovi investimenti sul capitale umano e sulla formazione continua (con un giudizio di 4,65 punti su 5), poi semplificazione e reingegnerizzazione delle procedure (4,59), metodologie di project management (4,41) e radicamento della cultura del performance management (4,24).
La PA nelle crisi globali. La nuova centralità della PA emerge anche nel rapporto con le crisi globali. Secondo l’86% dei dipendenti pubblici è molto o abbastanza probabile un aumento degli investimenti pubblici in sicurezza, difesa e cybersecurity; il 62% prevede un rilancio dello smart working anche nella PA per mitigare gli effetti delle crisi energetiche; sempre il 62% indica una maggiore spinta all’autonomia energetica, anche attraverso la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico; il 59% ritiene probabile una spinta verso la sovranità digitale e l’indipendenza tecnologica dai player extra-europei.
L’opinione pubblica
Il ruolo della PA. Secondo il sondaggio di opinione pubblica svolto da FPA in collaborazione con l’Istituto Piepoli, per la maggioranza degli italiani il principale ruolo del settore del pubblico oggi è intervenire attivamente per sostenere l’economia, indicato dal 42% degli intervistati. In minor misura, supportare il sistema economico senza interferire eccessivamente (29%) o garantire regole e controlli senza interventi diretti (21%). Solo il 3% vorrebbe ridurre al minimo l’intervento della PA.
Gli italiani vedono la PA uno snodo essenziale per la tenuta economica e sociale del Paese e al primo posto nelle priorità delle politiche pubbliche c’è il controllo dei prezzi e dell’inflazione, indicato dal 54%, seguito da occupazione e lavoro, al 43%, e sicurezza energetica, al 30%. Poi vengono sostegno alle imprese (19%) e welfare e servizi pubblici (14%).
Nel contesto attuale, il 53% dei cittadini considera la Pubblica Amministrazione un punto di riferimento stabile per cittadini e imprese. Ma alla domanda di presenza pubblica si accompagna una richiesta di maggiore efficacia: guardando ai prossimi mesi, la fiducia nella sua capacità di gestire la fase attuale si ferma a una percentuale inferiore, il 45%.
Le preoccupazioni. La principale preoccupazione per il futuro della società per gli italiani è che il sistema sanitario non riesca a rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, indicato dal 41% degli intervistati. Poi, a pari merito, ci sono la crisi energetica (33%) e i conflitti internazionali (33%), seguiti dalla diffusione del crimine e l’insicurezza della vita quotidiana (30%), l’invecchiamento della popolazione e le dinamiche migratorie (22%), l’aggravarsi delle diseguaglianze e della povertà (21%)
La crisi energetica. La PA può contribuire in vari modi alla gestione della crisi energetica secondo i cittadini. Innanzitutto, migliorando l’efficienza energetica di edifici e patrimonio immobiliare pubblico, indicata dal 42%, poi snellendo i procedimenti di autorizzazione per le rinnovabili (35%) e informando cittadini e imprese su comportamenti sostenibili e risparmio energetico (33%). La PA, quindi, è chiamata, a essere insieme regolatore, attuatore, proprietario responsabile di patrimonio pubblico e abilitatore della transizione.
Sovranità digitale. La stessa logica vale per la gestione dei dati pubblici. Il 38% dei cittadini ritiene che la PA debba ridurre la dipendenza da fornitori extra-UE, mentre il 32% chiede di puntare su infrastrutture e fornitori italiani o europei. Il tema della sovranità digitale non è quindi solo una questione tecnica, ma un elemento della nuova centralità pubblica: riguarda sicurezza, autonomia, fiducia e capacità di governo dei dati.