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#DigitalMAXXI: storia digitale del primo museo nazionale italiano dedicato alla creatività contemporanea

Quando si tratta di tecnologia e digitale tutto è in costante evoluzione, e si aprono ogni giorno nuove opportunità di confronto e dialogo con esperienze innovative. Il fare rete è uno degli obiettivi che il MAXXI persegue con tenacia, convinti che lavorare e progettare insieme ad altre istituzioni possa innescare una virtuosa spinta al cambiamento, laddove ancora oggi esistano resistenze

Foto di Simone Artibani rilasciata in cc https://flic.kr/p/9h6AKv

Una piattaforma aperta ai diversi linguaggi della contemporaneità, uno spazio vivo, di confronto e dialogo, un laboratorio di futuro: il MAXXI ha un progetto ambizioso che è quello di rinnovare l’idea stessa di museo.
I nostri obiettivi ci furono chiari sin dall’inizio e sapevamo che avremmo dovuto affrontare grandi sfide: abbattere le distanze, ripensare vecchi modi di comunicare, rinnovare quel linguaggio autoreferenziale che troppo spesso aveva escluso e allontanato il pubblico invece di coinvolgerlo e infine cambiare la percezione dello spazio museale, che da luogo polveroso, doveva trasformarsi in uno spazio vivo, dinamico, accogliente e permeabile.
Abbiamo cominciato così, ormai quasi 11 anni fa, ancora prima dell’apertura al pubblico del 2010, a esplorare nuovi strumenti e nuovi modi. Le possibilità offerte dal digitale ci hanno aperto infinite strade per ripensare il lavoro di comunicazione e di public engagement.
Da sempre, infatti, il MAXXI mette al centro dei propri obiettivi il pubblico, o meglio, i pubblici: quello reale, quello virtuale, quello potenziale, ma anche il così detto non-pubblico. Questo significa che tutti i progetti e le attività, anche digitali, sono pensati attorno a chi dovrà farne esperienza.
Primo oggetto delle nostre attività di comunicazione digitale fu il cantiere della spettacolare e innovativa opera architettonica firmata Zaha Hadid. Risalgono al 2007 l’apertura di un canale YouTube, di un profilo su Flickr, della creazione della prima newsletter e del sito internet, dell’utilizzo di iPod messi a disposizione degli utenti per guardare e ascoltare il cantiere attraverso le parole di chi ci lavorava ogni giorno o per approfondire le proposte culturali che venivano già messe in campo negli spazi adiacenti il museo. Tutto per comunicare il MAXXI mentre stava prendendo forma.
Fino al 2010, quando, in vista dell’apertura ufficiale del museo, furono messi in campo nuove strategie e nuovi obiettivi.
Ovviamente, quando si tratta di tecnologia e digitale, tutto è in costante evoluzione, e si aprono ogni giorno nuove opportunità. Il continuo aggiornamento su ciò che accade attorno a noi, anche in ambiti lontani da quello culturale, e l’ideazione di progetti pensati per le persone e per questi incredibili spazi, sono forse tra gli aspetti più stimolanti del nostro lavoro. Di certo nelle nostre attività c’è un buon tasso di sperimentazione e far parte di un’istituzione che della sperimentazione ha fatto una delle sue cifre distintive, ci fa sentire al posto giusto nel momento giusto.
Il mondo della comunicazione e delle attività digitali del MAXXI spazia dal sito ufficiale (vincitore nel 2015 ai Lovie Awards di Londra), alle applicazioni mobile, dalle newsletter ai profili sui social network (con il riconoscimento per la migliore gestione nel 2012 da parte di ICOM Italia), dalle campagne pubblicitarie online ai progetti legati all’offerta culturale del museo, fino alla creazione di progetti digitali in collaborazione con partner privati. Ma non solo: partecipiamo alle attività di CRM per la gestione e la cura dei contatti, ai progetti di digitalizzazione delle collezioni, alla raccolta e analisi dei dati di customer satisfaction, all’analisi dei dati e al monitoraggio dei risultati (attività estremamente importante e, purtroppo, spesso sottovalutata).
Nel corso degli anni abbiamo elaborato diverse proposte di approfondimento attorno all’innovazione tecnologica e digitale in ambito culturale, penso ad esempio al Digital Think-in Programme, il programma di attività costituito da tre progetti principali: un corso di alta formazione per neo-laureati e giovani professionisti, un premio dedicato ai progetti digitali di musei e istituzioni culturali italiani; una conferenza internazionale per professionisti del settore (prima edizione nel novembre del 2015) per aprire un confronto e un dialogo con esperienze innovative e per creare nuove opportunità condivise tra istituzioni.
Il fare rete è infatti un altro degli obiettivi che perseguiamo con tenacia, convinti che lavorare e progettare insieme ad altre istituzioni possa innescare una virtuosa spinta al cambiamento, laddove ancora oggi esistano resistenze.
Su questa linea di pensiero abbiamo lanciato, nel gennaio 2017, JACK Contemporary Arts TV, una piattaforma internazionale che supera i confini fisici e geografici di un museo e mette in relazione tanti ed eccellenti centri internazionali di sperimentazione e produzione culturale. Da Roma ad Amsterdam, da Istanbul a Lisbona a Buenos Aires, l’intento è unire esperienze e punti di vista diversi per raccontare la forza universale dell’Arte, diffondere contenuti di qualità e coinvolgere il pubblico virtuale con una programmazione di dirette da tutto il mondo.
La convinzione che ci guida oggi più che mai è quella che il futuro sarà sempre più una conversazione. La nostra volontà è quella di trovare modi sempre nuovi di entrare in contatto con i visitatori, di raccontare, coinvolgere e, appunto, conversare. Troppo spesso si fanno paragoni impropri tra realtà museali che hanno storie, finalità e dimensioni diverse, ma soprattutto ci si concentra troppo sui numeri, come se tutto il nostro lavoro di comunicatori si riducesse a una sfida all’ultimo follower.
Oggi più che mai è invece importante cambiare prospettiva nel giudicare l’operato “digitale” di una istituzione, che ovviamente non può limitarsi solo alla comunicazione, saper leggere in profondità e tener conto anche di quanto l’istituzione è stata in grado di investire e credere in questo settore. Proprio per questo è importante sostenere un nuovo modello gestionale, quello stesso che sempre più numerose istituzioni culturali portano avanti con notevoli risultati.