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Scuola digitale

Piano Nazionale Scuola Digitale, anno secondo: le nuove sfide

Il PNSD entra nel secondo anno di operatività e l’attenzione da parte delle scuole e degli osservatori non sembra essersi attenuata. E stanno emergendo anche criticità alle quali è opportuno porre rimedio, possibilmente in tempi brevi

Il PNSD si avvia ad entrare nel secondo anno di operatività e l’attenzione da parte delle scuole e degli osservatori non sembra essersi attenuata. In positivo, sono ancora ben vive l’aspettativa e la spinta propositiva, ma stanno emergendo anche criticità alle quali è opportuno porre rimedio, possibilmente in tempi brevi.

La tempistica di attuazione, ad esempio, oscilla tra accelerazioni (giudicate da taluni eccessive) e ritardi o sovrapposizioni. In ogni caso, la timeline stabilita nel piano non è stata pienamente rispettata, ma forse non è un male!

Alcune azioni sono già in fase conclusiva: pur con notevole ritardo rispetto al previsto, le attività del PON-FESR LAN/WLAN si sono concluse in molti istituti. I ritardi sono stati dovuti soprattutto alla convenzione CONSIP - Telecom SpA, alla quale moltissime scuole hanno aderito, ma che si è rivelata di difficile gestione e soprattutto non ha garantito il rispetto dei tempi previsti.

Si tratta dell’azione #2 - cablaggio interno LAN/WLAN. Sarebbe interessante ottenere rapidamente un consuntivo di questa complessa operazione, per avere un quadro aggiornato della situazione relativa al cablaggio delle scuole. Probabilmente, con questa azione, supportata dai finanziamenti PON, si è ottenuto già un buon risultato, forse ottimo, considerando il livello di partenza. Giova ricordare che nella consultazione online relativa alla “Buona Scuola”, la proposta più votata dell’ambito tecnologico era stata proprio questa: cabliamo tutte le aule. Del resto, l’infrastruttura di rete è realmente la condizioni di base abilitante per ogni successiva azione. La connessione internet, oggi, è una commodity. A scuola, ancora non lo era. E adesso, a che punto siamo? Eventualmente, si dovrebbe pensare ad ulteriori finanziamenti su questa azione, fino al raggiungimento di una percentuale di copertura adeguata.

Anche il PON-FESR Ambienti digitali dovrebbe essere ovunque in fase conclusiva. Questo massiccio investimento (riferito all’azione #4 – Ambienti per la didattica integrata) dovrebbe avere consolidato o in alcuni casi implementato ex novo le dotazioni di base delle scuole, passaggio immediatamente successivo rispetto alla connettività. Laboratori mobili, aule aumentate dalla tecnologia, spazi alternativi che si spera possano rappresentare il definitivo abbandono dei tradizionali “laboratori di informatica”, peraltro sempre utili in alcuni casi specifici ma non più da considerare luoghi “esclusivi” destinati all’uso delle tecnologie.

Guardando in prospettiva futura, occorre, a mio parere, investire in modo significativo sugli Animatori Digitali (azione #28). Questa figura, la sua denominazione soprattutto, ha destato inizialmente più di qualche commento ironico. Talvolta, l’ironia è stata la cifra dell’attività di alcuni degli stessi operatori, basta frequentare uno dei gruppi Facebook dedicati per rendersene conto.

Avendo partecipato direttamente alla prima parte della formazione degli AD in diverse regioni, posso dire di aver visto all’opera energie positive anche inaspettate: gruppi auto organizzati di supporto e studio, reti informali locali e globali attraverso i social network, impegno altissimo nella maggior parte dei casi.

L’AD è però adesso in un momento particolare: dopo il primo anno, molti di loro si interrogano, vorrebbero certezze sulle condizioni nelle quali si troveranno ad operare nel prossimo futuro. Alcuni ondeggiano tra l’entusiasmo e la disillusione. Credo che le fortune del PNSD non possano prescindere da questa figura, come anche dall’impegno personale dei dirigenti scolastici. AD e DS sono le figure chiave dell’intero piano. E’ forse necessario fare qualcosa in più per gli AD? Sicuramente sarebbe opportuno chiarire alcuni nodi: la retribuzione prima di tutto, ma anche la possibilità di essere impiegati parzialmente con compiti non di insegnamento nell’ambito dell’organico dell’autonomia. Il MIUR potrebbe forse “aiutare” i (credo pochi ma forse sempre …troppi) dirigenti scolastici ancora non del tutto convinti della necessità di valorizzare adeguatamente gli AD, consigliando linee di azione o chiarendo qualche punto ancora incerto (ad esempio l’impiego dei 1.000€).

Essendo le prime figure ad avere completato il primo step formativo, è inoltre necessario ottenere informazioni di feedback sulla prima fase, fondamentali per il proseguimento delle attività formative, a cura degli snodi, all’interno dei programmi PON-FSE.

Sempre sul versante della formazione, sono in corso le attività dedicate ai Dirigenti scolastici e ai DSGA. Per queste figure, la formazione deve essere intesa in modo particolare: gli ambiti sono stati fissati ma forse è opportuno precisare meglio e uniformare a livello nazionale i nuclei fondanti della formazione. L’altro nodo cruciale è rappresentato dai formatori. Avendo operato personalmente anche in questo contesto, credo che, almeno per la parte introduttiva, sia opportuno ricercare figure interne e possibilmente dello stesso gruppo professionale: l’ideale sarebbe avere un gruppo di DS e DSGA esperti formatori. Solo gli argomenti più specifici possono essere successivamente affidati a specialisti. E’ necessario infatti mantenere un forte ancoraggio alla realtà professionale, affinché l’azione formativa sia percepita come significativa, al di là delle modalità didattiche utilizzate. Un “collega” esperto che sappia animare un gruppo (e non erogare l’ennesima lezione frontale!) è spesso la risorsa migliore, anche nell’ottica della costituzione di comunità di pratiche.

La recentissima pubblicazione del bando relativo ai curricoli digitali realizza l’azione #15 del PNSD. Si tratta di un’iniziativa indubbiamente complessa, destinata a istituti che abbiano già lavorato su tematiche simili e che abbiano capacità di aggregazione di competenze di vario tipo (disciplinari, tecniche, ecc.) attorno ai temi proposti oltre che di coinvolgimento di soggetti esterni, in primo luogo Università. Tra le aree tematiche, tutte di fondamentale interesse per lo sviluppo delle competenze digitali, spicca la presenza dell’educazione ai media, un argomento troppo a lungo sottovalutato nella scuola. E’ il caso di richiamare l’attenzione su una novità di grande rilevanza, ovvero l‘obbligo di rilascio dei percorsi che saranno realizzati, con i relativi contenuti, sotto forma di risorse educative aperte (OER – Open Educational Resource). Salvo errore, è la prima volta che in un bando pubblico si stabilisce una condizione di questo tipo. E’ un notevole passo avanti per il nostro Paese, che rispetto al movimento internazionale delle OER è partito con ritardo ma sta recuperando terreno sia sul settore universitario (un ottimo esempio è il recente lancio dell’iniziativa EduOpen per la gestione di MOOC realizzati da un gruppo di importanti università) e ora, finalmente, anche in ambito scolastico.

Personalmente, auspico che si attivino rapidamente le iniziative relative all’azione #6 - Politiche attive di BYOD (Bring Your Own Device). Il PNSD prevede l’istituzione di un tavolo tecnico con AGID e Garante, che spero possa partire al più presto. Il tema è davvero molto rilevante, in quanto esperienze di tipo BYOD sono già attuate in molte scuole, senza però che il quadro normativo sia stato efficacemente ed esplicitamente modificato, rispetto alle ormai obsolete indicazioni del 2007.

Allo stesso modo, sarebbe importante lavorare al framework per le competenze digitali degli studenti (azione #14). In realtà questa azione avrebbe dovuto precedere diverse altre(inclusa la #15): se non si fissa prioritariamente il quadro comune di riferimento, il rischio di operare scelte poco coerenti aumenta. Il piano prevede l’istituzione di un tavolo tecnico che dovrebbe lavorare con obiettivi chiari e concreti: integrare le indicazioni nazionali (primo ciclo e licei) e linee guida (tecnici e professionali) con i risultati più aggiornati della ricerca e della sperimentazione nazionale e internazionale, con il necessario coinvolgimento del mondo universitario e delle associazioni ed enti che operano da tempo in questo settore.

Naturalmente, vi sono diverse altre azioni che attendono il loro turno ma necessariamente si dovrà impostare una tabella di marcia “sostenibile”, sia per le scuole che per l’apparato amministrativo. Un esempio: le domande relative ai recenti bandi ancora da valutare. E’ evidente che procedere speditamente alla valutazione di migliaia di progetti non è semplice né rapido per gli uffici del MIUR. D’altro canto le scuole hanno necessità di conoscerne gli esiti in tempi ragionevoli, anche per programmare in modo più efficace la partecipazione ai bandi successivi.

In sintesi, la governance del piano non è cosa semplice, tuttavia da essa dipende gran parte delle possibilità di successo. Il piano è ambizioso e complesso e necessita di altrettanta attenzione e capacità organizzativa da parte di tutti gli attori coinvolti.