Rivedi i keynote speech di FORUM PA 2026: tutti i video e le visioni degli esperti
La sintesi dei tre giorni di FORUM PA 2026 racconta una PA chiamata a generare futuro superando rigidità normative e organizzative. Crisi demografica, accelerazione tecnologica e intelligenza artificiale impongono visione, leadership pubblica lungimirante, sperimentazione e governance anticipatoria. Sono ora disponibili le registrazioni dei keynote speech
25 Giugno 2026
Patrizia Fortunato
Content Editor, FPA

Foto Rina Ciampolillo - https://flic.kr/p/2shZRvr
- 1 "Pensare l’impensabile: organizzazioni pubbliche consapevoli del futuro" di Roberto Poli
- 2 "Un futuro sostenibile dopo il PNRR" di Enrico Giovannini
- 3 "La sfida generazionale: immaginare il futuro, in una società senza giovani?" di Alessandro Rosina
- 4 "L’attrattività dei talenti: una competizione globale"di Jonathan Chaloff
- 5 "Competenze e leadership nell’era dell’IA"di Raffaella Saporito
- 6 "Il modello organizzativo Blended Human+AI" di Cinzia Ciacia
- 7 "Dalla sovranità digitale alla sovranità cognitiva" di Stefano Epifani
Crisi demografica, evoluzione tecnologica – accelerata dall’irruzione dell’intelligenza artificiale – e scadenze del PNRR: la pubblica amministrazione è al centro di una trasformazione il cui rischio maggiore è gestire il domani con le logiche di ieri. Per comprendere questa complessità, a FORUM PA 2026 (9-11 giugno) abbiamo accolto le visioni di esperti e accademici che, attraverso la lente della governance anticipatoria, hanno delineato possibili percorsi per “leggere le trasformazioni, individuare i segnali deboli e immaginare scenari di cambiamento”.
“Pensare l’impensabile: organizzazioni pubbliche consapevoli del futuro” di Roberto Poli
Siamo entrati in una transizione di fase, una condizione da “sabbie mobili”, in cui l’unica bussola è la “conoscenza relativa”: l’uso contemporaneo di informazioni dal passato ed “esercizi di esplorazione dei futuri possibili”. In linea con le direttive della Commissione Europea (better regulation), le pubbliche amministrazioni dei Paesi membri sono chiamate a dotarsi di unità di previsione strategica: strutture di staff specializzate per inserire la componente del futuro nei processi decisionali ordinari, superando la logica della consulenza occasionale. Ma come formare queste figure? Attraverso due azioni: alfabetizzazione ai futuri, diffondendo competenze minime e di base a partire dalla scuola, dai posti di lavoro, nelle città e nelle comunità; formazione professionale, provando a costruire contesti in cui formare, in modo sistematico e continuativo, i professionisti del futuro nella PA.
Rivedi il keynote speech di Roberto Poli, Presidente della Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro
“Un futuro sostenibile dopo il PNRR” di Enrico Giovannini
L’urgenza di questo cambiamento parte da una consapevolezza metodologica: “occuparsi di futuro è un modo per occuparsi del presente”. È la filosofia del “Patto sul futuro”, firmato nel 2024 dai Paesi dell’ONU, evidente nel suo allegato sulle future generazioni, nato per accelerare il percorso verso l’Agenda 2030. L’Italia ha recepito questa necessità inserendo la tutela delle future generazioni nell’articolo 9 della Costituzione e introducendo, con la legge n. 167 del 2025, l’obbligo per i governi di valutare ex ante l’impatto generazionale delle leggi. Nasce il nuovo progetto di ASviS, “Ecosistema Futuro”, con l’intento di mettere i futuri al centro del dibattito del Paese attraverso quattro filoni: la ricerca sulle migliori pratiche internazionali; l’educazione ai futuri nelle scuole, nelle università e nelle PA; la divulgazione culturale supportata dal network dei musei dei futuri (più di 40 musei italiani) e da “Oggi Futuro”, la prima trasmissione di Ecosistema Futuro su Radio Radicale. Il quadro si completa con il quarto filone della partecipazione attiva attraverso l’Assemblea nazionale sul futuro, una sorta di parlamento dei giovani che prenderà vita nei prossimi mesi. Per scriverne lo statuto e le regole, dal 1° luglio si metterà al lavoro la Costituente: un organismo composto da 40 under 35, affiancato da dodici autorevoli mentor istituzionali.
Rivedi il keynote speech di Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile – AsviS
“La sfida generazionale: immaginare il futuro, in una società senza giovani?” di Alessandro Rosina
Il contesto in cui operiamo è segnato però dal “degiovanimento”. La piramide demografica tradizionale è crollata, sostituita da una contrazione della forza attiva e da un aumento della popolazione anziana. La prima fase della transizione ha generato un cambiamento favorevole alla crescita economica, aumentando la popolazione adulta. È il cosiddetto primo dividendo demografico: un vantaggio competitivo quantitativo, caratterizzato da un’abbondanza di persone in età lavorativa, che ha trainato lo sviluppo dei Paesi occidentali. Questo vantaggio però è entrato in una fase di progressivo indebolimento a causa di due fenomeni simultanei: l’affermazione di una società della longevità e il crollo della fecondità sotto la soglia di equilibrio dei due figli per donna. “Nei prossimi dieci anni andranno in pensione oltre 6 milioni over 50”. Per garantire la tenuta del sistema è necessario allora un salto culturale: passare dal primo dividendo demografico, fondato sulla quantità e sul modello del lavoratore maschio autoctono, al secondo dividendo demografico, intervenendo sia su politiche di age management per dare qualità al lavoro degli over 50, sia su leve di attrattività per colmare i flussi in uscita, puntando sulla valorizzazione e sull’inclusione attiva di giovani, donne e immigrati.
Rivedi il keynote speech di Alessandro Rosina, Professore ordinario di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano
“L’attrattività dei talenti: una competizione globale”di Jonathan Chaloff
Ma quanto è attrattiva l’Italia? Oltre la metà dei funzionari pubblici ha più di 55 anni, configurando la necessità di un imponente ricambio generazionale. Le sfide demografiche ed economiche dell’Italia richiamano la Venezia del 1734 descritta da Nicolò Donati: storie di declino, fuga di giovani e necessità di attirare talenti. I giovani qualificati scelgono l’estero (un laureato su 12 vive oltreconfine) e l’Italia si colloca al 31° posto su 38 paesi per attrattività dei talenti (secondo gli indicatori elaborati dall’Ocse), penalizzata da salari bassi, scarso welfare e barriere all’integrazione. Gli immigrati qualificati subiscono tassi record di declassamento professionale (17 punti sopra la media), e la PA impiega appena il 2,4% di personale nato all’estero contro il 6% della media Ocse. Tra barriere amministrative, come i lunghi tempi per il riconoscimento dei titoli, l’Italia fatica a valorizzare le competenze. Per invertire la rotta, il monito di Donati resta attuale: includere il “popolo forestiero” senza “soverchio scrupolo”, snellendo le procedure per fare del merito l’unica leva di crescita del Paese.
Rivedi il keynote speech di Jonathan Chaloff, Senior Policy Analyst, International Migration Division – OECD – OCSE
“Competenze e leadership nell’era dell’IA”di Raffaella Saporito
Questa “tempesta perfetta” è aggravata da una crisi del reclutamento. Cosa sta succedendo nel pubblico impiego e quale ruolo possono avere l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie? Quali sono i macro-trend, le sfide e gli impatti più rilevanti? Il primo trend è la contrazione della forza lavoro. Entro il 2040 la spesa pensionistica assorbirà oltre il 17% della spesa pubblica. La conseguenza sarà una drastica riduzione degli addetti nella PA. Il secondo trend è culturale. Gli algoritmi commerciali hanno cambiato il modo in cui viviamo le organizzazioni e hanno cambiato soprattutto le nuove generazioni. Di fronte a un problema di sostenibilità quantitativa e qualitativa, servono nuovi modelli organizzativi, nuove competenze e una diversa leadership. L’intelligenza artificiale diventa l’unica chance per assicurare la continuità operativa dei servizi e ovviare al “paradosso della presenza”: il grosso dei 3,4 milioni di dipendenti pubblici italiani (sanità, scuola, sicurezza) svolge mansioni non “smartabili”. L’IA permette così di automatizzare i flussi di lavoro attraverso turni AI-Powered e forme di self-rostering (o self-scheduling), sul modello del sistema sanitario inglese.
Rivedi il keynote speech di Raffaella Saporito, Associate Professor of Practice of Government – SDA Bocconi School of Management
“Il modello organizzativo Blended Human+AI” di Cinzia Ciacia
Nell’arco di una sola generazione siamo passati da un modello di lavoro fisico, analogico e rigidamente standardizzato a un paradigma fluido, interconnesso e cooperativo. L’accelerazione tecnologica impone di superare vecchi modelli organizzativi rigidi, evitando che l’innovazione resti intrappolata nelle “gabbie d’acciaio” di matrice weberiana. Introdurre l’IA in assetti non ripensati rischia di produrre un effetto boomerang: amplifica lo scarto tra ciò che la tecnologia rende possibile e ciò che l’organizzazione consente, aumentando le aspettative di cittadini e lavoratori su servizi, flessibilità, autonomia e benessere. Il cambiamento ridefinisce tempi, spazi e relazioni del lavoro e spinge verso il lavoro “Blended Human + AI”. La sua riprogettazione riguarda processi e flussi, responsabilità ed etica, spazi e tempi, competenze dinamiche e integrate. L’IA diventa così un nuovo attore organizzativo, una “seconda intelligenza” inserita nei flussi per analizzare dati, supportare decisioni e coordinare attività. La sfida è governare la prima ondata cognitiva e la successiva robotica intelligente, orientando l’innovazione al bene comune.. Per la PA significa diventare laboratorio di nuovi equilibri tra tecnologie, persone e organizzazione, grazie alla sperimentazione e alla lungimiranza della leadership.
Rivedi il keynote speech di Cinzia Ciacia, Specialista in Scienze Organizzative | Docente di Sociologia Generale – Università di Roma Tor Vergata
“Dalla sovranità digitale alla sovranità cognitiva” di Stefano Epifani
Chi verifica che i modelli della pubblica amministrazione producano decisioni coerenti con i suoi valori? La discussione sulla sovranità digitale nel nostro Paese è viziata da un errore di prospettiva. Focalizzandoci sulla sovranità tecnologica (le infrastrutture, i data center) e su quella digitale (i dati e le piattaforme), stiamo trascurando il vero nodo critico della trasformazione in corso: la sovranità cognitiva. Per la PA il vero pericolo è la delega cognitiva. Implementare un sistema di data management sofisticato che promette un governo del territorio basato sui dati (data-based government), senza comprenderne le funzioni di ottimizzazione sulle quali vengono fatte le scelte, significa rinunciare alla capacità di muovere le leve territoriali. Il rischio è quello di scivolare in pieno effetto Dunning-Kruger: l’Italia è oggi il Paese europeo con la più alta percezione di competenza nell’uso dell’IA, ma con il numero più basso di certificazioni reali. Quali sono i nuovi diritti digitali dei quali dobbiamo tener conto? La PA deve evolvere il proprio ruolo, seguendo quattro direttrici fondamentali per tutelarli e invertire la rotta: flessibilità normativa; accountability distribuita; visione sociale e politica industriale; tutela della capacità di giudizio.
Rivedi il keynote speech di Stefano Epifani, Presidente della Fondazione Sostenibilità Digitale