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Oltre i confini territoriali: R2I e la nuova piattaforma nazionale per l’innovazione

Innovazione tra Regioni: primi risultati e testimonianze dell’esperienza R2I
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Creare una piattaforma nazionale permanente di dialogo tra territori, istituzioni europee, mondo della ricerca e imprese: con questo obiettivo nasce R2I – Research to Innovate Italy, iniziativa promossa dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e organizzata dalla Regione Emilia-Romagna insieme ad ART-ER. Tra trasferimento tecnologico, grandi infrastrutture e attrazione dei talenti, a FORUM PA 2026 delegati territoriali ed esperti hanno delineato la strategia per trasformare l’innovazione nella “grammatica del futuro” del Paese

3 Luglio 2026

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Michela Stentella

Direttrice testata www.forumpa.it

L’innovazione non è una semplice politica di settore, ma è la “grammatica del futuro”. Un futuro che le Regioni italiane hanno deciso di scrivere insieme, superando la competizione tra singoli territori per proporsi come un interlocutore unitario e solido nei confronti del Governo e dell’Unione Europea sui temi dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. Questo è il cuore di R2I – Research to Innovate Italy, l’iniziativa promossa dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, e organizzata dalla Regione Emilia-Romagna, di cui abbiamo discusso approfonditamente lo scorso 10 giugno a FORUM PA 2026.

R2I: una genesi che guarda all’Europa

Per comprendere l’importanza del dibattito svoltosi a FORUM PA, occorre fare un passo indietro e contestualizzare la nascita di R2I. L’iniziativa è l’evoluzione di Research to Business (R2B), iniziativa co-finanziata dai fondi europei della Regione Emilia-Romagna che per vent’anni ha riunito istituzioni regionali, nazionali ed europee per condividere idee e progetti insieme al mondo della ricerca, del business e della finanza.

Il debutto ufficiale di R2I, a Bologna il 12 e 13 maggio scorsi, ha visto la partecipazione di oltre 2.000 delegati e 150 speaker, tra cui i vertici della Commissione Europea e dei ministeri competenti (Maeci, Mimit, Mur). In quella sede è stato approvato dalla Commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni un documento programmatico che fissa nove obiettivi strategici, tra cui il rafforzamento della collaborazione orizzontale tra territori, la valorizzazione delle infrastrutture di ricerca e l’attrazione dei talenti. Le Regioni hanno avanzato richieste precise al Governo: un tavolo permanente per la co-programmazione delle politiche di Ricerca e Innovazione (R&I), un fondo pluriennale per le grandi infrastrutture nella legge di bilancio 2027 e un mandato forte per i negoziati sui futuri fondi europei.

Le nove priorità strategiche del Documento

  1. Rafforzare la collaborazione tecnica tra le Regioni e la rappresentatività dei territori nei principali dossier europei riguardanti la ricerca e l’innovazione.
  2. Potenziare la collaborazione orizzontale coinvolgendo reti come i Science and Technology Parks e le aree di innovazione, considerati attori chiave degli ecosistemi.
  3. Valorizzare le competenze e le infrastrutture di ricerca esistenti per ottimizzarne l’impatto sui sistemi produttivi locali.
  4. Favorire il trasferimento tecnologico lungo l’intera filiera dell’innovazione, promuovendo la connessione tra università, centri di ricerca e il mondo produttivo.
  5. Incentivare l’attrazione di capitali e strumenti finanziari per sostenere la crescita e la scalabilità delle startup.
  6. Creare partenariati pubblico-privati solidi per massimizzare il tasso di successo nei programmi europei a gestione diretta, con particolare riferimento a Horizon Europe.
  7. Integrare gli strumenti a gestione diretta con i fondi della politica di coesione per aumentare l’efficacia e l’impatto degli investimenti sui territori.
  8. Aumentare l’attrazione, la formazione e la “retention” dei talenti, considerati un pilastro strategico per lo sviluppo.
  9. Favorire la collaborazione tra territori per competere efficacemente con i grandi hub di innovazione europei.

Il confronto a FORUM PA: fare massa critica per contare di più

Nell’appuntamento a FORUM PA, abbiamo voluto restituire i primi risultati di questo percorso, dando voce ai protagonisti tecnici che stanno costruendo questa rete. Come sottolineato da Giulia Pavese, Dirigente responsabile dell’area Sviluppo Economico della Conferenza delle Regioni, R2I ha permesso di costituire una “comunità professionale” che prima non esisteva, capace di incidere negli snodi decisionali nazionali.

Il tema della “massa critica” è stato centrale nell’intervento di Roberto Ricci Mingani, Direttore generale Sviluppo Economico della Regione Emilia-Romagna. Secondo Ricci Mingani, la sfida oggi non è competere tra regioni, ma collaborare per far sì che il Governo porti le istanze dei territori a Bruxelles con una voce sola. Ha inoltre evidenziato come ostacoli normativi, quali le attuali regole sugli aiuti di Stato, frenino la capacità propulsiva del pubblico rispetto a competitor globali che non hanno gli stessi vincoli.

La preoccupazione per i fondi post-PNRR e la sovranità tecnologica

Uno dei punti di maggiore attenzione emersi durante il talk riguarda il futuro dei finanziamenti. Lorenzo Locascio, esperto di policy per la Regione Lazio, ha sollevato il tema dell’”elefante nella stanza”: il nuovo Fondo europeo per la competitività da 400 miliardi di euro per il periodo 2028-2034. Il timore, condiviso da molti, è che queste risorse vengano sottratte alla politica di coesione, centralizzando le scelte a scapito dell’approccio place-based che ha permesso alle regioni di far nascere startup e dipartimenti innovativi. Locascio ha citato il settore dell’automotive come esempio di una gestione centralizzata che rischia di lasciare alle regioni solo il compito di gestire le crisi occupazionali, anziché partecipare alla creazione delle filiere.

In questa direzione si muove la Regione Lazio con un bando da 55 milioni di euro per le filiere tecnologiche, che punta a coinvolgere grandi imprese e organismi di ricerca per radicare sul territorio le piccole e medie imprese (PMI) innovative.

Esperienze a confronto: dati, infrastrutture e territori

Il mosaico regionale di R2I si compone di esperienze molto diverse ma complementari. Valeria Adriana Scopelliti, Dirigente Settore Controlli, Monitoraggio e Sistemi Informativi del Dipartimento Programmazione Unitaria della Regione Calabria, ha posto l’accento sull’importanza di creare un “alfabeto comune” attraverso l’interoperabilità dei dati. L’idea è quella di creare un paniere italiano di progetti di innovazione, dove un’azienda lombarda possa facilmente individuare un punto di eccellenza tecnologica in Calabria grazie a metadati condivisi.

Dal canto suo, la Regione Lombardia, rappresentata da Tommaso Mazzei, Vicario della Direzione Generale Università, Ricerca, Innovazione, ha portato l’esempio del trasferimento tecnologico: 60 milioni di euro dai fondi FESR sono stati investiti per mettere le infrastrutture delle università a disposizione delle PMI che non avrebbero le risorse per sviluppare laboratori propri. Mazzei ha espresso forte preoccupazione per una possibile politica di coesione post-2027 che ricalchi il modello centralizzato del PNRR, mettendo a rischio la capacità dei territori di rispondere alle esigenze specifiche del tessuto imprenditoriale.

Dalla Sardegna, Nicola Pirina, esperto in strategie per l’innovazione, Innovation management, Innovation policy e sviluppo economico territoriale,ha rilanciato il ruolo delle grandi infrastrutture di ricerca, come l’Einstein Telescope, sostenendo che il trasferimento tecnologico debba essere trattato come un problema “industriale” e non solo accademico. Pirina ha proposto di trasformare il sistema delle regioni in un interlocutore che aiuti anche le infrastrutture esistenti (come il Gran Sasso) a gestire le criticità operative ed economiche attraverso policy condivise.

La sfida dei talenti: oltre il mismatch

Un tema che ha visto tutte le regioni concordi è la “fuga dei cervelli”. I dati citati sono allarmanti: tra il 2011 e il 2024, oltre 440.000 giovani hanno lasciato l’Italia, con una perdita stimata di 160 miliardi di euro. Tiziana Dell’olmo, Responsabile del “Settore Misure integrate per la qualificazione delle imprese”  della Regione Piemonte, ha spiegato come l’attrazione dei talenti sia ormai una “gamba complementare” all’attrazione degli investimenti. Il Piemonte ha puntato molto sugli ecosistemi, facendo dialogare i “soggetti animatori” dei diversi territori per scambiare buone pratiche.

Sulla stessa linea, Mazzei ha sottolineato un paradosso: spesso le competenze non mancano solo perché i giovani se ne vanno, ma perché le innovazioni industriali creano figure professionali totalmente nuove che ancora non esistono nel sistema formativo. Locascio (Lazio) ha poi aggiunto una nota di realismo sulle retribuzioni: per trattenere i 20.000 laureati “top” ogni anno, occorrono offerte economiche competitive a livello internazionale. Nicola Pirina ha infine ricordato che il talento cerca anche “qualità della vita”, un asset su cui regioni come la Sardegna possono giocare una partita importante se connesse a reti di ricerca globali.

Verso R2I 2027: un percorso strutturato

La chiusura dell’evento a FORUM PA ha confermato che R2I non è stato un episodio isolato, ma l’inizio di un “viaggio” quotidiano. Il sistema regionale si sta già preparando per l’edizione R2I 2027, con lo sguardo rivolto alla presidenza italiana del Consiglio Europeo nel 2028.

Come ricordato in chiusura, il PNRR ha lasciato in dote un capitale enorme di progetti che ora devono essere messi a sistema. Le Regioni hanno dimostrato di saper far valere la propria capacità di esecuzione e di vicinanza ai territori. La sfida per il prossimo anno sarà trasformare i position paper in policy nazionali concrete.

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