Annibale d’Elia, un nostro ricordo personale
Conoscevamo e seguivamo il lavoro di Annibale D’Elia fin da quando, in Puglia, era stato l’ideatore del programma “Bollenti spiriti”, poi diventato un vero e proprio modello per le politiche giovanili sui territori. Dopo aver appreso della sua morte, abbiamo pensato di mettere nero su bianco un ricordo che è professionale, ma soprattutto umano, e che vogliamo condividere con voi
21 Ottobre 2026
Andrea Baldassarre
Senior analyst FPA

Milano - Base - 25 ottobre 2017 - Foto di Stefano Corso
Questa mattina ci siamo svegliati con una bruttissima notizia: ieri sera a Bari è morto in un incidente stradale Annibale D’Elia. Conoscevamo come molti il suo lavoro da quando, in Puglia, era stato l’ideatore del programma “Bollenti spiriti”, poi diventato un vero e proprio modello per le politiche giovanili sui territori. Avevamo avuto modo di confrontarci in prima persona qualche anno dopo, nel corso di un’iniziativa dedicata al tema allora emergente delle smart city. In seguito, non ci sono state altre occasioni per lavorare di nuovo insieme, ma il suo approccio e la sua attività – prima in Puglia, poi a Milano e infine recentemente di nuovo nella sua terra d’origine, come Dirigente del dipartimento della Cultura e Turismo della Regione – è rimasta per noi sempre un punto di riferimento per i temi dell’innovazione sociale e territoriale. Abbiamo chiesto ad Andrea Baldassarre di mettere nero su bianco un ricordo che è professionale, ma soprattutto umano, e che vogliamo condividere con voi.
Ho conosciuto Annibale soltanto nell’ottobre del 2017. Esattamente nove anni fa. Pur essendo conterranei e avendo diverse amicizie in comune, non c’era mai stata la possibilità di incontrarsi di persona.
Eravamo a Milano, città dove si era trasferito da circa un anno per assumere l’incarico di Dirigente al Comune. L’occasione era ICityLab, manifestazione sulle smart city a cui avevo lavorato insieme a Marina Bassi, allora responsabile del programma dell’evento. Tra i diversi appuntamenti che avevamo organizzato, c’era una tavola rotonda sulla nuova manifattura urbana. Toccava a me seguirlo. “Mi raccomando eh, che ci sta Annibale tra i relatori…”, mi aveva catechizzato Marina.
Il giorno dell’evento l’ho incrociato mentre lasciava le sue slide ai ragazzi in regia. “Ciao, sono Andrea di FPA. Seguo io questo evento, per qualsiasi cosa puoi chiedere a me”. Mi ha risposto con un grazie e con un sorriso. Dopo aver rivisto tutto insieme, poco prima di iniziare sono tornato da lui. Tap tap sulla spalla. “Sai… anche io sono pugliese”, gli ho detto sorridendo. Lui mi ha sorriso di rimando, e ha detto “… eh allora non dobbiamo aggiungere altro”. Ci siamo fatti una risata: ci eravamo già detti tutto senza parlare.
È difficile spiegarlo a chi non ha vissuto il fermento della primavera pugliese. Ci contraddistingueva un diffuso sentimento di orgoglio per quello che si era realizzato. Vale per coloro che hanno vissuto in Puglia quegli anni, ma anche per noi “esuli” che avevamo seguito quella profonda trasformazione a distanza, attraverso gli echi delle cose fatte che arrivavano da familiari e amici, o l’evidenza di quello che stava avvenendo che ti si palesava davanti ogni volta che tornavi a casa per le vacanze.
Annibale è stato uno dei principali protagonisti di quella stagione. Per certi versi, ne è stata l’anima “tecnica”, magari meno esposto ai riflettori rispetto alle figure politiche dell’epoca, ma vero motore di idee e iniziative che sono diventate un modello da esportare. Annibale non è stato semplicemente il papà di “Bollenti Spiriti”, è stato molto di più. È stato tra i promotori di un nuovo modo di pensare le politiche pubbliche, punto di riferimento per tanti altri innovatori italiani.
La recente scelta di tornare “a casa”, come Capo Dipartimento Cultura e Turismo della Regione, era un po’ la chiusura di un cerchio, ma anche l’inizio di una nuova stagione. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, avevamo scherzato via whatsapp, sempre con Marina…
La vita sa essere davvero ingiusta. Ma come mi ha fatto notare una persona importante: “Se ci pensi, morire è facile. Il difficile è vivere”. E Annibale ha vissuto.
E il mio sorriso, oggi come allora, è un segno di riconoscenza.