#BolognAI Strategy: il “modello Bologna” per l’adozione dell’intelligenza artificiale

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Governance e regole, mappatura dei bisogni e prioritizzazione, change management e comunicazione interna, sviluppo tecnologico: quattro cantieri che avanzano in parallelo e si tengono insieme attraverso una roadmap condivisa tra Comune e Città metropolitana, su cui si fonda l’architettura di #BolognAI Strategy. Un modello di “Governance per l’innovazione responsabile” che subordina l’IA alla gestione dei processi, alla qualità dei dati e alla responsabilità umana, facendone uno strumento di trasformazione organizzativa

29 Settembre 2026

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Mariagrazia Bonzagni

Capo Dipartimento Programmazione, Dati, Digitale, Diritti e Pari Opportunità, Comune di Bologna

Foto di Bogdan Dada su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/fotografia-aerea-della-citta-vXpcpTl2Tt4

L’adozione dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione viene spesso raccontata come una corsa alla novità tecnologica. Nel caso del Comune di Bologna, invece, il progetto #BolognAI Strategy – Intelligenza Urbana, candidato lo scorso giugno al  Premio PA e Futuro di FORUM PA 2026 e riconosciuto tra le esperienze premiate, nasce dal presupposto che l’IA è innanzitutto uno strumento di trasformazione organizzativa, da governare con responsabilità, metodo e una chiara architettura di ruoli.

La strategia si colloca dentro la visione del mandato amministrativo del Sindaco 2021-2026 denominata “Bologna Città della Conoscenza” e parte da una convinzione semplice solo in apparenza: per usare bene l’IA nella PA non basta adottare strumenti nuovi, bisogna cambiare il modo in cui l’ente organizza il lavoro, costruisce i processi e prende decisioni. Da qui deriva un impianto che integra governance, formazione, alfabetizzazione diffusa e presidio dei rischi, coinvolgendo l’intera organizzazione.

Il percorso è articolato in quattro cantieri – governance e regole, mappatura dei bisogni e prioritizzazione, change management e comunicazione interna, sviluppo tecnologico – che avanzano in parallelo e si tengono insieme attraverso una roadmap condivisa tra Comune e Città metropolitana. In questo quadro, il lavoro su linee guida, vademecum e check list operative e processo di governo dell’IA si intreccia con la definizione degli use case, con la formazione delle persone e con una pagina dedicata sulla intranet aziendale (IoNoi), così che ogni scelta tecnologica sia sostenuta da processi, competenze e strumenti di accompagnamento.

Un modello organizzativo multilivello

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è la scelta di non concentrare il cambiamento in un’unica struttura o di non farne un obiettivo esclusivo per specialisti.

Al contrario, il Comune ha approvato un modello organizzativo multilivello: il Dipartimento che dirigo è l’AI Transformation Demand che presidia il processo, coordina e valuta dal punto di vista strategico, metodologico e tecnico, l’AI Transformation Room è l’unità organizzativa, che si avvale anche di professionisti esterni, che funge da “consulente” in ambito giuridico ed etico per  i casi d’uso più complessi e a rischio elevato, mentre una rete capillare di AI Ambassador diffusi in tutte le strutture, in connessione e dialogo con il Transformation Demand, porta l’innovazione dentro gli uffici, raccoglie i bisogni e supporta la traduzione delle esigenze operative in casi d’uso concreti.

Questa architettura non è un’operazione formale ma serve soprattutto a cambiare la cultura amministrativa, perché l’intelligenza artificiale diventi un supporto affidabile al lavoro quotidiano senza mai sostituire il giudizio umano. Le linee guida dell’Ente, il vademecum operativo e la checklist per l’uso responsabile dell’IA fissano alcuni principi non negoziabili: supervisione umana, verificabilità dell’output, tracciabilità, uso di dati strettamente necessari e trasparenza verso l’esterno quando l’IA entra in contatto con cittadini e cittadine.

Il vero nodo, però, è quello dei dati (che potremmo definire “l’elefante nella stanza” dell’attuale pervasivo dibattito sull’IA).

La Data Governance come condizione strutturale

L’IA funziona solo se poggia su basi informative solide, aggiornate e governate. Per questo il progetto si intreccia con l’avvio del processo di Data Governance dell’Ente, che definisce ruoli chiari e complementari: il Dipartimento Programmazione, Dati, Digitale, Diritti e Pari Opportunità come centro di competenza e abilitazione, i dirigenti come Data Owner, gli AI Ambassador come figure destinate a evolvere in Data Steward.

Questa non è una scelta accessoria, ma una condizione strutturale. Senza disponibilità di dati, qualità, interoperabilità, automazione dei flussi e responsabilità diffusa, l’IA si traduce, nel migliore dei casi, in un esercizio inutile e, nel peggiore, in un serio rischio. Con una buona data governance, invece, può diventare una leva concreta per migliorare i processi, leggere meglio i fenomeni e sostenere decisioni più informate. È qui che l’innovazione tecnologica incontra la capacità amministrativa di generare valore pubblico.

Per evitare che la strategia resti astratta, abbiamo scelto di avviare da subito alcuni quick win e una roadmap di cinque casi d’usoda sviluppare tra il 2026 e il 2027. Accanto agli use case più complessi, stiamo costruendo anche una linea di strumenti “leggeri” attraverso la GenAI in dotazione all’Ente tra cui verbalizzazione intelligente delle riunioni, supporto alla comunicazione istituzionale, semplificazione linguistica dei testi rivolti a cittadine e cittadini e interrogazione in linguaggio naturale e analisi dei documenti di pianificazione più complessi. Si tratta, in quest’ultimo caso, di interventi a basso impatto organizzativo, ma ad alto impatto sul lavoro quotidiano delle persone.

La connessione con il Gemello Digitale Civico della città di Bologna si colloca esattamente in questa prospettiva.

Dal dato alla decisione anticipatoria: il Gemello Digitale Civico

Il nostro Digital Twin non è un progetto separato, ma uno degli ambiti in cui la strategia sull’IA trova una delle sue applicazioni più mature: attraverso dati integrati, modelli e algoritmi, l’Ente sta lavorando per sviluppare scenari, simulazioni e analisi predittive utili a valutare l’impatto delle politiche di trasformazione urbana. È il caso dei modelli, in corso di messa in produzione, relativi alla mobilità, alle ondate di calore, alla progettazione del centro storico e, più in generale, delle scelte che incidono sulla qualità della vita delle persone e dei luoghi.

Siamo orgogliosi di poter affermare che il carattere distintivo del Gemello Digitale bolognese è la sua “civicità” perché nasce per mettere in relazione amministrazione, cittadinanza e stakeholder strategici della città in un processo di conoscenza condivisa e di co-progettazione delle politiche pubbliche. La sua forza sta proprio nella capacità di integrare la rappresentazione della città fisica con la comprensione delle dinamiche sociali, territoriali e ambientali, per supportare decisioni pubbliche più informate, efficaci ed inclusive.

Il punto, dunque, non è soltanto tecnologico. Il salto più importante è culturale e amministrativo: usare l’IA per passare da una gestione reattiva dei problemi a una capacità anticipatoria, in grado di leggere le conseguenze delle decisioni prima che vengano assunte. In questo senso, il Gemello Digitale Civico diventa il luogo in cui i dati si trasformano in conoscenza operativa e l’IA diventa strumento di governo, non di “cieca” automazione.

Il riconoscimento ottenuto lo scorso giugno a FORUM PA conferma la qualità di questa impostazione. Non è stato premiato un singolo strumento, ma un disegno complessivo: la volontà di costruire una PA che sappia usare l’intelligenza artificiale senza rinunciare alla propria responsabilità, che sappia valorizzare e “aumentare” le competenze delle persone invece di sostituirle, che sappia fondare l’innovazione su dati governati e non su soluzioni episodiche.

In questo senso, #BolognAI Strategy – Intelligenza Urbana è un progetto che guarda al futuro della PA partendo da tre condizioni essenziali: competenze, dati e governo dei processi. È su questa combinazione che stiamo cercando di costruire la nostra traiettoria di innovazione pubblica concreta, capace di unire efficienza amministrativa, qualità delle decisioni e responsabilità democratica.

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