Il “Modello Alto Adige” che accelera la PA: 100 Comuni, un solo catalogo digitale
Oltre 100 Comuni altoatesini condividono un catalogo di 26 moduli PNRR bilingui, con integrazioni e aggiornamenti normativi gestiti in modo centralizzato dal Consorzio dei Comuni. Un caso che racconta come la governance, prima ancora della tecnologia, possa fare la differenza
28 Ottobre 2026
Paola Orecchia
Giornalista

Foto di Alan Aprilio su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/quattro-mani-collegano-i-coloriti-pezzi-del-puzzle-con-simboli-cRCOu-SZoyI
Nella PA italiana persiste – gioco forza – un modo poco costruttivo di fare digitalizzazione: ogni amministrazione per sé. Con circa 7.900 enti locali sul territorio nazionale, di cui il 70% con meno di 5.000 abitanti, il risultato storico è lo sviluppo di centomila modi diversi per chiedere la stessa cosa, che si tratti di un passo carrabile o di un sussidio.
Ciò avviene sebbene il quadro normativo spinga nella direzione opposta, quella della semplificazione, del riuso e della standardizzazione:
- Il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) chiede il riuso del software agli articoli 68 e 69, con l’obbligo per le amministrazioni di valutare soluzioni già esistenti e di rilasciare quelle sviluppate.
- Il Piano Triennale AgID 2024-2026 indica nelle piattaforme abilitanti uno strumento prioritario per reingegnerizzare i processi.
- La Misura 1.4.1 del PNRR, “Esperienza del cittadino nei servizi pubblici”, aveva introdotto 26 procedimenti amministrativi standardizzati, dai servizi sociali ai permessi comunali, nel rispetto delle linee guida di AgID e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
Il percorso era ed è concettualmente chiaro, tuttavia la trasformazione digitale si scontra con i limiti strutturali delle piccole amministrazioni: personale IT interno assente o ridotto, poche risorse da dedicare allo sviluppo di servizi e difficoltà di presidiare le incalzanti evoluzioni degli stessi precetti giuridici.
È in questo contesto che il Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige (GVCC) ha scelto di non lasciare ogni ente da solo. Ne parliamo con René Ploner, Chief Operating Officer del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige (GVCC), e con Michele Tais, Responsabile del Reparto Software del Consorzio dei Comuni, che sul tema hanno un’esperienza di successo da condividere.
Il Catalogo Comune: fare una volta ciò che altrimenti si farebbe cento volte
“La trasformazione digitale rappresenta una sfida particolarmente complessa per i piccoli enti, che spesso non dispongono delle competenze specialistiche e delle risorse economiche necessarie per sviluppare autonomamente soluzioni innovative”, osserva Ploner. “Ecco perché la visione del Consorzio è stata garantire a tutti i Comuni, indipendentemente da dimensioni e risorse, gli stessi strumenti digitali e gli stessi standard di servizio”.
Da qui la scelta di una piattaforma condivisa da oltre 100 Comuni della provincia, che fungesse da substrato per l’innovazione e che fosse in grado di garantire gli adempimenti chiesti dalle norme. Nelle intenzioni del Consorzio, questa strategia organizzativa assicura pari opportunità di innovazione, riduce il rischio di divari tra territori e garantisce ai cittadini servizi di qualità omogenea in tutta la provincia.
Una piattaforma per tutti, a prescindere dalla dimensione
Il perno dell’iniziativa realizzata dal Consorzio è il “Catalogo Comune”, sviluppato attraverso elixForms, la piattaforma no-code di Anthesi, per evitare che ogni ente creasse, gestisse e aggiornasse da solo gli stessi servizi.
All’avvio dell’esperienza, lo strumento comprendeva già 26 moduli legati al PNRR, collegati a SPID, pagoPA, protocollo informatico e PDND.
Le componenti abilitanti e gli aggiornamenti normativi sono stati gestiti una sola volta, centralmente, e resi, nelle parole del COO, “immediatamente disponibili a tutti gli enti”.
Infatti, il lavoro di adeguamento a una nuova norma viene svolto centralmente e vale per tutti, anziché ripetersi in ogni amministrazione con i relativi ritardi e costi. Per i Comuni significa risparmio, minore carico amministrativo e maggiore sicurezza normativa; per i cittadini, servizi uniformi, procedure più semplici e tempi di risposta più rapidi, in qualunque Comune risiedano.
La strategia adottata da GVCC ha permesso di gestire agevolmente anche il bilinguismo italiano/tedesco, obbligo di legge, che raddoppia il lavoro di ogni modulo e di ogni aggiornamento.
“Predisporre i moduli una sola volta, a livello centrale e in due lingue, evita che ogni Comune debba tradurre, validare e mantenere allineata la propria modulistica. Garantisce inoltre che tutti i residenti possano accedere ai servizi nella propria lingua, rafforzando inclusione e accessibilità”, dice Tais.
È stata realizzata così, l’economia di scala che il riuso previsto dal CAD ha sempre promesso: le competenze tecniche vengono messe a sistema e gli investimenti ottimizzati, invece di essere replicati un ente alla volta.
Sul fronte PNRR, la gestione centralizzata è stata “un elemento decisivo per attuare la Misura 1.4.1”: ha consentito ai Comuni di rispettare in modo uniforme i requisiti tecnici, organizzativi e normativi richiesti dalle linee guida AgID e dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
Ruoli chiari, responsabilità distribuite
La forza del “Modello Alto Adige” non sta soltanto nell’aver scelto una piattaforma condivisa, ma nell’aver costruito attorno ad essa un presidio centrale capace di governare contenuti, integrazioni, aggiornamenti e supporto, senza togliere ai Comuni la propria autonomia. Al Consorzio spettano in particolare la manutenzione della piattaforma, la definizione dei moduli condivisi, gli aggiornamenti normativi, le integrazioni con le piattaforme abilitanti, il controllo della sicurezza e il supporto specialistico; ai Comuni, le attività che richiedono conoscenza diretta del territorio e del servizio.
Dopo il PNRR: interoperabilità e replicabilità
“Il modello altoatesino, fondato su collaborazione tra enti, condivisione delle competenze e governance centralizzata, è un esempio virtuoso e replicabile anche in altre realtà italiane”, dice Tais, al di là degli strumenti scelti, che pur possono fare la differenza. La lezione è prettamente organizzativa: per i piccoli enti la sostenibilità passa dall’aggregazione. Serve un soggetto aggregatore – Consorzio, Unione di Comuni o altro – capace di mantenere nel tempo il catalogo, le integrazioni, la sicurezza e la formazione degli operatori.
La sfida post-PNRR sarà quindi trasformare un investimento temporaneo in una capacità strutturale: non 26 moduli consegnati, ma un servizio pubblico digitale continuamente aggiornato, presidiato e orientato al cittadino.