Continuità operativa e sicurezza dei dati: requisiti e priorità per un ecosistema pubblico resiliente

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La resilienza dei servizi pubblici digitali non è solo una questione tecnologica: è una componente della capacità amministrativa e dell’autonomia strategica. Dopo aver affrontato temi come migrazione al cloud, indipendenza digitale e interoperabilità, la sfida diventa garantire che servizi e infrastrutture restino disponibili, affidabili e sostenibili. Governance e continuità diventano la prossima tappa con cui le PA avanzano lungo il solco tracciato dal PNRR mantenendo controllo e valore nel tempo.

21 Ottobre 2026

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Redazione FPA

Foto di chris robert su Unsplash

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione sta cambiando profondamente il modo in cui vengono erogati i servizi a cittadini e imprese. È un proficuo avanzamento in efficienza che rende, però, essenziale la sostenibilità nel tempo di processi sempre più interconnessi. Dopo il percorso accelerato dal PNRR, la prossima tappa della trasformazione digitale si chiama resilienza, ovvero capacità di mantenere continuità, affidabilità e innovazione in uno scenario complesso. 

La resilienza impone alla PA di passare definitivamente dal concetto di “adempimento degli obblighi” a quello di “gestione del rischio”. È un obiettivo che si costruisce sulle basi di un’attenta governance e ammodernamento dei processi, ricordando che l’innovazione tecnologica, il cloud, l’automazione, l’IA, non possono essere disgiunti da infrastrutture certificate, residenza del dato e interoperabilità. 

La continuità operativa come priorità per la PA digitale  

La resilienza è sicuramente una sorta di “parola d’ordine”. Ma, oltre il termine, la sostanza che resta è il cambio di paradigma strutturale. 

Alcuni servizi, in particolare sanità, anagrafi, sistemi di identità, pagamenti, piattaforme e infrastrutture nazionali, richiedono un alto livello di attenzione ma, in generale, tutta la PA si va configurando come una rete di servizi digitali la cui affidabilità e sicurezza sono interdipendenti. La resilienza va, dunque, pensata “by design” lungo l’intero ecosistema pubblico: infrastrutture, dati, applicazioni, competenze, processi e relazioni tra amministrazioni.  

E se le esigenze di autonomia digitale hanno messo l’accento su localizzazione, protezione e controllo dei dati, una volta affrontati questi temi la sfida è garantire continuità e affidabilità dei servizi costruiti su quei dati.

Il ruolo di infrastrutture certificate e tecnologie aperte 

La PA non gestisce più sistemi isolati: governa ecosistemi digitali complessi, dove infrastrutture legacy convivono con piattaforme cloud e servizi esterni. In questo contesto, la qualità delle infrastrutture non si misura solo in termini di prestazioni, ma di capacità di garantire sicurezza, ridondanza, conformità normativa e continuità operativa nel tempo. 

È questo il significato concreto dell’approccio promosso dall’ACN: infrastrutture certificate, standard aperti e architetture ibride non sono requisiti tecnici separati, ma le condizioni che insieme permettono alla PA di adottare un approccio cloud-first mantenendo il controllo sul percorso del dato e sulla governance dell’intero ecosistema. 

Pianificazione di lungo termine e governance 

Secondo gli operatori che accompagnano i percorsi di trasformazione digitale di amministrazioni centrali e locali, la resilienza rappresenta oggi il vero banco di prova della maturità digitale della PA. Superata la prima fase incentrata su migrazione al cloud e controllo del dato, l’attenzione si sposta ora sulla capacità di garantire la continuità dei servizi e la sostenibilità delle scelte nel lungo periodo. 

In questo scenario, la continuità operativa non può ridursi a un piano di emergenza estemporaneo, ma deve integrarsi nella pianificazione ordinaria, richiedendo come presupposto imprescindibile la sostenibilità economica. Per la PA, la prevedibilità dei costi è essenziale per mantenere nel tempo infrastrutture, servizi, competenze e livelli di sicurezza adeguati. Non si tratta solo dell’entità dell’investimento in un’infrastruttura, ma del modello di costo applicato alla sua gestione ed evoluzione.  

A supporto di questo equilibrio interviene una governance evoluta, fondata su responsabilità chiare, mappatura dei servizi e delle dipendenze tra sistemi, creazione di processi per il mantenimento o il ripristino delle funzionalità essenziali, controllo finanziario costante e piani strutturati di formazione continua per il personale interno.  

La nuova fase della PA: dal controllo del dato alla continuità del servizio

Governance del dato, autonomia digitale europea e interoperabilità hanno posto le basi per una maggiore capacità di controllo dell’ecosistema digitale pubblico. Il passo successivo è garantire che queste fondamenta producano servizi disponibili, affidabili e sostenibili nel tempo. Dal punto di osservazione maturato da Aruba nell’accompagnamento dei processi di trasformazione digitale della PA, la governance digitale rappresenta l’evoluzione naturale della digitalizzazione delle amministrazioni: “Essere un operatore europeo, per un’azienda leader del settore come Aruba, significa esprimere appartenenza, responsabilità e fiducia: infrastrutture radicate nel territorio UE, governance allineata al quadro normativo comunitario, personale soggetto esclusivamente alla legge italiana ed europea. Non si tratta di chiudersi all’innovazione globale, ma di poterla integrare su fondamenta trasparenti, governabili e resilienti”. 

Dopo la fase della migrazione al cloud e del controllo del dato, la sfida per la PA è garantire continuità, affidabilità e disponibilità dei servizi su infrastrutture che rimangano governabili nel tempo. È qui che il posizionamento europeo fa la differenza: quando cambia una normativa (GDPR, NIS2, DORA, AI Act) le implicazioni architetturali vengono gestite dentro il perimetro, non negoziate con un fornitore extra-europeo. Aruba opera con 8 data center proprietari in Europa, 80 MW di potenza IT, qualifiche ACN fino a QC3 e accesso diretto tramite Accordo Quadro Consip. Contribuisce a SECA, Gaia-X, CISPE, Liqo e ArubaKube, perché l’autonomia digitale europea non si dichiara, si costruisce. 

È una prospettiva che sposta il tema dalla singola infrastruttura all’intero sistema e alla pianificazione ordinaria: infrastrutture certificate, governance del dato, interoperabilità, standard aperti, riduzione del lock-in e sostenibilità degli investimenti non sono obiettivi separati, ma le condizioni che insieme rendono la complessità digitale governabile nel tempo. 

In una società nella quale diritti, servizi e relazioni passano sempre più attraverso le infrastrutture digitali, garantire che queste siano affidabili, europee e governabili significa rafforzare la capacità amministrativa, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e la sicurezza strategica del Paese.   

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