Smart Land: nel post-PNRR le Regioni diventano orchestratori di ecosistemi per valorizzare la trasformazione digitale dei territori

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Dalle infrastrutture digitali agli ecosistemi basati sull’utilizzo di piattaforme abilitanti: la nuova fase dell’innovazione della PA, dopo la scadenza del 30 giugno, dovrà guardare ad architetture end-to-end, integrate e interoperabili capaci di garantire servizi efficienti, User Experience, sostenibilità, inclusione e sovranità digitale. L’intervista a Lucio Marottoli, Direttore Healthcare & Local Government di Deda Next

7 Aprile 2026

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Patrizia Licata

Giornalista

Con l’avvicinarsi della data di completamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (fissata al 30 giugno), la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione deve andare oltre la semplice realizzazione di infrastrutture tecnologiche, puntando alla loro piena valorizzazione. Si tratta di un salto di qualità fondato su architetture end-to-end, interoperabilità e sistemi sostenibili e inclusivi. Il PNRR ha agito da forte volano per gli investimenti in piattaforme abilitanti, basi dati nazionali e nuove architetture digitali. Ora si apre una nuova fase dell’innovazione, guidata da ecosistemi integrati e sovrani, in cui le Regioni sono chiamate a svolgere un ruolo centrale di orchestrazione.

La creazione di ecosistemi basati su piattaforme abilitanti e interoperabilità è il presupposto per guardare oltre il 2026 e raggiungere gli obiettivi del Decennio Digitale 2030.

Dalla Regione alla Smart Land: l’ecosistema

Le Regioni governano territori complessi, in cui i diversi ambiti – come infrastrutture, energia, agricoltura e sanità – pur separati amministrativamente, sono strettamente interconnessi. Senza integrazione dei sistemi IT, diventa difficile affrontare in modo efficace le sfide della transizione ecologica, digitale e sociale. La chiave è la messa in comune dei dati e la creazione di ecosistemi: nasce così il paradigma della Smart Land, che supera la logica dei silos amministrativi a favore di una visione sistemica del territorio.

“La Smart Land non è una semplice somma di progetti di digitalizzazione o di tecnologie innovative, ma un sistema unico basato su dati interoperabili e certificati e piattaforme condivise, capace di coinvolgere attori pubblici e privati per affrontare le sfide del territorio in modo coordinato”, spiega Lucio Marottoli, Direttore Healthcare & Local Government di Deda Next. “In questo modello, la Regione diventa regista e trasforma il territorio in un’infrastruttura decisionale”.

Questo approccio data-driven permette di correlare fenomeni complessi che oggi vengono trattati in silos amministrativi, con l’obiettivo di costruire un modello di servizi pubblici proattivo, resiliente e realmente orientato al bisogno del cittadino.

L’evoluzione dei servizi pubblici: la PA proattiva

L’Italia è un Paese eterogeneo: la diversità è un valore, ma non deve tradursi in disuguaglianze nell’accesso ai servizi. “Per questo – afferma Marottoli – servono infrastrutture nazionali che definiscano regole condivise. Strumenti come l’anagrafe nazionale o il fascicolo sanitario elettronico garantiscono un linguaggio comune, permettendo ai sistemi di dialogare senza uniformare le realtà locali”.

Questo approccio permette, ad esempio, a un cittadino di ricevere assistenza sanitaria in una regione diversa dalla propria, assicurando continuità e qualità del servizio. La possibilità di correlare fenomeni diversi aiuta anche a migliorare la gestione ambientale attraverso sistemi di monitoraggio continuo e capacità predittive sugli eventi estremi o di governare la mobilità in modo più efficiente grazie a sistemi integrati di gestione dei flussi.

Trovando un equilibrio tra autonomia locale e coerenza nazionale, si può realizzare un sistema in cui le specificità territoriali possano esprimersi all’interno di un quadro condiviso. È un approccio che riflette la Visione 2026 di Deda Next: “creare ecosistemi digitali sostenibili, interoperabili e sovrani per il futuro dell’Italia”.

I fattori abilitanti della trasformazione: sostenibilità e inclusione

Ma quali sono i fattori abilitanti di questa trasformazione? Ovviamente, l’interoperabilità tra sistemi e basi dati nazionali, necessaria per la realizzazione del principio “once only” e per evitare il lock-in tecnologico.

“Il lock-in nasce da un passato in cui l’informatica realizzava sistemi chiusi e autoreferenziali. Oggi questo paradigma deve essere superato attraverso la collaborazione sana tra le pubbliche amministrazioni e i loro fornitori in una logica di partnership”, indica Marottoli. “Ciò si ottiene fondandosi su un’architettura che segua linee guida condivise, come quelle definite a livello nazionale, per costruire piattaforme aperte, interoperabili e scalabili”.

Un altro fattore chiave è il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, alzando il livello sulla User Experience e sull’inclusione.

Anche la sostenibilità digitale emerge come un moltiplicatore di valore pubblico, perché implica promuovere soluzioni tecnologiche essenziali e responsabili e architetture efficienti, capaci di ridurre gli sprechi e massimizzare l’impatto sociale.

Al tempo stesso, in un approccio data-driven è essenziale la security by design, ovvero la progettazione secondo standard di sicurezza verificati da ACN e la certificazione di dati e processi. In quest’ottica l’intelligenza artificiale (IA) può senz’altro entrare nelle soluzioni usate dalla PA, ma come abilitatore di innovazione responsabile: l’IA crea valore solo quando lavora in sinergia trasparente con l’uomo, all’interno di ecosistemi specifici che ne orientano l’uso verso obiettivi concreti e condivisi.

Sovranità digitale: architetture trasparenti Made in Italy

Interoperabilità e IA sono strettamente legate al tema della sovranità digitale. Il dato è un asset strategico del cittadino e deve essere gestito in modo sicuro, trasparente e tracciabile. In questo contesto assumono un ruolo centrale le architetture end-to-end, che garantiscono visibilità sulle tecnologie utilizzate e sulla localizzazione dei dati, rafforzando fiducia e compliance.

L’offerta di software-as-a-service Made in Italy, certificata secondo le regole AgID/ACN e pensata per specifici ecosistemi, costituisce oggi un presidio di autonomia tecnologica e di compliance normativa. “È fondamentale che le politiche di procurement premino le aziende che investono in queste soluzioni, potenziando il Marketplace nazionale”, evidenzia Lucio Marottoli, “per garantire alla PA governo, scalabilità ed efficienza, superando definitivamente la logica del lock-in tecnologico”.

Guardando al traguardo del 2030, per Deda Next la sostenibilità digitale si afferma come un moltiplicatore di valore pubblico, capace di massimizzare l’impatto sociale attraverso l’adozione di architetture efficienti e responsabili. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale evolve in un vero e proprio ‘abilitatore collaborativo’, capace di agire in sinergia con l’umano all’interno di ecosistemi digitali integrati. L’obiettivo finale è trasformare l’innovazione in un presidio di benessere collettivo, garantendo una crescita che sia equa, inclusiva e capace di generare valore pubblico duraturo per le generazioni future.

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