Tra intelligenza umana e artificiale: il futuro del lavoro Blended nella Pubblica Amministrazione
La trasformazione della PA non può essere interpretata come un processo meramente tecnico, ma come una ridefinizione del modello organizzativo e del lavoro pubblico: coinvolge cultura, leadership, competenze, governance e qualità dell’esperienza lavorativa. Il modello Blended rappresenta una traiettoria evolutiva attraverso cui intelligenza umana e artificiale possono essere integrate all’interno di sistemi organizzativi ad alta intensità cognitiva nell’era dell’IA e la PA può configurarsi come un contesto privilegiato di sperimentazione e consolidamento di nuovi modelli di lavoro
28 Maggio 2026

Foto di Israel Andrade su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/persone-che-si-siedono-sulla-sedia-davanti-al-computer-YI_9SivVt_s
- 1 Dal lavoro d’ufficio al lavoro digitale
- 2 La PA come ecosistema collaborativo tra intelligenza umana e artificiale: il modello Blended
- 3 Riconfigurazione del lavoro pubblico e leadership distribuita
- 4 Governance, sperimentazione e ruolo della PA
- 5 Dal lavoro digitale alla sostenibilità sociale e territoriale
- 6 Conclusioni
La Pubblica Amministrazione si trova oggi al centro di una trasformazione strutturale ancora in divenire che, pur disponendo dei presupposti necessari, non ha ancora assunto una configurazione pienamente sistemica e omogenea. Una trasformazione che si estende progressivamente alla ridefinizione del lavoro pubblico, dei processi decisionali e del concetto stesso di valore pubblico (AgID, 2025; FORUM PA, 2025).
In questo quadro, l’intelligenza artificiale (IA) e le nuove modalità di lavoro rappresentano fattori trainanti del cambiamento in corso, che, pur offrendo opportunità rilevanti in termini di innovazione e trasformazione organizzativa, possono anche accentuare disuguaglianze e asimmetrie se non adeguatamente governate (World Economic Forum, 2025; Stanford HAI, 2024).
Nella PA l’IA non può essere trattata come un semplice strumento operativo, perché interviene direttamente nei processi quotidiani: dalla gestione dei procedimenti alla classificazione dei documenti, dal supporto alle decisioni alla relazione con cittadini e imprese. È un ambiente tecnologico e cognitivo che modifica il modo in cui le amministrazioni raccolgono e interpretano informazioni, organizzano il lavoro, definiscono le priorità e costruiscono fiducia attraverso servizi più comprensibili, tempestivi e coerenti. In questo quadro di trasformazione dei modelli organizzativi e decisionali, l’IA è già oggi uno dei principali fattori che stanno riconfigurando il lavoro pubblico e le competenze richieste alle amministrazioni.
In tale scenario, la PA assume un ruolo centrale e strategico come spazio in cui si intrecciano innovazione tecnologica, equità sociale, tutela dei diritti e responsabilità istituzionale. Le evoluzioni normative più recenti, tra cui l’AI Act europeo e la Legge 132/2025, rafforzano questa impostazione, introducendo principi di trasparenza, supervisione umana e responsabilità nell’uso dei sistemi di IA (Ciacia, 2025a; Ciacia, 2025b).
La PA si configura quindi come infrastruttura istituzionale fondamentale per garantire che la trasformazione digitale non sia soltanto efficiente, ma anche equa, controllabile e orientata al bene pubblico.
Il presente contributo propone un quadro interpretativo della trasformazione del lavoro nelle organizzazioni contemporanee, con particolare riferimento alla PA e ai lavori ad alta intensità cognitiva e informativa. Con questa espressione si intendono le attività tipiche delle amministrazioni pubbliche che richiedono l’elaborazione, l’interpretazione e l’applicazione di informazioni, norme e conoscenze nei processi decisionali e nella produzione dei servizi. Si tratta del cuore del lavoro pubblico: istruire procedimenti, valutare istanze, redigere atti, interpretare regolamenti, coordinare processi complessi, garantire coerenza amministrativa. È proprio su questo nucleo cognitivo — che sostiene la capacità della PA di decidere, orientare e generare valore pubblico — che l’introduzione dei sistemi di IA esercita un impatto crescente, determinando la riconfigurazione di modalità operative, competenze e forme di responsabilità.
Dal lavoro d’ufficio al lavoro digitale
Il lavoro a distanza su larga scala ha rappresentato un acceleratore dei processi di trasformazione organizzativa, evidenziando come la produttività non dipenda esclusivamente dalla presenza fisica, ma da modelli organizzativi fondati su flessibilità e fiducia.
Nella PA, il lavoro agile ha mostrato potenzialità in termini di efficienza, inclusione e flessibilità, ma anche limiti legati alla persistenza di una cultura del controllo, alla carenza di competenze digitali e alla difficoltà di ripensare i modelli di leadership. In molti casi, la sua introduzione non è stata accompagnata da una reale riorganizzazione del lavoro, generando una distanza tra innovazione tecnologica e trasformazione organizzativa effettiva.
Questo elemento evidenzia come la trasformazione in corso non possa essere letta come puramente tecnica, ma come profondamente organizzativa, culturale e relazionale.
Oggi tale processo si sviluppa ulteriormente attraverso la diffusione della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, che amplificano le capacità di analisi e previsione, ma richiedono al tempo stesso una guida etica, politica e organizzativa. La tecnologia non determina gli esiti del cambiamento, ma li condiziona in funzione delle modalità con cui viene governata e integrata nei contesti di lavoro.
In questa prospettiva, la necessità di governare consapevolmente tali trasformazioni rende inevitabile un ripensamento complessivo dei modelli di funzionamento della PA.
La PA come ecosistema collaborativo tra intelligenza umana e artificiale: il modello Blended
Negli ultimi anni la PA ha attraversato una trasformazione intensa, spesso accelerata da fasi emergenziali che hanno introdotto nuove tecnologie più rapidamente di quanto i modelli organizzativi riuscissero ad assorbirle. Questo scarto tra innovazione e capacità di adattamento ha reso evidente la necessità di ripensare il lavoro pubblico nella sua interezza, interrogandosi non solo sugli strumenti, ma sulle condizioni in cui il lavoro prende forma, sulle competenze che richiede e sulle relazioni che lo sostengono.
È dentro questo scenario che si colloca il modello Blended (Ciacia, 2025a), un approccio che invita a guardare alla PA non come a un insieme di procedure, ma come a un ecosistema in cui dimensioni tecnologiche, organizzative e cognitive convivono e si influenzano reciprocamente. Il Blended non si limita a integrare strumenti digitali nei processi esistenti: propone una visione del lavoro pubblico come luogo di incontro tra intelligenza umana e sistemi artificiali, dove la qualità dell’esperienza lavorativa diventa parte integrante della capacità dell’amministrazione di generare valore.
In questa prospettiva, la PA appare come uno spazio in cui coesistono attività creative e processi automatizzati, decisioni umane e supporti algoritmici, ambienti fisici e digitali. Non si tratta di ridefinire la percentuale di lavoro in presenza o da remoto, ma di costruire un contesto in cui il valore pubblico emerga dalla co creazione tra intelligenze diverse e dalla cura delle condizioni che la rendono possibile.
Perché ciò accada, è necessario ripensare le strutture organizzative, orientandole verso forme più flessibili e resilienti, capaci di sostenere l’integrazione tra tecnologia e competenze umane. Le amministrazioni sono chiamate a evolvere verso assetti che non misurano il valore solo in termini di efficienza, ma anche di qualità del lavoro, sostenibilità cognitiva e benessere psicosociale. È un cambiamento che tocca la governance, i ruoli, le responsabilità, e che richiede modalità relazionali fondate su fiducia, collaborazione e responsabilizzazione.
In un contesto in cui l’IA interviene sempre più spesso nei processi cognitivi e decisionali, la trasformazione organizzativa implica lo sviluppo di una leadership distribuita, la diffusione di pratiche di apprendimento continuo e l’integrazione stabile delle competenze digitali nei profili professionali del personale pubblico (Ciacia, 2025a). È lungo questa traiettoria che la PA può configurarsi come un ambiente di produzione di valore, capace di leggere la complessità e di adattarsi ad essa, mantenendo al centro la relazione tra persone, tecnologie e istituzioni.
In un contesto in cui l’IA interviene sempre più spesso nei processi cognitivi e decisionali, la trasformazione organizzativa implica lo sviluppo di una leadership distribuita, la diffusione di pratiche di apprendimento continuo e l’integrazione stabile delle competenze digitali nei profili professionali del personale pubblico (Ciacia, 2025a). È lungo questa traiettoria che la PA può configurarsi come un ambiente di produzione di valore, capace di leggere la complessità e di adattarsi ad essa, mantenendo al centro la relazione tra persone, tecnologie e istituzioni.
Riconfigurazione del lavoro pubblico e leadership distribuita
All’interno di questo processo, l’IA non prende il posto delle capacità umane: ne sposta il baricentro. Le attività più operative e ripetitive non scompaiono, ma vengono progressivamente riallocate, lasciando spazio a funzioni a maggiore valore aggiunto — analisi dei dati, progettazione dei servizi, attività predittive, compiti strategici — in cui l’apporto umano diventa ancora più decisivo.
Questa riconfigurazione richiede politiche strutturate di formazione continua e reskilling, non solo per accompagnare la riallocazione delle competenze, ma per sostenere la qualità del lavoro e la sostenibilità cognitiva dei nuovi assetti organizzativi. Parallelamente, si modifica il modello di leadership pubblica: i modelli tradizionali basati sul controllo gerarchico perdono efficacia, lasciando spazio a forme di leadership orientate alla facilitazione, alla progettazione dei sistemi organizzativi e alla capacità di integrare competenze umane e digitali.
L’introduzione di sistemi di IA agentica accelera ulteriormente la transizione verso assetti organizzativi distribuiti, nei quali la responsabilità è diffusa e la capacità di leggere la complessità diventa una competenza collettiva.
Governance, sperimentazione e ruolo della PA
La PA non è soltanto destinataria del cambiamento: è uno dei luoghi in cui il cambiamento prende forma. La sua funzione di garanzia è essenziale, perché l’intelligenza artificiale non è neutrale e, se non adeguatamente governata, può amplificare disuguaglianze e asimmetrie informative.
Ma la PA è anche — e qui si crea la coerenza narrativa — un laboratorio organizzativo. In quanto grande organizzazione e datore di lavoro, può sperimentare al proprio interno modelli innovativi di lavoro, riducendo il peso delle attività ripetitive e valorizzando dimensioni relazionali, cognitive e organizzative. Ciò che sperimenta al proprio interno può poi diffondersi nel sistema pubblico, generando un effetto moltiplicatore che rafforza la capacità amministrativa complessiva.
È proprio questa duplice natura — garante e sperimentatrice — che consente alla PA di configurarsi come moltiplicatore sistemico dell’innovazione: un attore capace di produrre modelli organizzativi che non restano confinati all’interno delle singole amministrazioni, ma che si propagano nell’ecosistema socio economico, contribuendo alla modernizzazione del Paese.
Dal lavoro digitale alla sostenibilità sociale e territoriale
La trasformazione digitale si intreccia con le questioni dell’equità sociale e territoriale, ridefinendo le condizioni di accesso ai servizi e le capacità organizzative delle amministrazioni. Le innovazioni nei modelli di lavoro e nei servizi pubblici possono favorire inclusione e modernizzazione, ma anche amplificare divari se non accompagnate da adeguati investimenti infrastrutturali e nello sviluppo delle competenze.
Il divario non riguarda solo l’accesso alle tecnologie, ma anche la capacità organizzativa di utilizzarle efficacemente. Per questo la digitalizzazione deve essere intesa come politica integrata, capace di coniugare infrastrutture tecnologiche, sviluppo delle competenze, organizzazione del lavoro e accesso equo ai servizi pubblici. Solo in questa prospettiva essa può contribuire alla coesione territoriale, intesa non solo come riduzione dei divari, ma come rafforzamento della capacità amministrativa complessiva dei territori.
Conclusioni
La trasformazione della PA non può essere interpretata come un processo meramente tecnico, ma come una ridefinizione complessiva del modello organizzativo e del lavoro pubblico. Essa coinvolge simultaneamente cultura, leadership, competenze, governance e qualità dell’esperienza lavorativa. La sfida non consiste soltanto nell’adozione di nuove tecnologie, ma nella costruzione di modelli di amministrazione capaci di integrare innovazione, equità, sostenibilità e responsabilità.
Il modello Blended rappresenta una traiettoria evolutiva attraverso cui intelligenza umana e artificiale possono essere integrate all’interno di sistemi organizzativi orientati alla produzione di valore pubblico, inteso anche come qualità del lavoro, benessere psicosociale e sostenibilità cognitiva.
In questa prospettiva, la PA può configurarsi come un contesto privilegiato di sperimentazione e consolidamento di nuovi modelli di lavoro, fondati sull’integrazione strutturale tra dimensione umana, tecnologica e organizzativa.
Le implicazioni del quadro proposto si estendono ai processi di sviluppo organizzativo e di formazione manageriale nelle organizzazioni pubbliche. In particolare, la crescente trasformazione dei lavori ad alta intensità cognitiva e informativa e l’introduzione della IA nei processi decisionali rendono necessario attivare percorsi di accompagnamento al cambiamento rivolti ai ruoli dirigenziali e gestionali (Ciacia, 2025a).
Tali percorsi risultano orientati alla comprensione dei modelli di lavoro emergenti, alla gestione della complessità organizzativa e alla promozione di condizioni di lavoro sostenibili in termini di qualità dell’esperienza lavorativa, benessere organizzativo e sostenibilità cognitiva.
N.d.R. Cinzia Ciacia il 9 giugno a FORUM PA 2026 terrà un keynote speech dal titolo “Il futuro blended del lavoro nella PA”.
Bibliografia essenziale
- Agenzia per l’Italia Digitale (2025). Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2024–2026 – Aggiornamento 2025. Roma.
- Agenzia per l’Italia Digitale (2025). L’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione: indagine su progetti e adozione. Roma: AgID.
- Ciacia, C. (2025a), Il lavoro del futuro è blended. Ripensare le organizzazioni come ecosistemi collaborativi tra intelligenza umana e artificiale. Edizioni Palinsesto.
- Ciacia, C. (2025b), IA e lavoro agile nella PA: cosa cambia davvero per i dipendenti, Agendadigitale.eu, 15 dic. 2025.
- FORUM PA (2025). FPA Annual Report.
- European Parliament and Council of the European Union (2024). Regulation (EU) 2024/1689 of 13 June 2024 laying down harmonised rules on artificial intelligence (Artificial Intelligence Act). Official Journal of the European Union, L 1689, 12.7.2024.
- Repubblica Italiana (2025). Legge 23 settembre 2025, n. 132 – Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
- Stanford Institute for Human-Centered AI (2024), AI Index Report, Stanford HAI.
- World Economic Forum, Future of Jobs Report 2025, World Economic Forum.