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Se la pubblica amministrazione apre i dati, cosa ci guadagnano i cittadini?

Rispondendo alla domanda “Cosa ne viene ai cittadini dal fatto che la pubblica amministrazione apra i dati?” , Guido Scorza risponde partendo dal concetto-guida dell’openess. “L’openess – spiega – è utile al cittadino in due modi: da una lato assicura trasparenza, dall’altro permettte lo sviluppo da parte di terzi di servizi a valore aggiunto per il cittadino stesso”. Per questo – sottolinea –  è importante che i dati siano accessibili a tutti gli operatori (aziende, sviluppatori e cittadini) su base non discriminatoria e non esclusiva.

Come si fa la pubblica amministrazione open by default? Regione Piemonte, istruzioni per l’uso

Lorenzo Benussi sostiene che il principale argomento a sostegno dell’amministrazione open by default è quello della razionalizzazione del patrimonio informativo che già esiste e che spesso è già on line. La domanda piuttosto è “come si razionalizza senza creare ulteriori complicazioni in termini di information management?” Regione Piemonte – spiega Benussi – ha seguito quattro semplici indicazioni, ovvero: non complicare le cose più del necessario, non rimandare a tempi migliori, uscire in versione beta, lavorare a budget zero. In ultimo, non farsi paralizzare dalla domanda: “ E se nessuno usa i dati liberati?”.

L’open data, dalle parole ai fatti: un funzionario pubblico in cerca di risposte

Claudio Forghieri apre e modera il convegno che  – sotto l’innovativa formula del talk show e con il contributo di professionalità e voci diverse  – intende rispondere alla domanda di base “Cosa sono gli open data?” per poi passare alla questione operativa “ Come una pubblica amministrazione può iniziare a fare open data?”.  Forghieri spiega come e perché l’Associazione italiana per l’Open Govervnemt è arrivata a questo importante appuntamento dopo la redazione del Manifesto e della guida “Come fare Open data”, presenta gli invitati e sottolinea come il vero protagonista sia un qualsiasi “funzionario pubblico che vuole fare open data ed è per questo alla ricerca di risposte e soluzioni pratiche”.

APPSFORITALY, il contest sui dati liberati dalle amministrazioni italiane

L’Associazione Italiana per l’Open Government, dalla sua nascita, si è impegnata principalmente nell’”apostolato” dal basso dell’open data pubblico, in mancanza di una strategia nazionale.  Ernesto Belisario lancia ora la prossima iniziativa: un vero e proprio contest, un APPSFORITALY per vedere, seguendo la linea adottata dal sindaco di Toronto “cosa succede se metti i dati on line”. Per fare questo, però, spiega è necessario dare un tempo alle amministrazioni per mettere on line i dati, perché in Italia sono ancora pochi. L’appuntamento dunque, per imprese, cittadini e sviluppatori è a settembre, quando si avrà on line il maggior numero di dataset pubblici possibile. Per questo il primo invito è rivolto proprio alle amministrazioni pubbliche: “nei prossimi mesi, liberate almeno un set di dati”.

Questione Time

Open data pubblici. Verso la Carta di identità del dato

Quanto è complicato dal punto di vista tecnico fare open data? Risponde Gianluigi Cogo, spiegando che “in realtà  l’open data elimina la complessità applicativa dalle strutture dell’amministrazione pubblica perché lascia che sia il mercato ad occuparsene”. In altri termini, la pubblica amministrazione ha il compito di raccogliere i dati, renderli disponibili in un formato che sia direttamente leggibile dall’uomo e dalla macchina e di definire la “carta di identità del dato”, ovvero quali sono le caratteristiche del dato che lo rendono relazionabile con altri dati.

L’open data: dalle parole ai fatti

Open Data: tutti ne parlano, pochi lo fanno
L’Open Data è il tema del momento: anche in Italia sono sempre più coloro che auspicano la “liberazione” dei dati pubblici in modo da accrescere l’efficienza e la trasparenza della PA, migliorare la qualità della vita dei cittadini e fornire alle imprese nuove opportunità di business. Anche le Amministrazioni, sia pur timidamente, iniziano a pensare di adottare politiche di Open Data; molto spesso tali azioni sono frenate dai timori e dalle incertezze legate alle tante dimensioni del fenomeno: giuridica, tecnica, organizzativa.
Per passare dalle parole ai fatti
Proprio per superare tali difficoltà e consentire al maggior numero possibile di Enti di fare realmente Open Data, l’Associazione Italiana per l’Open Government ha organizzato un innovativo workshop che, strutturato secondo la formula del talk show, ha l’obiettivo di spiegare alle amministrazioni “cosa e come” si può fare Open Data.
Verranno esaminati i profili strategici (importanza per cittadini e imprese), giuridici (trasparenza, licenze e privacy), tecnici (formati, cataloghi), organizzativi (performance, monitoraggio, resistenze interne ed esterne). Nel corso dell’evento verrà distribuita la versione aggiornata della pubblicazione ““Come si fa Open Data? Istruzioni per l’uso per Enti e Amministrazioni” e verranno presentate le nuove iniziative dell’Associazione per la liberazione dei dati pubblici e il loro riutilizzo.
Nel corso dell’evento sarà lanciato il concorso  “APPSFORITALY” il contest italiano sui dati pubblici aperti. APPSFORITALY che chiamerà a raccolta i più creativi programmatori italiani, nasce dalla collaborazione tra Associazione italiana per l’Open Government, il Consorzio TOP-IX IWA  (International Webmasters Association) e un ampio gruppo di attori pubblici e privati. 

#forumpa #fpa_data

Sul sito è disponibile la registrazione video dell’evento. Cliccare qui

Una “cassetta degli attrezzi” per rilevare la Customer Satisfaction

Un insieme di strumenti tecnici e metodologici “pronti all’uso”, che consentono anche alle amministrazioni con un minor background di esperienza in materia di rilevazione della Customer Satisfaction di avviare un processo in questa direzione. Questa, come spiega Filippo Chesi nella sua relazione, è la “cassetta degli attrezzi” del progetto “MiglioraPA”, iniziativa promossa dal Dipartimento per la Funzione Pubblica per diffondere la cultura, la pratica e gli strumenti di CSM, in particolare nelle Regioni Obiettivo Convergenza.

Customer satisfaction management: esperienze, strumenti e modelli

La relazione introduce obiettivi e modalità di svolgimento del “Laboratorio delle pratiche”, un pomeriggio di lavori dedicato al confronto di esperienze, strumenti e modelli di Customer Satisfaction Management (CSM). La relazione, inoltre, riepiloga le azioni previste dal progetto “MiglioraPA”, iniziativa promossa dal Dipartimento per la Funzione Pubblica per diffondere la cultura, la pratica e gli strumenti di CSM, in particolare nelle Regioni Obiettivo Convergenza.

L’Università Sapienza di Roma e la soddisfazione delle famiglie degli studenti

Sandro Zicari presenta un progetto di rilevazione on line avviato dall’’Università Sapienza di Roma con l’obiettivo di: misurare il grado di soddisfazione delle attività didattiche (percezione dei familiari), indagare le motivazioni dell’iscrizione in Sapienza e verificare – in itinere – le considerazioni della scelta.
 

Qualità per il cittadino: l’esperienza della Camera di Commercio di Crotone

Gaetana Rubino e Filomena Costa presentano il progetto “Immag-i-nizzando”, Immaginazione + Organizzazione, che vuole creare un circolo virtuoso della soddisfazione con un’attenzione forte sia alla soddisfazione del cliente che al benessere organizzativo.

Azienda ULSS 7 del Veneto: ascoltare gli utenti per migliorare i servizi

Gian Antonio Dei Tos illustra i passaggi del percorso attuato dalla sua Azienda sanitaria per misurare il grado di soddisfazione delle prestazioni ricevute. L’obiettivo è quello di migliorare la qualità dei servizi erogati e adattarli alle esigenze dei cittadini: fasi, strumenti e risultati del piano di Customer Satisfaction.