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Normattiva in prospettiva
Il Capo Dipartimento Zucchelli introduce l’iniziativa Normattiva spiegando la filosofia che la anima: mettere a disposizione del cittadino tutte le norme esistenti, perché se si conoscono le leggi si vive meglio. Per capire i testi, dice Zucchelli, non bisogna semplificare il linguaggio rischiandone l’impoverimento semantico e l’ambiguità, ma bisogna fornire strumenti interpretativi. Il DAGL della PCM ha ricevuto per questo l’incarico di costruire un altro portale che offra le note e i commenti necessari per una comprensione effettiva delle leggi al di là della conoscenza formale dei testi normativi.
Indicatori di Corporate Social Responsibility: un terreno d’incontro tra imprese e Sistema statistico nazionale
Il Prof. Molteni analizza i rapporti tra il benessere sociale e la responsabilità sociale d’impresa, ovvero l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle attività aziendali e nei rapporti con gli stakeholder. Da circa dieci anni molte imprese comunicano i propri risultati anche con un bilancio di sostenibilità che contiene informazioni economiche, ma anche sociali e ambientali. Lo scopo è che nel giro di qualche anno si arrivi all’obbligatorietà di un bilancio integrato certificato. Per far questo è stato creato a livello internazionale uno standard di riferimento: il Global Reporting Initiative (GRI). Molteni illustra la struttura del bilancio proposta dal GRI, delinea le prime ipotesi di convergenza tra il GRI e le statistiche nazionali, e illustra il Progetto “Istat – CSR Manager Network Italia” in programma tra maggio 2011 e dicembre 2012.
Responsabilità politica e misurazione del benessere
La dr.ssa Salvemini concentra il suo intervento sui processi di individuazione del set delle opzioni da far rientrare nel concetto di benessere. Compito del CNEL e del gruppo di ricerca di cui l’ente fa parte insieme all’ISTAT e a molte associazioni ambientalistiche, di consumatori e di categoria, è quello di provare a capire che cosa in questo momento la nostra società pensa che sia il progresso. Raccogliere questa percezione è fondamentale per offrire alla classe politica una visione che rispecchi il mandato degli elettori. Per capire che il PIL non è un indicatore sufficiente basti pensare – sottolinea la Salvemini – ad uno Stato africano che esporta diamanti o materie prime, ma i cui indicatori sociali sono a zero.
Nuovi indicatori di benessere
Dopo aver offerto una ricostruzione storica del perché il PIL sia stato per molto tempo l’unico indicatore del benessere delle società, Giovannini illustra le iniziative internazionali che negli ultimi anni si sono concentrate sula ricerca di indicatori più completi per misurare il progresso. Dal Programma OCSE del 2007 agli esiti della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi voluta da Sarkozy, l’indicazione è quella di analizzare i livelli di quattro forme di capitale: economico, umano, sociale, naturale. In questo senso il lavoro statistico è fondamentale perché – ricorda Giovannini – noi prestiamo attenzione a ciò che misuriamo e misuriamo ciò a cui prestiamo attenzione.
L’open data dalle parole ai fatti. Ma cosa dice la norma?
Se un’amministrazione volesse aprire i propri dati, secondo le norme vigenti potrebbe farlo? Quali potrebbero essere limiti e tranelli da cui guardarsi bene? A queste domande risponde Elio Guarnaccia che chiarisce subito che sebbene la normativa in materia privacy sia spesso indicata come un ostacolo alla realizzazione dell’open data, nei fatti non è così. “Quella sulla privacy – sostiene – è una normativa a tutela del cittadino e in questo senso va applicata. Dunque non si riferisce a quei dati aggregati per cui non c’è riferimento a un soggetto individuato o individuabile”. E cita l’articolo 52, comma 1 bis del Nuovo Cad, come base normativa della nuova trasparenza richiesta alle pubbliche amministrazioni.
Oltre il PIL: l’impatto delle misure di benessere, sviluppo e qualità della vita sulle politiche dei Governi, delle istituzioni, delle imprese
Ormai la necessità di andare “oltre il PIL” per misurare il benessere, lo sviluppo economico e la qualità della vita è un concetto largamente condiviso. Il convegno si propone di approfondire il ragionamento prendendo in considerazione l’impatto che tale diversa politica di misurazione e di valutazione ed un nuovo set di indicatori potrebbe avere sulle singole policies.
L’incontro si concentrerà quindi su tre focus di analisi:
– il cambiamento degli indicatori per la valutazione delle politiche di coesione. L’idea è quella che per l’allocazione dei fondi comunitari nei vari Paesi non vengano più valutati macroindicatori quali il PIL, l’occupazione, etc., ma sia ogni Paese a definire dal basso i propri indicatori in base ai propri obiettivi di benessere. In questo modo si ridà un ruolo centrale alle comunità locali;
– il tema del “lavoro decente”, come cambia l’organizzazione del lavoro e l’impatto di questa sulla qualità della vita;
– il legame tra gli indicatori macro (PIL) e gli indicatori sulla Responsabilità sociale d’impresa.
Perché IWA Italy partecipa al contest APPSFORITALY
Roberto Scano spiega quale è il ruolo di IWA Italy nel contest APPSFORITALY, presentato nel corso del convegno. “Il contributo di IWA – spiega – è importante perché parlando di open government data non si può prescindere dalla definizione internazionale degli standard, a cui IWA partecipa”. In particolare sottolinea il lavoro intrapreso dal gruppo di lavoro, in ambito W3C, dedicato al Government linked data, con l’obiettivo di produrre un dizionario comune a Paesi diversi, con la possibilità di avere a disposizione una repository internazionale. La Raccomandazione W3C, anticipa, sarà rilasciata nel marzo 2012.
APPSFORITALY, il commitment di Consorzio Top IX
Lorenzo Benussi spiega il commitment del Consorzio Top IX nell’iniziativa APPSFORITALY, il contest lanciato nel corso del convegno per lo sviluppo di applicazioni a partire dai set di dati liberati dalle pubbliche amministrazioni italiane. “A partire dagli esperimenti già fatti su Torino – spiega – siamo convinti che da questo contest verranno idee, applicazioni e nuove partnership interessantissime”. E apre l’invito per amministrazioni, aziende e singoli sviluppatori a partecipare.
IODL – Italian Open Data License, un licenza per i dati pubblici italiani
Salvatore Marras presenta la IODL, Italian Open Data License , messa a punto da un gruppo di lavoro coordinato dal Formez. La IODL è uno strumento importante per le pubbliche amministrazioni che volessero aprire i propri dati – precisa – mettendo in chiaro come i dati possono essere riusati. Va avanti, raccontando la genesi e i punti di maggiore criticità che si sono affrontati nel percorso di lavoro e confronto che ha portato alla versione attuale della Licenza.
Che se ne fa Google dei dati di un Comune?
“Scusi, ma Google che se ne fa dei dati di un Comune”? Alla domanda di un ipotetico funzionario pubblico alle prese con l’open data, risponde Laura Bononcini, con uno dei motti alla base del successo del business di Google: put the user first. In altri termini, spiega “facciamo dei dati quello che l’utente vuole che ne facciamo. Rispondiamo al bisogno dell’utente di accedere ai dati della pubblica amministrazione, aiutando d’altro canto l’amministrazione a rendere i dati fruibili”. Alla domanda: “si paga?”, risponde: “Ci sono strumenti a pagamento, ma ci sono anche tanti dati messi a disposizione gratuitamente”. E procede con esempi e prossimi passi nella strategia di Google per l’Italia.
Come si misura il ROI – Return on investment dell’open data pubblico?
A rispondere alla domanda “Come si misura il ritorno sull’investimento in open data?” è Stefano Epifani che specifica che non esistono metriche per il ROI né per la performance in materia di open data. Ma aggiunge: “si può misurare quanto l’open data fa variare la performance della pubblica amministrazione”. A partire dai parametri “classici” di efficienza, efficacia e produttività suggerisce che un primo bilancio potrebbe aversi su due piani: da un lato l’aumento del ciclo di vita del dato, dall’altro l’impatto sociale in termini di aumento del livello del servizio e, in ultima analisi, dell’occupazione. Per spiegare meglio, riporta una serie di esempi ripresi dal contesto statunitense.