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L’innovazione urbana come motore di sviluppo
Le città sono sempre state produttrici di innovazione. Oggi il centro della knowledge economy è il capitale umano e la presenza di Università, laboratori e centri di ricerca diventa il principale fattore di successo e di attrattività per le aree urbane. Con le nuove tecnologie digitali (stampanti in 3D) anche la manifattura torna nelle città e le startup innovative, il movimento dei makers e degli artigiani digitali, i FabLab ne sono un esempio. La domanda di innovazione da parte dei centri urbani è inoltre un potente fattore di traino per grandi comparti produttivi come l’edilizia, i trasporti, l’Ict, l’energia, la salute e il welfare.
Il Decreto crescita 2.0 del 2012 si pone come obiettivo la nascita di 3000 imprese innovative entro il 2014, ma l'elemento quantitativo non può essere il solo parametro su cui basare politiche e programmi nazionali. Istruzione, formazione, networking, valorizzazione delle comunità universitarie e della ricerca, utilizzo della domanda pubblica come leva per l'innovazione… Occorrono strategie integrate che tengano conto di questi fattori e che riescano a creare connessioni fertili e contaminazioni tra industria tradizionale e nuove competenze.
Le reti progettuali
Le città, pur occupando soltanto il 3,5% delle terre emerse, consumano più del 75% delle risorse di tutto il pianeta, ma non sono solo luoghi di consumo, ma anche importanti luoghi di produzione (conoscenza, servizi, etc). I modelli amministrativi delle nostre città continuano ad essere inadatti perché ancora di stampo napoleonico, verticalizzati e organizzati in silos: la realtà è completamente diversa. Il valore delle connessioni trasverali è sempre più importante per ambienti complessi come le città. Il primo passo per rendere le città più amichevoli (smart) è sgretolare questa organizzazione e puntare sulla formazione che punti e premi competenze solde e trsversali.Le città, occupando soltanto il 3,5% delle terre emerse consumano più del 75% delle risorse di tutto il pianeta, ma non sono solo luoghi di consumo, ma anche importantiluoghi di produzione (conoscenza, servizi, etc). I modelli amministrativi delle nostre città continuano ad essere inadatti perché ancora di stampo napoleonico, verticalizzati e organizzati in silos: la realtà è completamente diversa. Il valore delle connessioni trasverali è sempre più importante per ambienti complessi come le città. Il primo passo per rendere le città più amichevoli (smart) è sgretolare questa organizzazione e puntare sulla formazione che punti e premi competenze solde e trsversali.