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Progetto: OrtiAlti
Orti Alti è un progetto nato per iniziare o implementare la superficie coltivabile sulle superfici inutilizzate di Torino, in particolare sui tetti dei fabbricati, intercettando altre forme di innovazione sociale. È un servizio collaborativo che coinvolge direttamente gli abitanti e una pluralità di partner scientifici e sociali.
La Food Policy di Milano e lo Urban Food Policy Pact
Pur ospitando EXPO 2015 e aver avviato politiche forti, Milano in ritardo rispetto a Bologna o altre città internazionali nel mettere a fuoco una strategia complessiva rispetto al cibo. Chiaramente EXPO dev’essere una rampa di lancio, tappa di un percorso più lungo e di ampio respiro.
La piattaforma internazionale Eating City – Perché una Smart City dovrebbe avviare politiche di Smart Food?
Il presidente del Consorzio Risteco e fondatore della learning community Eating City, Maurizio Mariani, racconta perché oggi più che mai è necessario interessarsi ai temi legati al cibo e alle food policies nelle città. C’è bisogno di stabilire un nuovo rapporto tra città e campagna, tra mondo della produzione e della consumazione.
Stime autorevoli riportano che nel 2050 circa il 70% della popolazione globale vivrà in città, quindi capire come e cosa si mangerà nei grandi agglomerati urbani è oggi di fondamentale importanza.
In Italia, negli ultimi 15 anni, la spesa sanitaria si è raddoppiata – superando i 100 miliardi di euro – e il cibo ha in questo un ruolo di primo piano. Anche a livello europeo, per esempio, l’obesità infantile ha un costo pari al 6% della spesa sanitaria complessiva.
Il mercato agroalimentare europeo è diviso in due, il 52% da poche grandi imprese e il 48% dalle piccole e medie imprese.
La ristorazione collettiva pubblica è un mercato che in Europa vale 73.6 miliardi di euro all’anno. Ogni anno sono serviti 21 miliardi di pasti, secondo i dati un cittadino su cinque in Europa mangia in impianti di ristorazione collettiva. E allora forse è proprio questo, la ristorazione collettiva, un primo punto concreto dal quale partire per incominciare a parlare di una nuova food governance per le città.
Il progetto: Food Hub to Connect
Food Hub to Connect vuole essere il primo hub del cibo locale in Italia. L’impatto dell’allungamento delle filiere alimentari e l’uso di sostanze chimiche nella coltivazione costituiscono i due maggiori problemi per un mercato che comprime i costi all’origine. Allo stesso tempo osserviamo le conseguenze dell’omologazione delle colture e la perdita di stagionalità, parallelamente alla “zonizzazione” delle produzioni. Nella relazione tra cibo e città individuiamo quindi la sfida e lo snodo principale per l’articolazione di un processo di transizione da queste condizioni critiche.
La storia del mercato di agricoltori di Bejing – la strada per dare accesso su piccola scala ai produttori nei mercati cittadini
La Cina è il più grande paese in termini di popolosità, di conseguenza con il 7% della terra coltivabile sul pianeta nutre circa il 19% della popolazione mondiale e conta circa 700 milioni di agricoltori, con una proprietà media di mezzo ettaro. Sono state avviate soprattutto negli ultimi 10 anni molte iniziative e politiche alimentari e agricole, in ambito nazionale e internazionale, in particolare con orientamento sud-sud. Tuttavia l’autosufficienza alimentare è diventata un tema più dinamico.
La Food policy per il procurement pubblico – una leva per spostare il paradigma del sistema alimentare
La Scozia è uno dei paesi più riconosciuti per la qualità del cibo. Tuttavia il paradosso scozzese è che nonostante il grande movimento creatosi rispetto al tema dell’alimentazione, 2/3 della popolazione è sovrappeso e c'è uno spreco di cibo di circa il 20%. In uno scenario in cui le politiche pubbliche sono chiamate ad occuparsi direttamente di questi temi nonostante le condizioni critiche dell’economia: anzi è soprattutto ora il momento di intervenire e dare risposte per costruire il futuro per le policy del cibo.
Food & City: il futuro smart delle politiche alimentari urbane
Una città difficilmente può definirsi SMART se getta il 30% del cibo che acquista e tantoméno se il 30% dei bambini sono a rischio obesità, o se quando acquista servizi di ristorazione collettiva non si preoccupa di capirne gli impatti sociali ed ambientali.
Oggi, di fronte ad una situazione globale che vede molti paesi del vecchio continente essere sempre meno competitivi, anche l'industria alimentare subisce gli effetti della globalizzazione e delocalizza parte delle sue produzioni verso quei paesi con manodopera ed energia a basso costo, con due risultati certamente negativi: la disoccupazione crescente e l'aumento delle emissioni di gas a effetto serra dovute al maggior numero di chilometri percorsi dai nostri alimenti.
In un tale contesto il convegno propone una visione della Smart City, al cuore di un nuovo rapporto tra il locale ed il globale, tra azione e pensiero, dove l'alimentazione può diventare un pilastro indispensabile delle città resilienti e sostenibili. Un panel di esperti internazionali si confronteranno e lavoreranno su una serie di casi di studio relativi a nuovi modelli dove cibo, salute ed ambiente incontreranno l’economia delle imprese.
Ad ospitare questa riflessione non poteva che essere SCE2014 e la città di Bologna, che con il progetto City Of Food ha scelto di valorizzare uno degli elementi identitari del territorio, riconosciuto a livello internazionale. City Of Food, infatti non è solo cibo. È qualità e cultura dell’alimentazione, nutrizione, sostenibilità ambientale, ricerca scientifica, tutela della biodiversità e del suolo agricolo, per la valorizzazione delle eccellenze della città e del suo territorio, come sistema locale moderno, dinamico e competitivo.