Futures Literacy: perché l’alfabetizzazione ai futuri deve diventare materia di insegnamento

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L’idea di fare della Futures Literacy (FL) una delle materie di studio fin dai banchi di scuola, per permettere ai cittadini e ai giovani di prendere decisioni migliori in contesti inediti, è stata lanciata dall’UNESCO ormai 15 anni fa, ma è ancora nelle sue fasi iniziali di sviluppo. C’è una domanda alla base: come possono gli insegnanti insegnare ciò che non conoscono? In Italia qualcosa si sta muovendo proprio in questa direzione: sviluppare una piattaforma e un programma di formazione per docenti e dirigenti scolastici sull’introduzione strutturata dell’alfabetizzazione ai futuri nel sistema scolastico italiano

11 Marzo 2026

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Roberto Poli

Presidente della Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro

Foto di David Ramírez su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-giacca-nera-che-si-siede-sulla-panca-di-legno-marrone-kkOHS0uIR0Y

Circa 15 anni fa l’UNESCO ha lanciato l’idea della Futures Literacy (FL), ovvero dell’alfabetizzazione ai futuri, come la nuova alfabetizzazione necessaria per la complessità delle nostre società. Imparare a lavorare con il futuro ha un forte valore educativo, specialmente ora che i cambiamenti in costante accelerazione sollevano dubbi sulla capacità del sistema educativo di rimanere allineato al resto della società. Mentre per un sistema educativo il riferimento al passato è naturale, mantenere un riferimento esclusivo al passato è sempre meno valido. La sfida, quindi, è come dare spazio al futuro all’interno di un sistema educativo, sviluppando la capacità di utilizzare il futuro come strumento educativo e didattico.

La domanda alla base della proposta di una FL è se le forme tradizionali di alfabetizzazione siano sufficienti ad affrontare le sfide del XXI secolo e fornire la libertà di cui abbiamo bisogno. La complessità del nostro periodo storico sembra richiedere lo sviluppo di competenze che consentano alle persone di orientarsi in contesti sempre più incerti, tormentati da cambiamenti incessanti e accelerati. Le informazioni del passato e l’esperienza maturata finora non sono più in grado di indicare la strada da intraprendere, anche a livello personale, senza che ciò implichi che i precedenti e gli esempi storici siano privi di valore.

Come le precedenti forme di alfabetizzazione, anche quella al futuro implica l’acquisizione di determinate competenze, ovvero quelle necessarie per comprendere almeno alcuni aspetti del futuro, distinguere diversi futuri e (iniziare a) utilizzare il futuro in modo appropriato.

Sebbene l’alfabetizzazione al futuro sia ancora nelle sue fasi iniziali di sviluppo, la sua diffusione può aumentare notevolmente la capacità sociale di agire nel presente, allo stesso modo in cui la lettura e la scrittura hanno aumentato la capacità di cittadinanza delle persone. Le sfide da affrontare nei prossimi decenni richiederanno ai cittadini di essere sempre più consapevoli e capaci di prendere decisioni importanti: in questo senso, l’alfabetizzazione ai futuri, se opportunamente generalizzata, può diventare la base necessaria per arrivare eventualmente a scelte condivise. In nessun caso si tratta di “conoscere il futuro”, quanto di consentire agli studenti (ma anche alle persone, alle organizzazioni e alle comunità) di fare distinzioni esplicite tra diversi futuri possibili.

In questa prospettiva diviene rilevante un problema di carattere didattico: come possono gli insegnanti insegnare ciò che non conoscono? Questa domanda affronta uno dei problemi principali degli studi sul futuro: lavorare con il futuro non significa sapere cosa accadrà. Ciò che conta non è sapere ciò che non si può sapere, ma imparare a lavorare con ciò che è possibile. Nello specifico, la “domanda sul futuro” è diversa dalle domande usuali in cui il docente conosce già la risposta corretta. Le domande sul futuro dovrebbero essere domande autentiche e aperte, ovvero domande di cui non conosciamo la risposta, e proprio per questo sono domande autentiche sul futuro, le cui risposte possono aprire nuove possibilità.

In tutto il mondo, numerose esperienze propongono di introdurre la FL nell’istruzione. Lavorare con il futuro include comprendere i cambiamenti, distinguere diversi futuri e individuarne le condizioni abilitanti. L’esperienza di questi anni mostra che non si può lavorare ingenuamente con il futuro, ma che è indispensabile dotarsi di una corretta metodologia. Il futuro, soprattutto per i giovani e i giovanissimi ha anche una potente valenza emozionale che deve essere adeguatamente gestita. 

Per comprendere come operare, va in primo luogo riconosciuto che, ironicamente, l’orientamento al futuro più diffuso nel mondo degli insegnanti è anche quello meno significativo in questo contesto. Infatti, la maggior parte degli insegnanti vede il futuro come un riferimento implicito, quasi ovvio, del processo educativo. Lavorando con una dimensione non esplicitamente tematizzata, in questo orientamento il futuro rimane inarticolato, funge da sfondo tacito per l’azione educativa senza poter diventare una risorsa attiva da utilizzare proattivamente.

Un secondo e diffuso orientamento al futuro è quello che assume i tratti dell’ottimizzazione dello sforzo per raggiungere un obiettivo predeterminato. Il principale punto debole dell’ottimizzazione è che presuppone che si sappia cosa accadrà domani e che, così facendo, si possa collocare un’analisi costi-benefici al centro delle proprie scelte. Questa interpretazione vede il futuro come sfondo per compiere scelte razionali. Le analisi costi-benefici, tuttavia, dipendono almeno da una condizione preliminare, ovvero l’introduzione di un ordine univoco di preferenze, un ordine normalmente governato dalla logica economica. In altre parole, presuppongono che le diverse scelte siano confrontabili rispetto a un unico criterio di valutazione. Solo in questo caso ha senso parlare di scelta ottimale.

Una variante dell’ottimizzazione si concentra sul vantaggio competitivo rispetto agli altri attraverso l’acquisizione di mentalità, comportamenti e competenze “vincenti”. Il messaggio esplicito è che frequentare le scuole giuste e avere il giusto titolo di studio garantirà successo nella vita. L’istruzione in questo caso diventa uno, se non “il”, fattore dominante, del successo futuro.

Le diverse versioni di ottimizzazione che abbiamo menzionato vedono tutte il futuro come qualcosa di conoscibile e rispetto al quale si sa cosa si deve fare per affrontarlo. Inoltre, l’orientamento al futuro come ottimizzazione presuppone che il punto di arrivo a cui tendiamo sia effettivamente positivo. E se, una volta arrivati, scoprissimo che, dopotutto, non era ciò che volevamo raggiungere?

L’analisi costi-benefici e la competenza individuale vincente hanno senso solo se il contesto di riferimento è sufficientemente stabile, le istituzioni abbastanza stabili e la percezione del futuro relativamente accurata e affidabile. Le grandi trasformazioni in corso, le incertezze della situazione attuale, i cambiamenti tecnologici e naturali in gestazione rendono l’orientamento al futuro come ottimizzazione una strategia sempre più irrazionale.

Se la logica dell’ottimizzazione presuppone la conoscenza di qualcosa che è inconoscibile, la verità è che il futuro è e rimane qualcosa che deve ancora essere scritto. In una situazione strutturalmente caratterizzata da elevati livelli di incertezza, l’ottimizzazione induce a fare scelte pericolose. Ma quali potrebbero essere le alternative all’ottimizzazione? La principale opzione alternativa ricostruisce la capacità di aspirare come un’apertura di possibilità, a diversi livelli, anche contraddittori, che non possono essere ordinati reciprocamente in un’unica gerarchia. Nel contesto dell’aspirazione, il futuro è principalmente un’esplorazione di possibili futuri.

Da questo punto di vista, il futuro deve essere inteso come la possibilità di diversi modi di essere e di divenire. Il futuro sarà una realtà diversa, caratterizzata da modi di essere, fare, vivere, conoscere diversi da quelli del presente e del passato. È possibile che questi nuovi modi di essere siano peggiori di quelli che conosciamo attualmente, ma è altrettanto possibile che possano anche essere incommensurabilmente migliori o semplicemente diversi da quelli che abbiamo già visto.

Dunque, il futuro non è un territorio da mappare e conquistare, ma una fonte di nuove possibilità per il presente. Se ammettiamo la possibilità di innovazioni nuove e radicali (come l’Intelligenza Artificiale), il compito dell’educatore non può limitarsi a preparare i giovani a un futuro predeterminato che l’educatore ha già immaginato e conosciuto. Al contrario, il suo compito sarà quello di creare ed esplorare nuovi spazi di azione nel presente. La tesi del futuro come luogo di novità radicali trasforma la sfida educativa, costruendo il presente come il luogo in cui sperimentare il nuovo, ciò che al momento non è ancora possibile.

L’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), un istituto del Ministero dell’Istruzione, sta sviluppando con la Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro, Ecosistema Futuro e Invalsi una piattaforma e un programma di formazione per docenti e dirigenti scolastici sull’introduzione strutturata della alfabetizzazione ai futuri nel sistema scolastico italiano. È la prima volta al mondo che un sistema scolastico nazionale ha scelto di introdurre sistematicamente l’alfabetizzazione ai futuri sia per i discenti che per tutti gli operatori del sistema.


Contributo alla Rubrica “Pensare l’impensabile”, a cura di Roberto Poli, già professore all’Università di Trento, titolare della prima cattedra UNESCO al mondo dedicata ai sistemi anticipanti, e attualmente presidente della Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro.

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