Il coraggio di “pensare l’impensabile”: la visione di Roberto Poli a FORUM PA 2026

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Il 9 giugno a FORUM PA 2026 potremo ascoltare una delle figure di riferimento negli Studi di Futuro: Roberto Poli. Già professore all’Università di Trento e titolare della prima cattedra UNESCO al mondo dedicata ai sistemi anticipanti, Poli è attualmente presidente della Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro. In questa intervista ci spiega perché è fondamentale implementare una governance anticipatoria all’interno della pubblica amministrazione e ci presenta la rubrica “Pensare l’impensabile” con cui ci accompagnerà nei prossimi mesi su queste pagine, in attesa di incontrarci alla Manifestazione di giugno

6 Febbraio 2026

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Michela Stentella

Direttrice testata www.forumpa.it

Di fronte a mutamenti radicali come il cambiamento climatico, il declino demografico e le crisi geopolitiche, non è più sufficiente agire in modo reattivo: è necessario sviluppare gli strumenti per adottare un approccio di anticipatory governance. Un approccio quanto mai necessario per una realtà come la pubblica amministrazione, che ha la responsabilità di intercettare questi segnali con largo anticipo per trasformare eventuali minacce e criticità in problemi gestibili. Come costruire organizzazioni in grado di “anticipare” sarà il filo rosso di FORUM PA 2026 e nella prima giornata avremo il piacere di ascoltare la visione di Roberto Poli, una delle figure di riferimento negli Studi di Futuro.

Roberto Poli, già professore dell’Università di Trento e titolare della cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti (la prima cattedra UNESCO al mondo dedicata agli Studi di futuro), è attualmente presidente della Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro. Ha ideato e realizzato l’Handbook of Futures Studies, pubblicato da Elgar nel 2024 (seconda edizione in preparazione). È stato il coordinatore di un progetto PRIN sul tema dell’Anticipatory Governance. Nel corso degli anni ha svolto una massiccia attività di terza missione presentando il tema degli studi di futuro a molte istituzioni e aziende. 

In questa intervista ci spiega perché questi temi sono ormai imprescindibili per le nostre pubbliche amministrazioni. Il Prof. Poli ci accompagnerà poi fino a FORUM PA 2026 con una rubrica a sua cura che si intitolerà “Pensare l’impensabile” e che vedrà la prima puntata su queste pagine mercoledì 11 febbraio.

Perché è diventato fondamentale portare dentro le pubbliche amministrazioni la cultura e l’approccio alla governance anticipatoria?

Il primo punto è distinguere la governance anticipatoria dalla semplice programmazione, che nei governi c’è sempre stata. Il salto di qualità è legato alla consapevolezza di essere in una fase di transizione profonda, dove ciò che davamo per scontato a livello economico, sociale e geopolitico non lo è più. Non possiamo più limitarci a un atteggiamento reattivo. L’abbiamo visto tutti quando è arrivato il Covid: ovviamente abbiamo fatto del nostro meglio, ma rincorrere i problemi è costoso e poco efficiente, dobbiamo invece essere in grado di anticiparli il più possibile e farci trovare pronti. Per una struttura complessa come la PA, questo significa prima di tutto inserire sistematicamente la previsione strategica o gli studi di futuro all’interno dei meccanismi decisionali. È, in ultima analisi, una questione di sopravvivenza in un mondo che richiede strumenti diversi. Non si cambia per il gusto di cambiare, o perché è una “moda”, ma perché è il mondo attorno a noi che ci richiede di usare strumenti diversi.

Lei ha accennato alla pandemia, che tutti abbiamo vissuto. Ma ci sono stati altri momenti, anche negli anni recenti, in cui la necessità di cambiare approccio e sviluppare la capacità di anticipare, si è manifestata in maniera particolarmente urgente?

Oltre all’ovvio esempio della pandemia, che ha mostrato i limiti di un approccio reattivo, vediamo segnali ovunque. Pensiamo ai cambiamenti climatici, che appaiono sempre più accelerati e che portano ad alluvioni e frane sempre più severe, come ci dimostra la cronaca di questi giorni. C’è poi la sfida demografica: stiamo diventando una “società geriatrica”, e non è un’espressione mia, ma delle Nazioni Unite. Una società con una piramide demografica invertita che non ha precedenti nella storia umana, e un’aspettativa di vita sempre più lunga che ci porterà ad avere pochissimi giovani e moltissimi anziani. Se non impariamo a gestire questi cambiamenti radicali, rischiamo di generare sofferenza sociale. Siamo in una situazione in cui tutto quello che davamo per scontato ieri non lo è più e quindi dobbiamo attrezzarci e farci trovare pronti. Ovunque guardiamo — dalla geopolitica alle crisi finanziarie — maturano trasformazioni che la PA deve intercettare con largo anticipo per trasformare minacce dolorose in problemi gestibili. È una responsabilità che le amministrazioni non possono più ignorare.

Dal suo punto di osservazione, vede in Italia una sensibilità crescente su questi temi rispetto all’estero?

Siamo davanti a un’occasione storica, legata al turnover generazionale nella PA. C’è un numero molto importante di dipendenti pubblici che sta per andare in pensione. Se invece di limitarci a sostituire queste persone inserendo i nuovi assunti in “vecchi contenitori”, usassimo questo momento per ripensare il funzionamento della macchina, potremmo renderla molto più efficiente. In Europa c’è una forte spinta: la Better Regulation indica lo strategic foresight come uno strumento necessario e ha dato indicazione a tutti i Paesi membri di andare in questa direzione. In Italia ci sono segnali di interesse e alcune amministrazioni stanno deliberando in questa direzione, ma siamo ancora all’inizio del percorso, c’è molto lavoro da fare. Le amministrazioni devono dotarsi di unità di previsione strategica, ma non solo. Queste devono comunicare tra loro e imparare le une dalle altre. Un altro punto cruciale è che queste competenze devono diventare interne all’amministrazione, per essere usate in modo sistematico e regolare, e non dipendere solo da consulenti esterni.

Un tema talmente centrale che sarà il filo rosso del prossimo FORUM PA, dove lei interverrà nella giornata inaugurale del 9 giugno. In attesa di incontrarci in Manifestazione e ascoltare il suo keynote speech, continueremo ad approfondire questi temi all’interno di una nuova rubrica che uscirà su queste pagine e che lei ha voluto intitolare “Pensare l’impensabile”. Perché ha scelto questo titolo?

È un riferimento a un lavoro di uno dei padri fondatori degli studi di futuro, Herman Kahn, che negli anni ’60 pubblicò un libro con questo titolo. Mi sembrava un concetto necessario per la fase che stiamo vivendo: dobbiamo avere il coraggio di andare al di là dell’usuale e di ciò che diamo per scontato. Gli strumenti tradizionali, pur restando necessari, da soli sono diventati “afoni” e non riescono più a guidarci nelle decisioni. “Pensare l’impensabile” significa acquisire le competenze indispensabili per affrontare un ambiente strategico completamente nuovo.

Può darci qualche anticipazione sui temi che tratterà in questa rubrica?

Inizieremo con una ricognizione sulle grandi istituzioni internazionali — come ONU, Commissione Europea, OCSE, Croce Rossa e Fondo Monetario Internazionale — che hanno già costituito unità di previsione strategica e stanno assumendo futuristi. Proseguiremo poi con l’alfabetizzazione ai futuri (Futures Literacy), una proposta UNESCO fondamentale per permettere ai cittadini e ai giovani di prendere decisioni migliori in contesti inediti. Tratterò anche l’idea della PA come volano di sviluppo e l’importanza di “imparare gli uni dagli altri”. Questo scambio può avvenire tra amministrazioni simili, tra mondi diversi (come quello militare e civile) o guardando alle migliori pratiche di altri Paesi. L’obiettivo è trovare le modalità più adatte alle necessità specifiche di ogni organizzazione.

La prima puntata della rubrica a cura di Roberto Poli uscirà mercoledì 11 febbraio.

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