Dati, infrastrutture e valore: come la sanità digitale ridefinisce i processi e il governo clinico
A FORUM PA Sanità 2026 la trasformazione digitale incontra le esperienze. In anteprima, Giulia Bisoffi, Dirigente Responsabile Innovazione e Sviluppo Organizzativo AOUI Verona, e Davide Fornaciari, Direttore Generale AUSL IRCCS Reggio Emilia, presentano modelli di governance del dato: dal digital twin per i flussi ospedalieri alle piattaforme centralizzate della Data Unit. Esperienze che mostrano come trasformare i dati in valore pubblico
18 Settembre 2026
Patrizia Fortunato
Content Editor, FPA

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La trasformazione digitale del sistema sanitario trova una delle sue massime espressioni nella capacità di valorizzare l’enorme patrimonio informativo attraverso infrastrutture solide e interoperabili.
Le esperienze che presenteremo a FORUM PA Sanità 2026, nella sessione “Dati e infrastrutture abilitanti: dal patrimonio informativo alla generazione di valore per il sistema salute“, mostrano come modelli di governance e piattaforme digitali possano trasformare i dati in valore pubblico per cittadini, professionisti e istituzioni, diventando leve di cambiamento sistemico.
A interpretare questa transizione sono due realtà del panorama sanitario: l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l’AUSL IRCCS Reggio Emilia. Sebbene con approcci complementari – il gemello digitale dei processi clinici da un lato e la governance centralizzata dei dati dall’altro –, entrambe le organizzazioni dimostrano come l’innovazione digitale stia superando la fase della semplice raccolta dei dati per approdare a un governo delle informazioni.
L’AOUI di Verona: il gemello digitale e il process mining al servizio dei flussi ospedalieri
La complessità di una grande azienda ospedaliera, caratterizzata da elevati volumi di attività, unità operative e percorsi clinico-assistenziali tra loro interdipendenti, richiede funzionalità avanzate di modellazione predittiva e di monitoraggio direzionale per ipotizzare interventi centralizzati. All’AOUI di Verona la risposta è il digital twin, una rappresentazione digitale dinamica dei percorsi ospedalieri basata sul sistema informativo integrato e su tecniche avanzate di process mining, che ricostruiscono le sequenze delle attività a partire dagli eventi registrati nel database aziendale. Il gemello digitale si integra con una dashboard di business intelligence, strutturata su KPI specifici proprio per agevolare il monitoraggio delle attività.
Il progetto nasce dall’esigenza di “avere una lettura completa e condivisa dei flussi dei pazienti per riuscire a individuare eventuali punti critici e simulare le conseguenze di alcune scelte organizzative nell’ottica di un miglioramento continuo dei processi”, spiega Giulia Bisoffi, Dirigente Responsabile Innovazione e Sviluppo Organizzativo.
Partita da un’iniziativa pilota sul percorso chirurgico, la soluzione copre oggi tre ambiti con importanti impatti attesi:
- Il percorso chirurgico: per ottimizzare la programmazione delle sale operatorie, i tempi d’attesa per priorità, il turnover, i ritardi di avvio e la degenza post-operatoria.
- Il pronto soccorso: per tracciare i tempi di triage, la presa in carico, gli esami, le consulenze, le dimissioni e i ricoveri, riducendo le criticità e simulando eventuali sovraccarichi.
- Il percorso ambulatoriale: per monitorare la tempestività di accesso alle prestazioni e intervenire sulle liste d’attesa.
Il progetto si fonda su un lavoro multidisciplinare condotto da tre gruppi di lavoro, uno per ciascuno percorso, costituito da unità direzionali – Innovazione e sviluppo organizzativo, Controllo di gestione sistemi informativi – e clinici. Gruppi di lavoro che da gennaio si sono incontrati ogni due settimane per sei mesi – individuando prima i KPI essenziali e integrandoli poi con ulteriori indicatori – e che continuano a riunirsi periodicamente per ottimizzare lo strumento, individuare ulteriori sviluppi e valutarne l’impatto pre-post intervento.
Tra i principali punti di forza evidenziati da Bisoffi figurano la quotidiana alimentazione dei dati – che abilita l’analisi di numerose variabili tramite filtri avanzati per unità operativa, periodo o caratteristiche dei pazienti – e la rigorosa attenzione alla qualità del dato. Rilevante è anche l’estraibilità dei dati: oltre alla visualizzazione tramite KPI, la piattaforma consente di estrarre dataset per rispondere a specifiche esigenze di monitoraggio; un esempio sono i report sugli accessi al pronto soccorso legati agli effetti delle ondate di calore, rilevati settimanalmente come richiesto dal Ministero della Salute. A ciò si aggiunge il risvolto economico: l’individuazione dei nodi critici, delle inefficienze e degli sprechi, che in un’ottica di Lean management permette di ottimizzare le risorse.
Un progetto dalle prospettive ampie: l’accesso allo strumento si sta estendendo a tutti i clinici interessati tramite l’acquisizione di nuove licenze, arricchendo la funzione del gemello digitale dal monitoraggio direzionale alla gestione operativa della singola unità.
L’AUSL IRCCS Reggio Emilia: la centralizzazione e il “Reggio Emilia Digital Health Hub”
Se Verona mappa i percorsi clinici in tempo reale, l’AUSL IRCCS Reggio Emilia affronta il tema della governance dei dati istituendo una Data Unit aziendale dedicata: il Reggio Emilia Digital Health Hub (REDHH), un modello di eccellenza avvalorato dal riconoscimento EMRAM Stage 7, il massimo livello internazionale di maturità digitale.
“Partivamo dal presupposto di dover istituzionalizzare e formalizzare questa Data Unit aziendale: un’unità multiprofessionale composta principalmente da informatici e statistici, che si occupa della gestione dei dati derivanti da tutti i livelli di digitalizzazione dell’azienda, dalla cartella clinica elettronica a un’infinità di altre procedure”, spiega Davide Fornaciari, Direttore Generale. Un’unità dedicata al governo, alla qualità, all’integrazione e alla valorizzazione dei dati clinici, sanitari, amministrativi e di ricerca.
La gestione del dato si articola su tre direttrici: il servizio di informatica, che ospita la REDHH; l’unità dei sistemi informativi, composta – oltre che da statistici e amministrativi – da un medico, figura essenziale per la corretta interpretazione clinica dei dati; e il controllo di gestione, che gestisce la reportistica e i flussi informativi deputati alla rendicontazione dell’attività aziendale verso gli snodi regionali e nazionali.
Il progetto risponde a un triplice ordine di bisogni:
- Il governo e la gerarchizzazione del dato: superare la frammentazione informativa determinata da flussi sovrabbondanti per offrire a Direzione e clinici informazioni tempestive e strutturate.
- L’intelligenza artificiale e la ricerca: supportare in modo responsabile l’adozione di sistemi di IA – nel pieno rispetto della privacy, della riservatezza, dell’anonimizzazione, della validazione del parere del comitato etico – e fornire dati strutturati all’unità di ricerca biomedica e clinica dell’istituto (in qualità di IRCCS).
- Le partnership strategiche esterne: uscire dai confini aziendali per collaborare con il mondo privato e le università (con l’Università di Modena e Reggio Emilia come partner privilegiato), valorizzando il know-how pubblico per lo sviluppo di software sanitari e la brevettazione di dispositivi medici.
I dati non sono più una semplice stratificazione passiva di report amministrativi o clinici, ma diventano una leva attiva di cambiamento sistemico.
Per approfondire ulteriormente queste esperienze, vi rimandiamo a FORUM PA Sanità 2026, alla sessione “Dati e infrastrutture abilitanti: dal patrimonio informativo alla generazione di valore per il sistema salute“, in programma giovedì 22 ottobre presso lo Zest Hub di Roma Termini.