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Quel che mi porto in vacanza e quel che vorrei trovare alla ripresa

Questa è l’ultima newsletter prima della pausa estiva, sto facendo quindi i bagagli. Come sempre porto via qualche libro, con lo stesso spirito mi porto in vacanza qualche spunto a cui ripensare all’ombra del gelso che mi tiene compagnia. Qualche parola allora anche su quello che vorrei trovare alla ripresa. La mia speranza principale si può riassumere in un solo auspicio: maggiore attenzione alle persone che lavorano nell’amministrazione pubblica

Foto di Costanza Giovannini rilasciata in cc https://flic.kr/p/69AniA

Questa è l’ultima newsletter prima della pausa estiva e di un sereno e rigenerante riposo che auguro a noi e a tutti voi. Sto facendo quindi i bagagli. Come sempre porto via qualche libro, di quelli che non sono riuscito a leggere nel turbinio delle giornate di lavoro. Con lo stesso spirito mi porto in vacanza qualche spunto a cui ripensare all’ombra del gelso che mi tiene compagnia. Non posso portar via tutti i libri che vorrei leggere e neanche tutti i temi che vorrei approfondire. C’è da fare una scelta. Questa è la mia valigia:

  • porto con me, per rileggerlo con calma, il Piano Triennale di AgID e Team Digitale. Dopo averlo aspettato per tanto tempo e averne lette innumerevoli bozze, il rischio di una lettura superficiale del documento definitivo è alto. Invece contiene un sacco di cose su cui riflettere, soprattutto nei suoi capitoli in cui si ripensano ruoli e modelli. Su tutti il 5° capitolo che introduce con chiarezza l’API economy o il 9° sul Data & Analytics Framework o il 10° sulla governance del cambiamento. Certo una cosa è scrivere un piano un’altra è metterlo in pratica, ma senza una mappa l’andare può essere vano. Ora ce l’abbiamo.
  • Mi porto via poi la sensazione che qualcosa stia cambiando nella strategia dell’innovazione per quanto riguarda il rapporto mai facile tra centro e territori. Un’eccessiva, nuova e intrinsecamente fragile centralizzazione, che ha caratterizzato molto dell’azione degli organi di Governo dal Governo Monti in poi, sta lasciando il posto ad una più matura scelta che si basa sulla convinzione che l’innovazione non può procedere né top-down né bottom-up, ma che deve avere un movimento circolare dove l’enfasi non è su chi comincia, ma su come si diffonde il moto e come si propaga tra tutti gli attori. La recente riunione delle regioni con AgID e Team digitale; la nuova strategia del “Terzo Tempo” della Ministra Madia sulla riforma; il riconoscimento del ruolo importante di Assinter e delle sue società strumentali a servizio delle comunità locali; la tenace volontà di molte città di crescere in intelligenza, partecipazione, innovazione sociale, volontà di cui daremo conto a ottobre a Milano con la nostra manifestazione IcityLab (penso ad es. a Milano, Firenze, Bergamo, Parma, Reggio Emilia, Palermo, il Consorzio dei Comuni trentini e molte altre che stiamo seguendo da vicino) sono tutti segni che vanno nella giusta direzione.
    Il centralismo, il controllo totale e la conseguente ipernormazione sono tentazioni dei deboli. I forti non ne hanno bisogno: l’autorevolezza se la conquistano più come coach che come comandanti supremi.
  • Mi porto poi il ricordo della bella riunione del nostro Cantiere sulla Cittadinanza Digitale che ho coordinato a Milano (città laboratorio per eccellenza) il 20 luglio scorso e che mi ha regalato tre parole d’ordine per questo lavoro di squadra su cui vale davvero la pena di ripensare: semplificare con rigore tutto il semplificabile; trovare linguaggi comuni (lì abbiamo ripensato molto alle ontologie, dando anche un importante riconoscimento al paziente e tenace lavoro svolto dall’Ufficio Semplificazione di Funzione Pubblica); dividersi il lavoro e condividere i successi scambiandosi le esperienze. Niente di nuovo dite? Provate però a farlo davvero e il quadro cambierà.
  • Mi porto infine (ci sarebbero tante altre cose, ma la valigia è piccola) la riflessione operosa sulla grande opportunità per il Paese che può derivare dall’innovazione nella filiera della salute e che sarà al centro della nostra S@lute2017 a Roma a fine settembre. Non è più l’ingenua convinzione di straordinari risparmi con l’informatica, ma la matura convinzione che l’innovazione è l’unica strada per garantire insieme la sostenibilità del sistema, l’equità nella fruizione dei diritti, la qualità dei servizi, ma anche lo sviluppo e l’occupazione. Se vi fosse sfuggito rileggiamo insieme su questo tema il position paper della manifestazione scritto da Paolo Colli Franzone.

Le vacanze sono belle, ma poi finiscono (sono belle proprio perché sono un tempo breve di sospensione e di nutrimento), e quindi tornerò alla scrivania tra non molto. Qualche parola allora su quello che vorrei trovare alla ripresa. In effetti la mia speranza principale si può riassumere in un solo auspicio: maggiore attenzione alle persone che lavorano nell’amministrazione pubblica. Non è una questione di “buonismo” (anche se essere buoni non è un brutto proposito), ma di riconoscere che una grandissima knowledge farm come l’amministrazione pubblica di un moderno Paese ha il suo asset principale nel suo capitale umano. Come dovrebbe declinarsi questa attenzione:

  • prima di tutto in una nuova e quantitativamente significativa apertura all’ingresso nelle PA di giovani e di nuove professionalità che siano coerenti con i nuovi compiti di un’amministrazione che deve sempre più esser “partner”, piattaforma abilitante, nodo di una rete complessa di relazioni tra i portatori di interesse. È il punto chiave perché solo una consistente iniezione di vino nuovo porterà necessariamente a usare botti nuove.
  • Poi un’azione coerente per la formazione e l’empowerment dell’amministrazione e la crescita delle competenze (anche) digitali dei dipendenti pubblici, nell’ambito di un’azione complessiva e innovativa della funzione HR che tenda a restituire dignità al lavoro pubblico attraverso la consapevolezza del suo valore sociale e lo sviluppo intelligente delle risorse di ciascuna persona. Se questo vale per tutti gli obiettivi è ancora più evidente se pensiamo all’innovazione. La digital transformation non è più̀ soltanto una questione tecnologica, ma una sfida che coinvolge tutto il capitale umano e impone di sviluppare in ogni area dell’amministrazione nuove competenze e professionalità che siano in grado di interpretare al meglio le nuove opportunità̀ e condurre il cambiamento.

Questi i miei bagagli e le mie speranze, buone vacanze!