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Cittadinanza digitale

Spid, il Lazio parte dalla Sanità

I primi servizi saranno attivi entro l’estate e riguarderanno alcuni servizi compresi nel FSE e i pagamenti elettronici dei ticket. Successivamente i servizi regionali che prevedono modalità di autenticazione

L’espressione “Cittadinanza digitale” fa riferimento ad uno spazio giuridico che comprende il complesso di diritti e doveri che connotano la condizione di una persona nel mondo digitale. Si tratta quindi di un concetto complesso che ha molteplici implicazioni e fa riferimento a numerosi aspetti della vita individuale e sociale.

Il presupposto sostanziale che dà origine alla cittadinanza digitale è rintracciabile nella progressiva rilevanza di Internet e delle tecnologie digitali e di rete nelle società post-industriale, che ha decretato la centralità della conoscenza e della comunicazione per le dinamiche socio-economiche e democratiche nel loro complesso.

L’impatto di Internet e delle tecnologie digitali e di rete sulla espressione individuale e sulle dinamiche sociali, economiche e politiche ha quindi definito una estensione del concetto tradizionale di cittadinanza che si traduce sia in una declinazione nuova e propria dell’era della Rete di diritti e doveri già definiti, sia nella definizione di diritti e doveri inediti.

Per la definizione della cittadinanza digitale la dimensione dei diritti e doveri individuali riferibili o qualificati da Internet e dalle tecnologie digitali non è tuttavia esaustiva: l’altro elemento essenziale fa riferimento all’appartenenza dell’individuo a una collettività giuridicamente e territorialmente definita che basa la propria convivenza su regole condivise. Regole che prendono forma nell’operato delle amministrazioni pubbliche e nella relazione tra queste ultime e i cittadini.

> Questo articolo fa parte del dossier "Speciale Cantieri, i protagonisti raccontano Spid: cosa è ora, come sarà"

Quindi le due dimensioni principali che strutturano la cittadinanza digitale possono essere identificate nei diritti e i doveri della persona nell’era della Rete e nella dimensione del vivere comune relativa all’amministrazione pubblica.

In relazione ad entrambi questi due aspetti nel nostro Paese sono di recente accaduti alcuni rilevanti eventi, ne riportiamo in particolare due.

Il primo è costituito dalla pubblicazione, a luglio scorso, della "Dichiarazione dei diritti in Internet", una Carta dei diritti in Rete redatta dalla Commissione sui diritti e i doveri in Internet – di cui ho l’onore di fare parte - promossa dalla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, e perfezionata dopo una articolata consultazione pubblica. Il 3 novembre scorso la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il Governo alla promozione e adozione a livello nazionale europeo e internazionale dei princìpi contenuti nella Dichiarazione.

La Carta dei diritti in Rete rappresenta un importantissimo risultato che, dopo anni di discussione su questi temi, sancisce quali siano i nuovi diritti di cui godono i cittadini italiani in relazione ad Internet. Com’è definito nel Preambolo, “Questa Dichiarazione dei diritti in Internet è fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona. La garanzia di questi diritti è condizione necessaria perché sia assicurato il funzionamento democratico delle Istituzioni, e perché si eviti il prevalere di poteri pubblici e privati che possano portare ad una società della sorveglianza, del controllo e della selezione sociale. Internet si configura come uno spazio sempre più importante per l’autorganizzazione delle persone e dei gruppi e come uno strumento essenziale per promuovere la partecipazione individuale e collettiva ai processi democratici e l’eguaglianza sostanziale.”

I quattordici diritti individuati dalla Carta sono riferibili a vari ambiti: la possibilità di accedere e fruire liberamente della Rete (il diritto all’accesso, sancito dall’art. 2 è il diritto base, che abilita tutti gli altri); l’identità della persona; la sicurezza di ciascuno.

Il secondo evento è rappresentato dalla riforma della pubblica amministrazione sancita dalla Legge 7 agosto 2015, n. 124 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, che ha come filo rosso proprio l’affermazione della cittadinanza digitale, mediante il pieno dispiegamento dell’e-government e dell’open government.

L’art. 1, come noto, è dedicato proprio alla definizione di una “Carta della cittadinanza digitale” che definisce il livello minimo e necessario di diritti digitali che devono essere garantiti ai cittadini e prescrive l’opportuno adeguamento delle amministrazioni per rendere davvero effettivo il passaggio al digitale.

Lo scorso 20 gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, undici Decreti attuativi della Legge, tra cui quello sulle norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, relativo alle modifiche e integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), la cui versione aggiornata entrerà in vigore il primo luglio 2016. Nel nuovo CAD l’identità digitale si definisce come l’elemento centrale del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. Mediante il Sistema pubblico di Identità Digitale (SPID) sarà infatti possibile utilizzare credenziali uniche per l'accesso a tutti i servizi digitali della pubblica amministrazione e successivamente anche dei privati che aderiranno. SPID insieme al domicilio digitale - l'indirizzo online al quale il cittadino potrà essere raggiunto dalle pubbliche amministrazioni - e in collegamento con l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), può cambiare radicalmente la relazione tra cittadini imprese e pubbliche amministrazioni, mettendo davvero al centro i bisogni dell’utente.

Presentato l’8 marzo scorso presso Palazzo Vidoni dal Ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Marianna Madia e dal direttore generale di AgID Antonio Samaritani, SPID rappresenta quindi una delle pietre miliari per la Cittadinanza Digitale e un primo banco di prova per l’applicazione dei principi raccolti nella Dichiarazione dei diritti in Internet, che devono essere posti a garanzia del corretto dispiegamento di un progetto così complesso, certamente non privo di rischi e di problematiche da gestire.

Proprio in considerazione del grande rilievo del progetto e in coerenza con l’Agenda Digitale regionale, Regione Lazio ha tenuto a far parte del primo gruppo di amministrazioni impegnate nella realizzazione di questa importante sfida. I primi servizi accessibili mediante SPID saranno attivi entro l’estate e riguarderanno l’ambito della sanità digitale, in particolare alcuni servizi compresi nel Fascicolo Sanitario Elettronico e i pagamenti elettronici dei ticket relativi a prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. Successivamente saranno accessibili mediante SPID tutti i servizi regionali che prevedono modalità di autenticazione.