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Perché il lavoro agile serve alla PA. Parrella: "Ecco i risultati della prima fase di sperimentazione"

Avviata a dicembre 2017, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con il coinvolgimento di quattro Dipartimenti pilota (Funzione Pubblica, Pari Opportunità, Famiglia e Personale), la prima fase di sperimentazione del progetto "Lavoro Agile per il futuro della PA" realizzato dal Dipartimento per le Pari Opportunità nell'ambito del PON Governance 2014 - 2020. 56 i dipendenti coinvolti, di cui 8 dirigenti. Il monitoraggio dell'attività ha rilevato alcuni dati positivi. Ecco quali

Photo by Brooke Cagle on Unsplash

Il digitale è ormai pervasivo di tutte le nostre attività quotidiane e dovremmo chiederci se la PA sia pronta ad affrontare le sfide della digital trasformation. I dati ci dicono che il comparto conta oltre 32.000 dipendenti ICT di cui 18.000 nella PA centrale e 15.000 nella PA locale, con una spesa che ammonta a 5,7 miliardi di euro. Eppure il processo non è compiuto trovando davanti a se’ ostacoli principalmente culturali. Siamo ancora davanti a trasformazioni che tendono a mantenere il doppio canale, cartaceo e digitale, come ci conferma il Digital Economy and Society Index (DESI) che colloca l’Italia agli ultimi posti in Europa per utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e nell'erogazione di servizi pubblici. E’ quindi necessario, per completare il processo di digitalizzazione della PA, adottare una visione strategica integrata e definire un Piano pluriennale di interventi con obiettivi intermedi verificabili.

La PA deve rinnovarsi, anche attraverso il digitale. Solo così potrà attirare giovani talenti in grado di portare nuove energie e competenze nel sistema pubblico. Oggi l’età media del dipendente pubblico è di oltre 50 anni, una fascia di età più sensibile alla “rigidità” del lavoro, in termini di orari, spazi e modalità organizzative, a causa dei carichi familiari. In questi casi l’assenza di vincoli organizzativi rigidi e l’introduzione di tempi e modalità di lavoro più “agili” o smart potrebbero realizzare un giusto equilibrio tra tempi di lavoro e tempi di vita e favorire una più ampia condivisione delle responsabilità genitoriali nelle coppie. Soluzioni di smart working possono, inoltre, contribuire ad appianare le “distorsioni di genere” che si riscontrano ancora oggi nel mercato del lavoro, dove le donne sono spesso vittime di stereotipi e di discriminazioni in relazione al maggior numero di assenze del lavoro per esigenze di conciliaizione. Lo smart working permette anche di arginare il rischio di “over working”, ovvero la prassi di lavorare al di fuori degli spazi di lavoro formali senza che il lavoratore sia ugualmente tutelato, infine, favorire la diffusione del Lavoro Agile presso le pubbliche amministrazioni significa sostituire con la cultura del risultato quella legata prettamente alla presenza fisica nelle sedi di lavoro.

Con la legge 124/2015, completata dalla Direttiva della Ministra per la PA di giugno 2017, si pone l’obiettivo alla pubblica amministrazione di permettere ad almeno il 10% dei dipendenti di potersi avvalere di forme anche sperimentali di smart working. Oggi sono molte le amministrazioni pubbliche che, anche se non soggette direttamente a questo vincolo di legge, stanno dimostrando un interesse sempre crescente verso questo tema e verso la sua sperimentazione.

In questo ambito si inserisce il progetto “Lavoro Agile per il futuro della PA” realizzato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri per accompagnare le PA, in linea con la L. 124/2015 in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche nella sperimentazione di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento dell’attività lavorativa. In particolare, il Dipartimento per le Pari opportunità ha sottoscritto una Convenzione con il Dipartimento della Funzione Pubblica, nell’ambito del PON Governance e Capacità istituzionale 2014/2020, per l’attuazione di un’azione di sistema finalizzata a sviluppare e diffondere il lavoro “agile” nelle Pubbliche Amministrazioni centrali, regionali e locali dell’intero territorio nazionale. Il progetto coinvolge 25 amministrazioni pubbliche pilota, tra cui anche il Comune di Roma, selezionate a seguito di un Avviso di manifestazione di interesse dello scorso anno, che beneficeranno di un percorso di accompagnamento verso l’adozione di modalità di lavoro flessibile. Il progetto prevede alcune particolari linee di azione:

  • un’analisi delle esperienze più significative in tema di lavoro agile realizzate, a livello pubblico e privato, sia in ambito nazionale che internazionale;
  • l’individuazione di percorsi operativi di lavoro flessibile e la realizzazione di progetti pilota per la sperimentazione nella PA di forme agili di organizzazione del lavoro nello spazio e nel tempo;
  • la definizione di manuali e documenti;
  • l’attivazione di una rete a supporto dell’azione di sistema e dell’attività di informazione e comunicazione, che culmineranno nell’organizzazione di giornate di Lavoro Agile sul territorio nazionale.

Parallelamente è stata avviata, a partire da dicembre 2017, una prima fase di sperimentazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con il coinvolgimento di quattro Dipartimenti pilota (Funzione Pubblica, Pari Opportunità, Famiglia e Personale) per un totale di 56 dipendenti, di cui 8 dirigenti. La sperimentazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata ed è tutt’ora oggetto di monitoraggio. La somministrazione di questionari pre e post ai dipendenti coinvolti, ha consentito di rilevare alcuni dati positivi:

  • Maggiore orientamento dei singoli e delle organizzazioni al risultato
  • Miglioramento dell’ambiente lavorativo, in termini di organizzazione e di programmazione delle attività
  • Maggiore senso di responsabilità e grado di autonomia del dipendente; nuovi stimoli nel rapporto di fiducia nelle relazioni professionali
  • Maggiore motivazione e soddisfazione personale

In sintesi il 94% degli smart workers consiglierebbe ai colleghi la modalità di lavoro “agile”.

Ci sono però anche da rilevare dei fattori critici emersi nel corso della sperimentazione:

  • Difficoltà connesse all’utilizzo della strumentazione tecnologica
  • Difficoltà iniziale per i lavoratori nel programmare le proprie attività con target/obiettivi quantificabili e misurabili
  • Scostamento tra attività programmate e realizzate

Questi punti saranno oggetto di azioni di miglioramento, tanto che alla luce degli esiti della prima sperimentazione pilota è stata definita una policy per tutte le strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri. Con la Direttiva del 29 Marzo 2018 la Presidenza del Consiglio ha esteso lo smart working a tutte le strutture. Sono state inoltre e individuate le attività per le quali non è possibile il ricorso al lavoro agile, a seguito di un processo interno all’amministrazione di analisi concluso a Maggio 2018. Il 28 Giugno 2018 è stato quindi pubblicato il bando per tutte le strutture della PCM che prevede la possibilità, a chi ne farà richiesta, di avvalersi dello smartworking, per un totale di 315 unità.

La seconda fase della sperimentazione prenderà il via ad ottobre 2018.


Intervista a Monica Parrella in occasione del Tavolo di lavoro sullo smart working organizzato il 10 luglio 2018 da FPA in collaborazione con Samsung