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​L’importanza della cultura del dato per i protagonisti di ICity Lab 2016

A una settimana da ICity Lab 2016, condividiamo pillole di riflessione sull’importanza dell’utilizzo dei dati e delle informazioni come strumenti di pianificazione integrata per lo sviluppo urbano. In ordine di intervento: Sandro Cruciani dell’ISTAT, Ettore Di Cesare di Openpolis e Paolo Testa dell’ANCI

Foto di Annalisa e Silvia Scandurra rilasciata in cc https://www.flickr.com/photos/silvietta26/6587655827

Si è concluso da qualche giorno ICity Lab 2016, l’evento che ha riscontrato visibilità a seguito dell’interessante confronto ai tavoli di lavoro tra decisori pubblici e privati. Durante la plenaria “Conoscere, collaborare e realizzare nelle città dei dati” si sono succeduti diversi interventi che FPA rende condivisibili per amplificare l’importanza di rilanciare una visione strategica dedicata alle Smart City a partire dal punto di vista di chi è chiamato a mettere in campo iniziative significative per stimolare la capacità di innovazione delle città.

Abbiamo evidenziato pillole di riflessione sull’importanza dell’utilizzo dei dati e delle informazioni come strumenti di pianificazione integrata per lo sviluppo urbano. Partiamo da questa premessa per analizzare gli interventi di Sandro Cruciani dell’ISTAT, Ettore Di Cesare di Openpolis e Paolo Testa dell’ANCI.

In una società smart diventa rilevante il tema della valutazione del dato e del concetto di “misurazione”. Lo conferma Sandro Cruciani “il tema della misurazione è un tema che è nell’agenda di quasi tutta la politica. Per la prima volta nella legge di stabilità è stato inserito un riferimento esplicito a indicatori di benessere equo e sostenibile, un oggetto freddo, fatto di numeri e di soldi, si è cercato di inserire qualche riferimento a contesti di vita, contesti più generalizzati”, questo “è un primo passo che genera una domanda crescente di dati, di misurazioni, di indicatori e fa aumentare di conseguenza le richieste di infrastrutture in grado di governare la gestione e la diffusione di questi dati”.

Nell’era dei dati, la statistica ufficiale si trova a confrontarsi con dei competitor privati. Per l’Istat “Integrazione” e “georeferenziazione del dato” diventano parole d’ordine. L’informazione georeferenziata è rilevante per le policy, questo sposta l’attenzione anche sulla definizione di area urbana. Cruciani ha sottolineato come la definizione di città influenzi le misurazioni. Le persone costruiscono nei fatti la città e l'elemento di interesse e di focus per l'Istat diventa il "sistema locale" inteso come “realtà di somme di Comuni che si aggregano sulla base di un’autorganizzazione fatta sui flussi di pendolarismo quotidiano, quindi sono dei luoghi ove le interrelazioni tra le persone, tra i relatori, tra il loro luogo di residenza e il luogo di lavoro interagiscono e costruiscono, nei fatti, un sistema omogeneo e abbastanza autocontenuto. L’interazione genera domanda di servizi, di infrastrutture, di mobilità, di ambiente”.

Segue lo stesso filone ideologico Ettore di Cesare affermando “Non esiste una città intelligente senza il coinvolgimento della popolazione perché se è vero che i dati sono essenziali per orientare le politiche dei decisori pubblici, in una società sempre più complessa il governo dei territori richiede un’analisi dei dati pubblici che vada oltre la percezione che ogni amministratore ha del proprio territorio”. Anche le aziende iniziano ad avere una quantità di dati importanti rilevanti. Dopo una prima fase di rincorsa alla pubblicazione dei dati, Di Cesare si augura che “le pubbliche amministrazioni pubblichino dati che abbiano un valore sociale ed economico e che entrino a far parte di processi e procedimenti amministrativi che ne permettano un continuo aggiornamento. La disponibilità dei dati dovrebbe abilitare un dibattito pubblico informato sulle politiche e questo dibattito pubblico informato dovrebbe essere la chiave abilitante per processi di partecipazione reale: serve sia avere la disponibilità delle informazioni, quindi ridurre il gap informativo tra decisori e cittadini che falserebbe il confronto, sia la disponibilità e l’apertura degli amministratori stessi a cedere parte della sovranità del processo del decisionale”.

Per OpenPolis sarebbe interessante riuscire a sviluppare indicatori qualitativi, “misurare l’efficacia delle politiche pubbliche”. Di Cesare ricorda “OpenPolis ha una piattaforma che si chiama “OpenBilanci” che cerca di rendere accessibile a tutti i dati dei bilanci dei Comuni italiani negli ultimi undici anni, anche con la possibilità di confronti sia, in sede storica, rispetto al singolo Comune sia fra un Comune e l’altro, ma a fronte della spesa pro-capite, ad esempio, per ogni comune per utente di asilo nido non abbiamo una misura dell’efficacia delle politiche pubbliche”.

Paolo Testa afferma “manca una cultura del dato", accoglie l’indirizzo dell’Istat di georiferire il dato, e continua “la questione dei microdati è in Italia un tema rilevante perché abbiamo pochissimi dati, spesso sono dati amministrativi, quindi dati che vengono messi a disposizione con una certa lentezza rispetto al manifestarsi dei fenomeni, sono a livello comunale, se non a livello provinciale o addirittura a livello regionale”. L'ANCI considera “ICity Rate un movimento di pensiero” e sulla stessa direazione Testa afferma “cerchiamo attraverso questo movimento di anticipare alcuni grandi cambiamenti che sono, più che all’orizzonte, ormai dentro le nostre amministrazione: mi riferisco in particolare ai big data, all’internet delle cose, a quegli strumenti, a quelle logiche e a quei paradigmi che ci stanno già investendo con il diluvio di dati che proviene da fonti differenti e che in questo momento dentro alle amministrazioni rarissimamente siamo in grado di sfruttare perché manca una cultura del dato”, L'ANCI punta alle Comunità di pratiche, cioè a quell’insieme di persone che si occupano degli stessi problemi, che cercano soluzioni condivise, e raccoglie questi processi di innovazione attraverso una piattaforma nazionale che raccoglie le esperienze progettuali realizzate dalle città italiane smart.

Continua Testa “Noi in ANCI raccogliendo questi percorsi all’interno di un database digitale - che è quello di Italian Smart Cities - che fa uno scatto evolutivo e quindi diventa agenda urbana con l’ambizione di costruire un luogo dove i progetti in corso nelle nostre amministrazioni, di rigenerazione urbana, quelli d’innovazione sociale, di sostegno all’economia, abbiano un’evidenza e una visibilità, in una forma strutturata”.

L’obiettivo per i nostri protagonisti rimane quello di rafforzare uno spirito di comunità.