Verso una nuova politica del digitale, tra complessità e anticipazione

Home PA Digitale Verso una nuova politica del digitale, tra complessità e anticipazione

Con la fine del 2025 è partita una fase di transizione profonda per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione. I risultati raggiunti con il PNRR costituiscono le fondamenta di strategie future, che dovranno confrontarsi con un contesto segnato da interrelazione tra sfide, incertezza e velocità dei cambiamenti. La PA digitale è chiamata a ripensare il proprio metodo attraverso approcci anticipatori, basati su collaborazione, foresight sistemico e decisioni fondate sull’evidenza

30 Gennaio 2026

B

Andrea Baldassarre

Analista, FPA

Foto di Javier Allegue Barros su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/silhouette-della-segnaletica-stradale-durante-lora-doro-C7B-ExXpOIE

Questo è l’articolo introduttivo del capitolo “Tecnologie e futuro” dell’Annual Report 2025 di FPA (la pubblicazione, chiusa nel dicembre scorso e presentata il 21 gennaio 2026, è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)


La fine del 2025 segna l’avvio di una fase di transizione verso una nuova stagione dell’innovazione tecnologica in ambito pubblico. Ci avviciniamo alla fine di un ciclo, “trainato” da un piano di investimenti senza precedenti per la digitalizzazione della PA italiana – grazie alle risorse messe a disposizione del PNRR – e da piani strategici che hanno nel 2026 il termine del proprio orizzonte temporale, a partire dalla versione vigente del “Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione”. I risultati ragguardevoli ottenuti negli ultimi anni, ulteriormente rafforzati nel corso del 2025 e illustrati nelle pagine che seguono, costituiranno le fondamenta per le future strategie di innovazione, che saranno senza dubbio guidate dal paradigma dell’intelligenza artificiale.

Tuttavia, tale fase di transizione non si traduce semplicemente nel passaggio da “era del PNRR” a “era dell’IA”: sarebbe una banalizzazione. I fenomeni che hanno caratterizzato gli ultimi anni, e in particolare il 2025, richiederanno di pensare alle nuove strategie di innovazione della PA in un contesto profondamente mutato rispetto al recente passato. Un contesto che porrà le istituzioni di fronte a sfide non del tutto nuove, ma profondamente rinnovate per effetto di un’evoluzione tecnologica sempre più veloce e pervasiva, e da livelli di incertezza senza precedenti, legati anche alle dinamiche internazionali.

Per comprendere questa evoluzione, è necessario partire da un assunto: la digitalizzazione, e più nello specifico la digitalizzazione della PA, deve ormai essere considerata a tutti gli effetti una “politica”, nell’accezione di public policy[1]. Per anni relegata a un ruolo strumentale rispetto al più ampio filone dell’innovazione amministrativa (in ossequio all’approccio dell’e-government) la digitalizzazione ha saputo conquistare negli ultimi anni una propria dignità. Pur mantenendo inalterati alcuni elementi peculiari rispetto ad altri ambiti di policy – in primis, la trasversalità e la natura “servente” (la digitalizzazione resta comunque uno strumento per il miglioramento di altre politiche settoriali, e dell’azione pubblica nel suo complesso)[2] – le iniziative per la PA digitale possono oggi contare su strutture politico-amministrative preposte, su un sistema di governance complesso e articolato, su programmi d’azione e strategie dedicate, che hanno assunto negli ultimi anni – da ultimo con il PNRR – indiscussa centralità. Oggi, come ogni altro ecosistema di policy, anche la “PA digitale” deve interrogarsi non solo sull’aggiornamento delle proprie strategie, ma anche sul modo stesso di strutturare i propri processi di policy making, alla luce di un contesto profondamente mutato, che richiede di innovare la politica stessa, non solo nel contenuto, ma anche nel metodo.

Gli avvenimenti dell’ultimo anno hanno infatti contribuito a ridisegnare gli scenari di riferimento delle politiche di innovazione, e promettono di ridefinire le priorità delle nuove agende digitali nazionali e locali. La particolarità di questa evoluzione risiede nel fatto che molte delle sfide da affrontare nel prossimo futuro non appaiono del tutto nuove, ma piuttosto ridisegnate nei loro confini e nei loro elementi distintivi.

Facciamo alcuni esempi tra quelli trattati, a diverso livello, nelle sezioni di cui si compone il capitolo dell’Annual Report 2025 dedicato alle Tecnologie. Pensiamo al tema della sovranità digitale, recentemente (ri)definita in ambito comunitario come “la capacità di agire autonomamente e di scegliere liberamente le proprie soluzioni, pur beneficiando della collaborazione con partner globali, quando possibile” (Declaration for European Digital Sovereignty, novembre 2025). È innegabile come le incertezze legate ai contrasti internazionali e alle guerre commerciali (anche tra UE e USA) abbiano oggi risvolti imprevedibili anche sul fronte delle tecnologie, con timori di interruzioni di servizio e danni incalcolabili alle economie nazionali. Pensiamo, ad esempio, al paradigma cloud first, pilastro indiscusso dei piani strategici per la digitalizzazione dell’ultimo decennio, che oggi necessita di una riflessione profonda alla luce della maturazione di una visione strategica che richieda alla PA di imparare a selezionare, integrare e controllare le tecnologie, e non solo di adottarle passivamente. Pensiamo, ancora, al concetto di sostenibilità digitale, per anni limitato alla sola dimensione dell’impatto ambientale delle tecnologie, che nel tempo si è arricchito di nuove “dimensioni” di natura sociale, territoriale ed economica[3]. Un elemento, quest’ultimo, particolarmente dibattuto nel corso del 2025, alla luce dell’imminente conclusione del PNRR e alle conseguenti preoccupazioni per la continuità dei progetti realizzati anche oltre il 2026. Pensiamo, ancora, al tema dell’innovazione urbana, che richiede più che mai un ripensamento in chiave evolutiva del concetto di smart city. Completata (o quasi) la fase della “città digitale” (focalizzata sulla digitalizzazione dei servizi e sul miglioramento di efficienza e accessibilità), anche grazie al contributo offerto alle realtà locali dal PNRR, e intrapresa ormai da anni quella della “città senziente” (basata sulla percezione in tempo reale di ciò che accade, grazie a infrastrutture diffuse e sensori), la digitalizzazione in ambito urbano volge ora, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, verso l’ultimo stadio della “città cognitiva”, in grado di interpretare, apprendere e agire in modo semi-autonomo[4] Pensiamo, infine, al tema della sicurezza digitale, interessato da profondi mutamenti a livello tecnologico (anche in questo caso, predominante è l’impatto dell’IA), normativo (con la fondamentale spinta offerta dalla regolamentazione di livello comunitario), ma anche e soprattutto geo-politico: il cyber spazio, individuato dalla NATO come il “quinto dominio” già dal 2016, divenuto oggi uno dei principali terreni di conflitto a livello internazionale (se non il principale).

Sfide non totalmente nuove, come si diceva in precedenza, ma profondamente ridefinite nei loro confini e nelle loro caratteristiche, che assumono talvolta una connotazione completamente diversa. Ciò alla luce di tre elementi principali, oggi comuni a qualsiasi area di policy, ma che nel caso delle tecnologie determinano un aumentano esponenziale della complessità:

  • interrelazione: le sfide tendono a intrecciarsi sempre di più l’una con l’altra – pensiamo alla stretta connessione esistente tra sovranità digitale e sicurezza, o all’impatto trasversale dell’intelligenza artificiale – aumentando la necessità di risposte sempre più articolate e concepite in una logica sistemica;
  • incertezza: molte sfide presentano molteplici scenari futuri possibili, alcuni oggettivamente più probabili di altri, ma ognuno dei quali deve essere valutato, al fine di predisporre risposte differenti a seconda delle esigenze;
  • velocità: tutto avviene molto più rapidamente che in passato, le tecnologie evolvono a ritmi inimmaginabili, rendendo ancor più difficile l’adozione di strategie e regolamentazioni in grado di tenere il passo.

Davanti a una simile complessità, anche la nuova “politica del digitale” deve adottare approcci improntati a una logica di “anticipazione”. Non si tratta di mettere le nuove tecnologie – come l’intelligenza artificiale – al servizio della capacità predittiva delle istituzioni. O almeno, non si tratta solo di questo. La nuova stagione della PA digitale dovrà combinare la preziosa eredità di questi ultimi anni (collaborazione istituzionale, ascolto continuo, cultura dell’accompagnamento) con elementi tipici della governance anticipatoria: foresight sistemico applicato all’evoluzione delle tecnologie e degli scenari politico-economici, allineamento dinamico basato su strumenti di regolazione agili e meccanismi di valutazione degli impatti in tempo reale, decisioni basate sull’evidenza. Solo in questo modo sarà possibile vincere la sfida della complessità.


[1] Il riferimento è alla tradizionale tripartizione del concetto di “politica”, nelle dimensioni di polity (identità e confini della comunità politica), politics (acquisizione, distribuzione ed esercizio del potere politico) e policy (definizione, adozione, implementazione e valutazione dei programmi d’azione pubblica).

[2] Per certi versi, la politica di digitalizzazione è assimilabile ad altre policy caratterizzate da una valutazione “esogena” degli effetti prodotti: la loro efficacia viene valutata sugli effetti che questa è in grado di produrre su altre politiche pubbliche (es. salute, lavoro, cultura, trasporti, ecc.). Un altro esempio di policy di “secondo livello” è rappresentato dalle c.d. “politiche istituzionali”. Si veda a tal proposito Lanzalaco L. (2005) Le politiche istituzionali, Il Mulino.

[3] La formulazione del principio di “sostenibilità digitale introdotto con l’edizione 2024-2026 del “Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione” sposa questa prospettiva, richiamando le Pubbliche Amministrazioni alla necessità di considerare l’intero ciclo di vita dei propri servizi e la relativa sostenibilità ambientale, sociale, economica e territoriale.

[4] A tal proposito, si veda l’articolo di Gianni Dominici, La città che pensa: anatomia di un sistema cognitivo urbano, (novembre 2025).

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Su questo argomento

FPA Annual Report 2025: il domani preoccupa gli italiani, ma la PA corre verso il futuro