Green e smart, insieme. Comuni più uniti nelle sfide delle transizioni digitale, ecologica, energetica

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Le reti e le infrastrutture per la digitalizzazione cambiano le solitudini degli enti locali e di chi li guida. La crisi ecologica ripropone le aree montane quale nuovo spazio dove abitare e lavorare con condizioni molto diverse dalle anguste aree urbane. Lavoriamo su questo. Attivando leve istituzionali e investimenti, infrastrutture e servizi

3 Marzo 2026

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Marco Bussone

Presidente nazionale Uncem – Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani

Foto di Markus Winkler su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/un-primo-piano-di-una-macchina-da-scrivere-con-una-carta-che-legge-eco-friendly-Zozj8WLQPWk

Questo articolo è tratto dal capitolo “Tecnologie” dell’Annual Report 2025 di FPA (la pubblicazione, chiusa nel dicembre scorso e presentata il 21 gennaio 2026, è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)


Oltre tremila Comuni montani italiani hanno risposto positivamente negli ultimi due anni agli Avvisi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la digitalizzazione.

Sono stati intercettati nei Comuni quasi 600 milioni di euro grazie al Piano Italia Digitale 2026: un buon risultato per lo sviluppo dei servizi digitali anche da parte degli enti più piccoli. L’avviso relativo al Cloud ha, ad esempio, permesso alle Pubblica Amministrazione di migrare i propri data center verso ambienti Cloud, consentendo a scuole e Comuni di garantire sicurezza dei dati ed evitare di continuare a spendere in server sotto le scrivanie, come avvenuto per vent’anni. Altri Avvisi e altre risorse hanno consentito di potenziare app e servizi di interazione dei cittadini con i Comuni, con IO, Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), pagoPA o altri strumenti.

È indubbio che il lavoro per la digitalizzazione consente di migliorare i servizi ai cittadini, anche nei Comuni più piccoli. Nuovi servizi digitali devono dare forza a un sistema di Comuni che cresce nel lavoro congiunto. I voucher del PNRR hanno verticalizzato le opportunità, coinvolgendo Comuni singoli e non le Unioni o le Comunità montane. I territori montani con i voucher ottenuti, riorganizzando quanto ricevuto a livello sovracomunale, hanno potuto rafforzare le funzioni gestite insieme, dare nuovi servizi ai cittadini, accorciare le distanze, rendere più facile il rapporto con la Pubblica Amministrazione.

Un percorso di orizzontalità non semplice e non scontato. Se organizzati insieme, anche i voucher sono strumenti per stare nel NOI dei Comuni. Superare campanilismi e municipalismi, per guardare alle geografie dei territori. È una urgenza che l’Unione Nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti Montani (Uncem) promuove da due decenni.

La digitalizzazione è un pezzo portante della Strategia di Green Community, che 35 territori italiani montani stanno mettendo in campo con risorse PNRR. Smart e Green sono pilastri della nuova montagna, come ribadisce il “Rapporto Montagne Italia 2025”, edito da Uncem nell’ambito del “Progetto ITALIAE”, sempre capace di innovare.

Smart e Green sono due binari che si intersecano solo con un’adeguata programmazione, di territorio, che superi i confini dei singoli Comuni – come le risorse naturali e ambientali – per generare una crescita inclusiva, prevista anche in tutti i documenti della programmazione europea. I due grandi temi della sostenibilità (energetica, ambientale, sociale) e della capacità di produrre, gestire e utilizzare informazione delle comunità urbane, riassunti sotto il concetto di “Smart Cities” e “Smart Communities” costituiscono il cluster tematico potenzialmente a più alto impatto di innovazione.

Da “Smart City” a “Smart and Green Community”: un percorso di interazione e di patto democratico tra aree urbane e aree montane. Gli obiettivi delle Smart Valley e delle Green Community non sono raggiungibili soltanto con interventi infrastrutturali o tecnologici, ma implicano il pieno coinvolgimento del “capitale umano”: è la partecipazione informata dei cittadini che permette di promuovere il cambiamento dei comportamenti, e di conseguenza l’adozione di stili di vita comunitari e sostenibili. Ovunque in Europa, l’approccio “Smart Cities and Community”, per essere efficace e non accrescere gli squilibri dello sviluppo, deve dimostrarsi capace di estendersi anche al di fuori delle città adottando modelli capaci di raggiungere periferie e aree montane.

Unire le politiche Smart, intelligenti, di rete, a quelle Green (economiche e sociali) genera sul territorio la trasformazione di una o più valli alpine, allo stesso tempo più interconnesse con le realtà urbane.

Un percorso, sul piano legislativo e istituzionale, che risponde a quanto scritto nel Collegato ambientale alla legge di stabilità 2016. L’Italia ha, infatti, in questo articolato – approvato in via definitiva dal Parlamento il 22 dicembre 2015 – la prima Legge sulla Green Economy che colloca il Paese tra i primi in Europa ad aver dato seguito agli impegni della ventunesima Conferenza delle parti (Cop 21) della Convenzione sui cambiamenti climatici di Parigi.

Si tratta di una Legge organica su ambiente, territorio, nuovo rapporto tra uomo ed ecosistema, riduzione delle risorse, riequilibrio del rapporto tra aree rurali e urbane. Significativi per il programma Uncem, gli articoli 70 (Pagamento dei servizi ecosistemici), 71 (Oil Free Zone), 72 (Strategia nazionale delle Green Community). L’Italia ha un ruolo di guida di questi processi, in Europa e nel mondo. Green Economy, prevenzione del dissesto idrogeologico, mobilità elettrica e sostenibile, sostegno alla raccolta differenziata dei rifiuti, incentivi agli acquisti verdi, ma anche istituzione delle Green Community (finanziate con 135 milioni di euro di PNRR) e delle “Oil Free Zone” per le comunità montane in cui nascono e crescono nuovi modelli economici, investimenti che favoriscono le imprese verdi oltre al turismo sostenibile.

Tra i punti più qualificanti del provvedimento anche l’introduzione della valutazione di impatto sanitario, il potenziamento del servizio idrico, le penalizzazioni per il conferimento in discarica e negli inceneritori, l’istituzione del comitato per il capitale naturale. Molti di questi temi sono centrali nell’“ecologia integrata” della quale parla Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Si’”, certamente fondamentale base etica per molte delle azioni politiche future in campo ambientale ed economico. Le Green Community hanno nella digitalizzazione dei processi, degli ambienti di lavoro delle Pubbliche Amministrazioni e di una nuova managerialità per i Comuni e le Unioni, uno snodo centrale. Reti intelligenti fisiche, di persone e pure di enti e processi. Così si passa dall’IO al NOI dei Comuni, che affrontano congiuntamente le sfide poste dalle crisi climatica, energetica, demografica.

Senza comunità, i Comuni non esistono. Solo due lettere in più nel primo sostantivo, che fanno la differenza per il secondo. Ma ancora non lo capiamo del tutto.

Un patto tra i cittadini è quello che genera comunità e che rende vivo il Comune, piccolo o grande che sia. Nei piccoli centri, nei paesi, è più semplice rispetto alle città, a molti quartieri urbani, condividere tempo, idee, fatiche, impegno. La comunità si plasma (s)e i cittadini si sentono parte di un disegno.

Nelle zone montane questo impegno vuol dire affrontare con modalità nuove, dicevamo, le crisi climatica e demografica intrecciate e interdipendenti. Ma c’è poi un altro termine decisivo: il territorio. Come la comunità sta sul territorio. Come genera inclusione, come esce dai confini comunali (dal territorio che è comfort-zone) e sceglie di essere protagonista in un’area geografica omogenea che nella storia è quasi sempre stata “aperta”, ovvero capace di includere e di scegliere di non perdersi nelle debolezze orografiche.

Un patto anche con le aree urbane, che la montagna innesta per il futuro, perché l’interdipendenza è decisiva. Le reti e le infrastrutture per la digitalizzazione cambiano le solitudini degli enti locali e di chi li guida. La crisi ecologica ripropone le aree montane quale nuovo spazio dove abitare e lavorare con condizioni molto diverse dalle anguste aree urbane. Lavoriamo su questo. Attivando leve istituzionali e investimenti, infrastrutture e servizi. La comunità fa la differenza.

Il punto politico è culturale, Uncem lo dice da tempo. È fondamentale che i Comuni, grandi e piccoli, lavorino insieme. Il sistema istituzionale del Paese è finora troppo fragile, si è indebolito con tagli e con scelte che hanno ridotto la rappresentanza dei territori. Molte Regioni hanno chiuso le Comunità montane e nulla hanno ricreato affinché i Comuni, piccoli e grandi, possano fare insieme scelte, definire insieme politiche, agire insieme sul futuro. Certo questa unità comporta rinunce, dialogo, intese e solo apparentemente riduce la democrazia. Gli 8.000 Comuni italiani sono un patrimonio decisivo della nostra storia. Ma abbiamo imparato, almeno per le imprese e il terzo settore, che nessuno si salva da solo. Le comunità che lavorano insieme sono forti e a prova di futuro. Questo vale anche per gli enti locali.

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