L’IA che cambia il lavoro pubblico: ecco i nuovi profili professionali introdotti con la UNI 11621-8

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Pubblicata il 30 aprile 2026, la nuova norma offre a dirigenti, RTD e responsabili HR delle amministrazioni un linguaggio comune per pianificare competenze, reclutamento, formazione e governance dei sistemi di IA, in coerenza con l’AI Act, la Legge 132/2025 e il Piano Triennale per l’informatica nella PA

7 Maggio 2026

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Pasquale Popolizio

Esperto di competenze digitali del Dipartimento per la trasformazione digitale, Presidenza del Consiglio dei ministri, Project editor del Gruppo di Lavoro UNINFO UNI/CT 526/GL 08

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Un tassello strategico per le politiche pubbliche italiane sull’IA

La pubblicazione, il 30 aprile 2026, della norma UNI 11621-8:2026 rappresenta un passaggio di sostanza, non solo simbolico, nell’attuazione delle politiche pubbliche italiane sull’intelligenza artificiale. Con questo documento – primo standard nazionale in Europa a definire in modo sistematico i profili di ruolo professionale operanti nel settore dell’IA – l’Italia si dota di uno strumento tecnico-normativo capace di tradurre obblighi e indirizzi del quadro regolatorio europeo e nazionale in un insieme strutturato di ruoli, competenze e responsabilità per le imprese e per la Pubblica Amministrazione.

Per la Pubblica Amministrazione si tratta di una leva concreta: la norma offre, infatti, il “vocabolario comune” che mancava per progettare, in modo coerente fra centro e periferia, le strategie di capitale umano necessarie a governare la trasformazione digitale fondata sull’IA.

La norma è stata elaborata nell’ambito della Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO, con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e con il contributo della Commissione Tecnica 533 “AI” di UNI. Il risultato è un testo che parla simultaneamente al mercato e alle amministrazioni, agli enti formativi e agli organismi di certificazione: un’infrastruttura normativa abilitante, pensata per essere richiamata in atti, bandi, percorsi formativi e contratti di servizio.

Perché la norma serve alla PA: dal gap di competenze ai profili standardizzati

Le evidenze degli ultimi anni convergono su un punto: il gap di competenze specialistiche ICT e di IA è uno dei principali fattori critici per la trasformazione del settore pubblico. La forza lavoro pubblica italiana è tra le più anziane d’Europa, l’offerta di profili ICT specialistici è strutturalmente inferiore alla domanda e l’arrivo dell’IA generativa ha ulteriormente innalzato l’asticella delle competenze richieste per progettare, gestire e supervisionare sistemi sempre più complessi. In questo contesto, i Responsabili della Transizione Digitale (RTD), i dirigenti HR e gli stessi vertici delle amministrazioni si trovano spesso ad affrontare scelte di reclutamento, formazione e procurement senza disporre di un riferimento condiviso per descrivere chi fa cosa nell’IA.

La norma UNI 11621-8 colma questo vuoto. Disporre di profili professionali standardizzati significa poter scrivere bandi di concorso più precisi, definire requisiti di mobilità interna e percorsi di carriera coerenti, costruire piani di formazione e riqualificazione mirati, valutare l’adeguatezza dei team dei fornitori e, non da ultimo, dialogare in modo strutturato con il sistema universitario, gli ITS Academy e i percorsi di certificazione delle professioni non regolamentate ai sensi della Legge 4/2013.

Architettura della norma: i 12 profili e il raccordo con e-CF e QNQ

La norma UNI 11621-8 si inserisce in continuità con la metodologia consolidata della UNI 11621-1 ed è pienamente allineata al modello europeo e-Competence Framework (UNI EN 16234-1:2020), già adottato come riferimento per i profili ICT. Per ciascun profilo la norma specifica missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità, livelli di autonomia e responsabilità e indicatori chiave di prestazione (KPI), in coerenza con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ) e con il quadro europeo EQF. È questo l’elemento che rende le competenze trasparenti, confrontabili e certificabili.

I dodici profili coprono l’intero ciclo di vita dei sistemi di IA, articolandosi lungo cluster funzionali che spaziano dalla leadership strategica all’ingegneria e sviluppo, dalla gestione e analisi dei dati alla sicurezza e governance, fino alla ricerca e innovazione. Il perimetro applicativo riguarda chi progetta, sviluppa, integra e gestisce sistemi di IA: non, dunque, l’utilizzatore finale di strumenti già esistenti, per il quale operano altri presidi formativi.

I dodici profili individuati dalla norma coprono l’intera filiera dell’Intelligenza Artificiale:

  1. Chief AI Officer (Responsabile dell’IA)
  2. AI Consultant (Consulente di IA)
  3. AI Product Manager (Responsabile di Prodotto IA)
  4. AI Prompt Engineer (Ingegnere Prompt IA)
  5. AI Algorithm Engineer (Ingegnere di Algoritmi IA)
  6. AI Deep Learning Engineer (Ingegnere di Deep Learning IA)
  7. AI Data Engineer (Ingegnere dei Dati IA)
  8. AI Data Scientist (Data Scientist IA)
  9. AI Security Specialist (Specialista di Sicurezza IA)
  10. AI Machine Learning Engineer (Ingegnere di Machine Learning IA)
  11. AI Natural Language Processing Engineer (Ingegnere di Elaborazione del Linguaggio Naturale IA)
  12. AI Research Scientist (Ricercatore Scientifico IA)

Il raccordo con AI Act, Legge 132/2025 e strumenti di programmazione

La norma non nasce in un vuoto regolatorio: si innesta in modo puntuale sul quadro europeo e nazionale. Il Regolamento (UE) 2024/1689 – l’AI Act – richiede, all’articolo 4, che fornitori e deployer garantiscano un livello adeguato di “alfabetizzazione in materia di IA” del personale: un obbligo già applicabile dal 2 febbraio 2025, con la piena applicazione del Regolamento – inclusi gli obblighi più stringenti sui sistemi ad alto rischio – fissata al 2 agosto 2026. Gli articoli 26 e 27 disciplinano poi gli obblighi dei deployer di sistemi ad alto rischio – categoria nella quale rientrano molti casi d’uso tipici della PA, come servizi essenziali, accesso a prestazioni e gestione del personale – richiedendo sorveglianza umana qualificata, monitoraggio, conservazione dei log e, per i deployer pubblici, valutazione d’impatto sui diritti fondamentali (FRIA) e registrazione nella banca dati UE.

Sul piano interno, la Legge 23 settembre 2025, n. 132 ha introdotto il primo quadro organico nazionale in materia di IA, in coerenza con l’AI Act. L’articolo 11, in combinato disposto con l’art. 1-bis del d.lgs. 152/1997, rafforza gli obblighi di informativa al lavoratore in caso di sistemi decisionali o di monitoraggio integralmente automatizzati; l’articolo 13 disciplina l’uso dell’IA nelle professioni intellettuali con obblighi di trasparenza nei confronti del cliente; l’articolo 14 detta principi specifici per la PA. A monte, la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026 individua tra le quattro macro-aree d’azione la “Pubblica Amministrazione” e la “Formazione” come leve dirette per il rafforzamento delle competenze nella PA, mentre l’aggiornamento 2026 del Piano Triennale per l’informatica nella PA 2024-2026 consolida l’IA come tema strutturale e ne lega l’attuazione alla governance, al procurement e alle competenze. La norma UNI 11621-8 è il tassello tecnico che permette di tenere insieme questi piani.

Implicazioni operative per dirigenti, RTD e HR pubblici

Per chi guida un’amministrazione, la norma si traduce in leve operative immediate. In primo luogo, la pianificazione del fabbisogno di competenze AI: il catalogo dei profili consente di mappare i ruoli effettivamente presenti, individuare i gap e programmare reclutamento e mobilità in modo coerente fra direzioni, anche in chiave di Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO).

In secondo luogo, il disegno dei percorsi formativi: i profili UNI 11621-8 offrono il riferimento per riallineare l’offerta e programmi di Enti e organizzazioni, come università, FormezPA, Scuola Nazionale dell’Amministrazione, oltre ad enti formativi privati.

In terzo luogo, l’aggiornamento di bandi e profili di reclutamento: capitolati, avvisi di selezione e procedure comparative possono richiamare ruoli normati, requisiti minimi di competenza ed evidenze di KPI, riducendo l’arbitrarietà delle definizioni e accrescendo la qualità della domanda pubblica.

Inoltre, il supporto agli RTD nella governance dei progetti AI: la norma fornisce la struttura per costruire team multidisciplinari capaci di coprire l’intero ciclo di vita dei sistemi, dal disegno alla messa in esercizio, fino alla supervisione continua.

Infine, la conformità all’obbligo di AI literacy e agli obblighi del deployer pubblico: poter dimostrare che la sorveglianza umana, la valutazione d’impatto e la formazione sono affidate a figure con competenze descritte e verificabili è un elemento sostanziale di accountability, anche rispetto ai profili di responsabilità erariale.

Una doppia chiamata: adottare la norma, prepararsi alle prossime tappe

L’invito che, da addetti ai lavori, viene rivolto alle amministrazioni e alle imprese è duplice. Da un lato, adottare da subito UNI 11621-8 come riferimento per pianificare la formazione, riprogettare il reclutamento e strutturare la governance dei talenti dell’IA: non si tratta di un esercizio formale, ma di una scelta che incide sulla qualità dei servizi pubblici e sulla tenuta della conformità normativa. Dall’altro lato, guardare alle prossime tappe con la consapevolezza che il quadro è in rapida evoluzione: l’attuazione dei decreti delegati della Legge 132/2025, il progressivo dispiegamento dell’AI Act, l’aggiornamento della Strategia Italiana per l’IA, il prossimo Piano Triennale 2027-2029 e i nuovi standard UNI in cantiere richiederanno alle amministrazioni una capacità di adattamento continua.

La norma pubblicata il 30 aprile 2026 è il primo passo di un percorso che vedrà l’Italia, anche grazie a questa primogenitura europea, contribuire attivamente alla normazione delle competenze AI a livello internazionale.

Per chi opera nella PA, il messaggio è chiaro: i 12 profili non sono un vincolo, ma una mappa. Sta a dirigenti, RTD, responsabili HR e project manager pubblici usarla per portare l’IA dentro le amministrazioni in modo ordinato, sicuro e trasparente, mettendo le persone e le competenze al centro della trasformazione.

Maggiori info sul sito del Dipartimento per la trasformazione digitale

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