La norma UNI 11621-8 e la nuova architettura delle competenze per la PA aumentata dall’IA
La norma UNI 11621-8:2026 introduce un primo lessico istituzionale per governare l’ingresso dell’IA nei processi organizzativi, decisionali e amministrativi della PA, incidendo su reclutamento, formazione e procurement. Senza profili professionali chiari, l’IA nella PA rischia di restare un oggetto opaco: innovativa nella retorica, fragile nella gestione, incerta nelle responsabilità. La professionalizzazione dell’IA non è un dettaglio tecnico: è una condizione di legalità, qualità amministrativa e fiducia pubblica
14 Maggio 2026
Angelo Ientile
Avvocato, Fondazione “Serics”Security and Rights in CyberSpace
Giovanni Di Trapani
Ricercatore CNR-IRISS Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo

Foto di engin akyurt su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/utensile-manuale-rosso-e-giallo-bPiuY2ZSlvU
La pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026, avvenuta il 30 aprile 2026, non rappresenta soltanto un avanzamento tecnico nella classificazione delle professioni dell’intelligenza artificiale. Introduce, piuttosto, un primo lessico istituzionale per governare l’ingresso dell’IA nei processi organizzativi, decisionali e amministrativi della Pubblica Amministrazione. La norma, come precisa UNI, definisce i profili di ruolo professionale di terza generazione relativi alle attività svolte nel settore dell’Intelligenza Artificiale, utilizzando i principi già stabiliti dalla UNI 11621-1; il Dipartimento per la trasformazione digitale ne sottolinea inoltre il carattere pionieristico, indicandola come il primo standard nazionale europeo dedicato in modo sistematico ai profili professionali dell’IA.
Il punto centrale non è l’elenco dei dodici profili, dal Chief AI Officer all’AI Research Scientist, ma la trasformazione che tale elenco rende possibile. Per la PA, infatti, l’intelligenza artificiale non potrà più essere considerata una tecnologia da acquistare episodicamente o da affidare alla sola sperimentazione dei singoli uffici. La definizione di missioni, compiti, competenze, conoscenze, abilità e risultati attesi consente di costruire una catena di responsabilità più chiara, nella quale progettazione, adozione, controllo, sicurezza, valutazione degli impatti e gestione dei dati non restano attività indistinte, ma diventano funzioni amministrative riconoscibili. Questo passaggio è destinato a incidere in modo immediato su almeno tre dimensioni della Pubblica Amministrazione: il reclutamento, la formazione e il procurement. Nei prossimi mesi, le amministrazioni saranno chiamate a distinguere tra alfabetizzazione generale all’IA, necessaria per tutto il personale coinvolto nell’uso di sistemi intelligenti, e competenze specialistiche, necessarie per chi progetta, integra, valida o sorveglia tali sistemi. Tale distinzione è coerente con l’articolo 4 del Regolamento (UE) 2024/1689, il cosiddetto AI Act, che impone a fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di IA di adottare misure per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale e delle persone che operano per loro conto.
La UNI 11621-8 può dunque diventare uno strumento operativo per evitare che l’adempimento all’AI literacy si riduca a formazione generica o meramente difensiva. L’amministrazione aumentata dall’IA avrà bisogno di percorsi differenziati: una formazione di base per dirigenti, funzionari e operatori; una formazione avanzata per i responsabili della transizione digitale, della protezione dei dati, della cybersicurezza e degli acquisti ICT; una formazione specialistica per le figure tecniche chiamate a presidiare modelli, algoritmi, basi dati, prompt, sistemi di machine learning e strumenti di natural language processing. In tale prospettiva, la norma offre alla PA un repertorio utile per costruire piani formativi realmente proporzionati ai ruoli, ai rischi e ai contesti applicativi.
Il secondo effetto riguarda il mercato pubblico dell’innovazione. Se correttamente utilizzata, la norma potrà contribuire a qualificare i capitolati, gli avvisi di manifestazione di interesse, i contratti di servizio e le procedure di affidamento che incorporano componenti di IA. La PA non dovrà più limitarsi a chiedere genericamente “soluzioni di intelligenza artificiale”, ma potrà esigere team di progetto con profili coerenti, responsabilità definite e competenze verificabili. Ciò vale soprattutto per applicazioni ad alto impatto amministrativo: gestione documentale, istruttorie automatizzate, assistenti virtuali, classificazione di pratiche, monitoraggio ambientale, sanità digitale, welfare predittivo, sicurezza informatica e supporto alle decisioni pubbliche.
La norma si inserisce, inoltre, in un quadro regolatorio ormai maturo. La Legge 23 settembre 2025, n. 132, recante “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, promuove un uso corretto, trasparente, responsabile e antropocentrico dell’IA, in coerenza con il regolamento europeo. Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026 dedica a dati e intelligenza artificiale un capitolo specifico, mentre la Strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026 individua tra le proprie macroaree la Pubblica Amministrazione e la Formazione. Da questo punto di vista, la UNI 11621-8 rappresenta il tassello professionale di una più ampia architettura di governance. Le norme europee e nazionali definiscono principi, obblighi e finalità; il Piano Triennale orienta l’azione amministrativa; la strategia nazionale indica gli assi di sviluppo; la norma tecnica, invece, consente di nominare le competenze necessarie per rendere attuabile quel disegno. Senza profili professionali chiari, l’IA nella PA rischia di restare un oggetto opaco: innovativa nella retorica, fragile nella gestione, incerta nelle responsabilità.
L’immediato futuro della PA dipenderà, quindi, dalla capacità di trasformare questo standard in pratica organizzativa. Ogni amministrazione dovrà chiedersi non solo quali strumenti di IA adottare, ma quali competenze interne presidiare, quali funzioni esternalizzare, quali responsabilità attribuire e quali controlli mantenere in capo all’ente pubblico. La professionalizzazione dell’IA non è un dettaglio tecnico: è una condizione di legalità, qualità amministrativa e fiducia pubblica. La sfida è evitare che la norma venga usata come semplice etichetta di mercato. Il suo valore si misurerà nella capacità di generare amministrazioni più consapevoli, capaci di dialogare con i fornitori senza dipendenza tecnologica, di valutare i rischi senza paralizzare l’innovazione, di utilizzare i dati senza ridurre le persone a variabili. In questa prospettiva, la UNI 11621-8 non annuncia soltanto nuove professioni: indica la necessità di una nuova amministrazione, competente, responsabile e finalmente in grado di governare l’intelligenza artificiale come infrastruttura pubblica del futuro.