Fare innovazione in Italia: un artigiano che si muove al buio

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Negli Stati Uniti ed in Inghilterra è diventato la chiave per restare competitivi a livello globale, in Italia il trasferimento tecnologico è un processo ancora poco conosciuto e, soprattutto, privo di una regia chiara. Quali sono i temi sul tavolo? Quali le priorità? Ne parliamo con Alessandro Giari, presidente del Parco scientifico e tecnologico di Navacchio e dell’APSTI (Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani), uno dei protagonisti nello zoom tematico Innovazione e trasferimento tecnologico a FORUM PA 2010.

6 Aprile 2010

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Tommaso Del Lungo

Articolo FPA

Negli Stati Uniti ed in Inghilterra è diventato la chiave per restare competitivi a livello globale, in Italia il trasferimento tecnologico è un processo ancora poco conosciuto e, soprattutto, privo di una regia chiara. Quali sono i temi sul tavolo? Quali le priorità? Ne parliamo con Alessandro Giari, presidente del Parco scientifico e tecnologico di Navacchio e dell’APSTI (Associazione dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani), uno dei protagonisti nello zoom tematico Innovazione e trasferimento tecnologico a FORUM PA 2010.

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La valorizzazione della conoscenza e della ricerca scientifica è tra le leve più importanti per lo sviluppo di un territorio. Per dare una dimensione del fenomeno basta considerare che l’insieme delle aziende che negli ultimi anni sono nate dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) o si sono insediate sul suo territorio, genera un PIL pari a quello della ventesima potenza mondiale. Nel nostro paese, però, questo concetto non è ancora riuscito ad affermarsi ed il trasferimento tecnologico è stato oggetto di politiche poco attente ed assolutamente prive di continuità.

Il 19 maggio a FORUM PA 2010 alle ore 10.00 si terrà il "Convegno nazionale sul sistema dei Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani"

 

Ma quale è la situazione attuale? Quali sono i problemi più gravi da affrontare? Quali potrebbero essere le linee guida dettate dal “centro” per orientare l’azione dei vari territori massimizzando gli sforzi?
FORUM PA 2010 apre per la prima volta una finestra importante su questo tema. Una sezione espositiva che vedrà presenti tutti gli attori della filiera, ed un programma convegni che proporrà all’attenzione del pubblico e delle istituzioni i temi del trasferimento tecnologico e della creazione di valore a partire dalla ricerca scientifica. In particolare l’APSTI (Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani) ha risposto in maniera entusiastica a questa proposta, annunciando una presenza importante. Abbiamo approfondito i perché di questa scelta con Alessandro Giari Presidente dell’APSTI[1] e del Parco Scientifico e Tecnologico di Navacchio, che ci ha anche aiutato a focalizzare i temi al centro del dibattito. 

Cosa c’entrano i PST con FORUM PA

FORUM PA 2010 dedica uno zoom tematico al tema dell’Innovazione e trasferimento tecnologico.

Il tema di FORUM PA 2010 «Merito ed innovazione per uscire dalla crisi» coinvolge direttamente tutti gli attori dell’innovazione nel nostro paese, in primo luogo molti dei Parchi Scientifici e Tecnologici che sono strutture nate da iniziative miste pubblico private per accelerare la crescita delle piccole e medie imprese innovative di un territorio. “I PST – ci spiega Alessandro Giari – sono soggetti erogatori di uno dei servizi di interesse generale del paese: Lo sviluppo del tessuto produttivo e la valorizzazione della ricerca pubblica. Siamo soggetti che, in una fase difficile come quella attuale, aiutano il sistema locale ad introdurre delle alternative allo sviluppo industriale classico. Inoltre, allo stesso tempo, molte pa locali si avvalgono delle competenze dei parchi per aumentare il proprio livello di innovazione su alcuni temi come ad esempio l’efficienza energetica, il software open source o gli incubatori di impresa”.

Muoversi a rete

In Italia i PST sono nati in momenti diversi, da input diversi, su territori diversi tra loro. Anche per questo i modelli organizzativi che adottano sono differenti. “Non solo i modelli sono differenti – spiega Giari – ma anche i livelli di qualità dei servizi offerti e la capacità di incidere sullo sviluppo del proprio territorio”. Per questo l’attività dell’APSI degli ultimi anni si è concentrata sulla costruzione di un network che valorizzasse le punte di eccellenza di ciascun soggetto offrendo ad ogni nodo della rete il meglio di tutti i servizi offerti da ciascuno. “Il punto di partenza – continua Giari – è stato riconoscere che, nonostante le differenze, tra tutti i parchi esisteva un denominatore comune: l’obiettivo di facilitare l’incontro tra università, imprese e istituzioni di un territorio. Partiti da qui abbiamo cercato di costruire una serie di strumenti che fossero d’ausilio per ogni parco. Un esempio pratico di come ci siamo mossi è la «carta dei servizi per il comparto agroalimentare», nella quale abbiamo dettagliato tutti i servizi che la rete di tutti i parchi APSTI poteva offrire ad ogni singola azienda”. Una vera e propria struttura collaborativa, quindi, basata su ottimizzazione delle competenze e circolazione dell’informazione che offre prestazioni, standard e costi garantiti. Dopo la prima esperienza APSTI sta lavorando sulla carta dei servizi per il comparto delle biotecnologie (in collaborazione con Confindustria-assobiotech) e per quello delle energie alternative. “Abbiamo poi – precisa Giari – una commissione per l’incubazione, all’interno della quale stiamo studiando i vari modelli organizzativi usati dai vari parchi per favorire e supportare la nascita della nuova impresa innovativa. Anche qui l’idea è quella di realizzare un banchmarking e fare tesoro delle esperienze che si sono prodotte, evitando sovrapposizioni e sprechi. Si tratta di un lavoro importante che in Italia rappresenta quasi una novità e che può agevolare il lavoro delle istituzioni che producono normativa”.

Mancanza di valutazione e sovrapposizione di strutture

Dal racconto di Giari sembra proprio che l’APSTI abbia imboccato la strada giusta, ma il presidente ci tiene a sottolineare che quello italiano non è assolutamente il migliore dei mondi possibile: “Naturalmente – spiega – io sto raccontando quali sono le linee di lavoro e i modelli su cui vogliamo ricostruire un sistema che NON funziona. Non funziona perché la tendenza tutta italiana di aggiungere nuove strutture, invece di impegnarsi per migliorare e valorizzare quelle che esistono, in questi ultimi anni ha portato all’assurdo di avere cinquecento soggetti attivi, ognuno dei quali sostiene di fare trasferimento tecnologico o innovazione. E non funziona perché l’attività di questi cinquecento soggetti si misura sul parametro burocratico della capacità di spesa: «più spendo più sono virtuoso». C’è una differenza fondamentale tra attività di ricerca ed attività di innovazione, che può essere sintetizzata in un aforisma: la ricerca è quella attività che usa risorse per produrre conoscenza, l’innovazione è quella attività che usa la conoscenza per produrre danaro e ricchezza, chiudendo il cerchio. L’innovazione ha, dunque, bisogno di misurazioni molto concrete”.

“La missione che ci siamo dati, quindi, è quella di contribuire a ri-costruire la filiera dell’innovazione, attraverso la sistematizzazione di strategie, politiche e processi che in qualche modo valorizzino le qualità di ciascuno. Anche per questo ci siamo messi in discussione noi per primi. Per provare a costruire un modello che funzioni abbiamo aperto il confronto con altri soggetti, come Confindustria, l’associazione dei distretti tecnologici e così via. Siamo apprendisti artigiani che si muovono in un campo estremamente delicato, in cui nessuno da solo può generare un processo efficace senza la sinergia ed il riconoscimento della funzione dell’altro”.

“Vorrei concludere – chiosa Giari prima di lasciarci – lanciando un messaggio che mi piacerebbe fosse il filo conduttore di FORUM PA 2010: viviamo in un paese che, se riuscisse a recuperare criteri di complementarità, a superare la sovrapposizione e la prolificazione di soggetti ed introducesse un meccanismo di misurazione dell’efficacia e del risultato, avrebbe risolto gran parte dei propri problemi”.


[1] Alcune definizioni

APSTI è l’associazione dei Parchi Scientifici e tecnologici. Al momento raggruppa 31 soci sugli oltre 40 esistenti.
Parco scientifico e tecnologico PST –  il parco scientifico è una infrastruttura con una dotazioni di immobili all’interno dei quali si trovano laboratori di ricerca applicata di iniziativa pubblica o privata. Il parco tecnologico, invece, è una struttura che prevede la compresenza di imprese, prevalentemente ad alta tecnologia, che sviluppano una crescita basata sullo sfruttamento imprenditoriale del know how comune. Un parco tecnologico è, dunque, un luogo che integra ricerca scientifica e iniziativa imprenditoriale, accelerando il processo di valorizzazione della conoscenza. 

 

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