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L’amara medicina della concorrenza: appunti sparsi dall’intervista a Antonio Catricalà

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Chimica

by Mario Caruso

Antonio Catricalà, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato  è stato intervistato oggi da Stefano Rolando a FORUM PA sul tema "La Concorrenza. Una cultura per il mercato e le istituzioni". Dalla liberalizzazione ai mutui, fino agli altri temi caldi dell’attualità. Una sintesi dei punti toccati e degli spunti sollevati.

14 Maggio 2008

Articolo FPA
Chimica

by Mario Caruso

Antonio Catricalà, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato  è stato intervistato oggi da Stefano Rolando a FORUM PA sul tema "La Concorrenza. Una cultura per il mercato e le istituzioni". Dalla liberalizzazione ai mutui, fino agli altri temi caldi dell’attualità. Una sintesi dei punti toccati e degli spunti sollevati.

La concorrenza è una cultura (che deve essere) per il mercato e per le istituzioni. C’è un ritardo nell’applicazione della Direttiva Bolkestein sulla Liberalizzazione dei Servizi europea dovuta ad una preoccupazione politica più che giuridica, perché l’esclusione di alcune categorie crea problemi di fatto politici e non solo in Italia. Negli Stati UE aleggia una sotterranea aria protezionista e un po’ nazionalista. Le lobby hanno chiaramente il potere di rallentare il processo di liberalizzazione, ma  l’Autorità dal canto suo deve soffiare sul fuoco delle liberalizzazioni, perché esse incidono direttamente sulla qualità della vita di individui e famiglie. La concorrenza è una medicina amara ma è una necessità assoluta per l’Italia per non uscire dal giro dei “grandi”. Il clima di discussione non sereno attorno alle liberalizzazioni deriva anche da un problema di malcostume nelle manifestazioni di dissenso da parte delle categorie interessate, si pensi ai nostri tassisti o camionisti, per cui si finisce per paralizzare un’intera città o addirittura l’intero Paese. D’altro canto però non va omesso che bisognerebbe immaginare forme di compensazione per la perdita di valore giuridico ed economico della licenza per le categorie toccate dalla riforma. 

In tema dei servizi pubblici locali va detto che se è vero che esistono 800 aziende municipalizzate, ci sono 6000 aziende pubbliche sono nei servizi tipici del mercato. La privatizzazione è necessaria, anche se vanno trovate garanzie per il cittadino. Il problema oggi è che il controllato coincide con il controllore, basti pensare al settore del trasporto pubblico. Il problema di fondo è che si teme il fallimento delle aziende, ma è giusto e chi non regge il mercato chiuda. Il fallimento fa parte del mercato. Dobbiamo poi essere consapevoli che siamo noi cittadini ad appianare i deficit delle municipalizzate. Paradossalmente, in questo senso si stava meglio prima, quando a ripagare i deficit era direttamente l’amministrazione comunale, attraverso l’aumento delle tasse e ne pagava dunque lo scotto politico alle elezioni, ora invece le municipalizzate si basano su contratti privatistici ma nascono da una falsa liberalizzazione.  E se fosse il Parlamento il vero luogo della frenata alle liberalizzazioni? Questo è in parte vero, basti pensare alla proposta della Lanzillotta sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali affossata in Commissione parlamentare. In questo senso la lobby più forte è proprio quella dei Comuni, per cui le municipalizzate sono fonte di potere politico.

In tema di mutui va rilevato il passo importante fatto sul piano giuridico dalla legge Bersani sul trasferimento dei mutui attraverso operazioni di surrogazione a costo 0. Va ugualmente rilevato che la legge è rimasta di fatto inattuata, per cui ci sono attualmente 10 istruttorie aperte dall’Autorità verso banche, per ipotesi pratica commerciale scorretta.

Brevi dall’attualità Nel settore farmaceutico Catricalà si dice soddisfatto per i 2000 nuovi punti vendita di farmaci OTC, anche se riconosce la necessità di attivare meccanismi di controllo a forme più o meno dirette di ostruzionismo all’entrata sul mercato soprattutto a livello regionale. Su Alitalia, non si pronuncia perché in attesa di visionare il fascicolo completo. Sulla RAI dice di avere l’impressione che la privatizzazione non si farà, perché la sensazione è che i cittadini vogliano che quel tipo servizio pubblico resti in mano al soggetto pubblico.
Sulla passata operazione di privatizzazione dell’IRI rileva lo sbilanciamento sulla monetarizzazione. Ammette che si  potevano evitare danni con l’immancabile quanto impotente senno del poi, ma conclude che era un’operazione necessaria  per l’ingresso dell’Italia in Europa.

Infine su quanto uno Stato debba essere presente Catricalà chiude così: Il miglior Stato possibile è il minor Stato possibile, ovvero uno Stato che si occupi della produzione di norme, della sicurezza,della giustizia, della difesa nazionale. Uno Stato che intende fare tutto corre il serio richio di fare tutto male.  

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