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Per salvare capra e cavoli bisogna essere furbi, informati, flessibili

Home Economia Per salvare capra e cavoli bisogna essere furbi, informati, flessibili

L’esercizio è di quelli difficili e ricorda la storia del lupo, della capra e della cesta di cavoli: come ridurre il costo globale della pubblica amministrazione tagliando gli sprechi senza tagliare i servizi. Un esercizio che richiede intelligenze flessibili, occhi attenti e informazioni corrette, retto giudizio. Altrimenti la capra si mangia i cavoli, il lupo si mangia la capra e noi ci troveremo da soli su una barca che fa pure acqua da tutte le parti! In questo editoriale provo a vedere come siamo messi per finire con una proposta.

22 Giugno 2010

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA
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L’esercizio è di quelli difficili e ricorda la storia del lupo, della capra e della cesta di cavoli: come ridurre il costo globale della pubblica amministrazione tagliando gli sprechi senza tagliare i servizi. Un esercizio che richiede intelligenze flessibili, occhi attenti e informazioni corrette, retto giudizio. Altrimenti la capra si mangia i cavoli, il lupo si mangia la capra e noi ci troveremo da soli su una barca che fa pure acqua da tutte le parti!
In questo editoriale provo a vedere come siamo messi per finire con una proposta.

1. Cominciamo dai tagli: la prima cosa da chiederci ovviamente è cosa stiamo tagliando ed a chi. Per rispondere a questa domanda mi avvalgo dell’esperienza di un amico di FORUM PA che è il direttore generale del Comune di Reggio Emilia e che è già intervenuto qui e qui sullo spreco.
“Chi paga la manovra?” si chiede Mauro Bonaretti e risponde con un articoletto interessante che riporto per intero in questa newsletter.
Vi svelo però subito la risposta: la manovra la pagheranno i cittadini, i lavoratori della conoscenza, le fasce deboli della popolazione. Insomma se non stiamo attenti quelli che ci rimettono sono proprio quelli che dovremmo proteggere e far crescere se vogliamo far ripartire il Paese.

2. Dopo aver esaminato i tagli vogliamo parlare dei dati che dovrebbero guidare i nostri occhi attenti? Più sono citati, più sono demagogici e meno sono certi. Un esempio tra tutti: il polverone fatto sulle auto blu. Tutti i giornali hanno riportato come verificato un dato che pure era palesemente assurdo: 650.000 auto di rappresentanza, che vuol dire più di una macchina ogni cinque dipendenti pubblici, scuola compresa. Ovviamente era una bufala, ovviamente una ricerca seria che sta facendo il Dipartimento della Funzione pubblica porterà a numeri drasticamente più bassi [sono on line i primi risultati della rilevazione sulle auto blu], ma ormai il danno è fatto: lo strale è lanciato e il teorema che definisce PA=spreco era confermato.
Eppure non sarebbe difficile leggere i dati. Ci ha provato ad esempio l’Assoconsult che è l’associazione della consulenza italiana e ha scoperto che del miliardo e mezzo circa di spese per consulenza della PA che hanno fatto gridare allo scandalo perché così si sprecava e si avviliva la professionalità dei dipendenti, in realtà circa il 90% è dato da incarichi individuali a persone singole: professionisti, staff, consiglieri, segreterie, ecc. Insomma rapporti di lavoro coperti che un miope blocco dei contrati a tempo determinato ha costretto a rinominare[1].

Per saperne di più sul d.lgs 150/2009 naviga su SaperiPA

3. Infine abbiamo detto che il retto giudizio è fattore determinante per non farci male con le forbici dei tagli. Come ho avuto già modo di dire un “tagliatore” cieco si troverà alla fine lo spreco sulla schiena e adoprerà le forbici solo a suo danno. Come siamo messi allora con la valutazione? Molto male, grazie.
Una legge discussa ma coraggiosa come il d.lgs 150/09 aveva fatto ripartire il processo, istituito una Commissione Indipendente di valutazione, aveva costretto gli enti a dotarsi di Organismi indipendenti di valutazione (i famosi OIV) e ci era riuscita con un mezzo molto semplice. Il processo di valutazione era la condizione necessaria per attribuire la parte del salario legata al risultato. L’attuale manovra, che spero trovi almeno in questa parte una decisa svolta in Parlamento, azzera nei fatti questo processo impedendo di fatto qualsiasi aumento, ancorché legato all’aumento delle performance e della produttività. Si ha un bel dire che la riforma può andare avanti lo stesso: è come aver tolto il carburante ad una moto per poi incitarla a correre lo stesso. Certo le ruote girano, il motore c’è, ma non credo ne trarremmo molto.

Se continua l’analisi mi deprimo, finisco quindi come promesso con una proposta operativa: proviamo ad imparare insieme come tagliare, ma per conservare e aumentare il valore che la pubblica amministrazione restituisce ai contribuenti. Insomma proviamo a tagliare con occhi attenti, mente flessibile, retto giudizio.
Abbiamo messo in piedi (siamo NuovaPA e Methodos) un’iniziativa in questo senso per cui vi manderemo un invito specifico nei prossimi giorni. In estrema sintesi si tratta di un tentativo per orientare amministratori, funzionari e dirigenti della PA a “tagli intelligenti” che eliminino veramente lo spreco senza toccare la carne viva dei servizi e delle prestazioni. 
Sarà un corso online su piattaforma sincrona di otto ore suddiviso in quattro sessioni di due ore. Avrà un costo, seppure molto abbordabile, perché noi pensiamo che il lavoro, se fatto bene e nella chiarezza, vada pagato; avrà uno sviluppo nella costruzione di una community di “buoni tagliatori di spreco” che non siano né ciechi né sordi ai bisogni dei cittadini.

 


[1] leggiamo sul Comunicato Stampa di Assoconsult: «A tale proposito va detto che l’87,7% del miliardo e mezzo di euro di spesa è stato destinato a circa 376 mila incarichi microscopici, 271 mila dei quali affidati a singoli professionisti» dice Ezio Lattanzio, Presidente di Assoconsult. «Solo il 12,3 % è stato erogato a soggetti organizzati in forma di impresa e nella indagine della Funzione Pubblica emergono solo 39 incarichi a primarie società di consulenza organizzativa». «Per non parlare poi di tutta quella parte di investimenti in consulenza destinati a enti cosiddetti in house, ovvero altri soggetti di proprietà pubblica, su cui non esistono dati aggregati trasparenti e aggiuntivi quindi alla spesa rilevata dalla Funzione Pubblica».
«Condividiamo la necessità di fare pulizia, di mettere ordine nei conti» continua Lattanzio. «Ma questo non deve penalizzare quella parte di servizi che potrebbe effettivamente dare valore aggiunto alla Pubblica amministrazione, ottimizzandone l’organizzazione e migliorando il rapporto con il cittadino.
Se il taglio sarà male indirizzato si rischia di compromettere il processo di riforma e modernizzazione, nonostante la spinta propulsiva del Ministro Brunetta ». Insomma è giusto spendere meno, ma anche spendere meglio il denaro pubblico.

 

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