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Posizione internazionale dell’Italia sull’innovazione

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Lo scenario in cui ci troviamo è fortemente negativo per il nostro Paese in termini di innovazione. Ricordiamo alcuni recenti indicatori, contenuti nell’edizione 2007 del rapporto elaborato dalla Fondazione Rosselli e nel rapporto 2008 stilato dall’Economist Intelligence Unit.

10 Dicembre 2008

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

Lo scenario in cui ci troviamo è fortemente negativo per il nostro Paese in termini di innovazione. Ricordiamo solo alcuni recenti indicatori:

  • Nell’edizione 2007 del rapporto elaborato dalla Fondazione Rosselli (in collaborazione con il Corriere della Sera) sul grado d’innovazione dei sistemi-Paese, l’Italia mantiene la sedicesima posizione del 2006, rimanendo, comunque, nel gruppo dei Paesi “scarsamente innovativi” davanti soltanto a 3 tra le 19 nazioni più industrializzate (dietro vengono Portogallo, Grecia e Russia). Abbiamo migliorato il punteggio, ma lo scarto dal gruppo dei Paesi “mediamente innovativi” rimane rilevante. A dominare la classifica è sempre lo stesso gruppo di Paesi che ha puntato sull’innovazione per lo sviluppo del sistema-paese: Svezia, Finlandia, Usa e Danimarca. La situazione italiana nel rapporto 2007 è sostanzialmente invariata rispetto al rapporto 2006, con le maggiori criticità e le ultime posizioni sul capitolo «capitale umano», su quello degli investimenti in ICT, sul sostegno finanziario alle attività di R&S (sia per la parte pubblica che per quella privata).
  • Il rapporto 2008 stilato dall’Economist Intelligence Unit, che valuta la ricettività dei Paesi nei confronti delle opportunità legate ad internet e alle tecnologie digitali (“E-Readiness Rankings”), conferma l’Italia in coda rispetto agli altri stati aderenti alla moneta unica europea. Su 70 paesi, l’Italia è al venticinquesimo posto. Lo studio è stato realizzato tenendo conto di 100 categorie d’analisi quantitativa e qualitativa, suddivise in sei macrogruppi: dalla diffusione degli hotspot wireless alla sicurezza generale delle reti, fino all’alfabetizzazione informatica. Un sistema Paese raggiunge un buon punteggio quando esiste una forte sinergia tra innovazione, trasparenza, produttività e sicurezza. Tra i Paesi europei quelli dell’area scandinava si confermano, in assoluto, i più avanzati: la Svezia è al terzo posto e la Danimarca, anche se in discesa, al quinto. Guidano la classifica gli USA e nel quintetto di testo compaiono Hong Kong ed Australia.
    Per quanto riguarda i singoli ambiti oggetto dell’analisi, l’Italia si colloca all’8° posto per quanto attiene il contesto legale. Male, invece, l’area delle infrastrutture tecnologiche, segmento nel quale occupa il tredicesimo posto a livello europeo e il ventitreesimo a livello mondiale. Male anche il contesto tecnologico, dove l’Italia scende al 41esimo posto.
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  • Secondo l’European Innovation Scoreboard, l’organismo indipendente che provvede annualmente a misurare il grado di innovazione dei singoli Paesi dell’Unione Europea, nel 2007 la posizione dell’Italia è invariata, al diciottesimo posto, dietro i suoi principali concorrenti europei. L’Italia è nel gruppo dei “moderate innovators”, con performance e trend di crescita inferiori alla media dei Paesi UE27, in un panorama complessivo che vede i paesi europei ridurre il gap nei confronti di USA e Giappone, anche se con qualche inversione di tendenza rispetto al 2006. Le aree dove il confronto vede l’Italia in forte ritardo sono sempre quelle degli indicatori del gruppo “innovation input”: “Innovation driver”, relativi alla presenza delle condizioni di base strutturali per lo sviluppo innovativo e “Innovation & entrepreunership”, relativi all’importanza data all’innovazione nello sviluppo delle imprese. Sulla base del tasso di crescita delle performance in innovazione che stanno caratterizzando l’Italia, il rapporto inserisce una previsione drammatica: il nostro Paese potrà raggiungere i valori medi europei non prima di 30 anni (dieci anni dopo paesi come Bulgaria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia).
  • I dati negativi sono confermati da tutti gli altri istituti. Nella conferma dei dati negativi evidenziati dai centri di ricerca sopra citati non fa eccezione il World Economic Forum, che colloca l’Italia al 46° posto nella classifica sulla competitività (Global Competitiveness Index – Report 2007), in leggera crescita di punteggio, ma comunque nelle retrovie dei paesi europei, con i paesi emergenti dell’Est europeo sempre più avanti. Gli indicatori dove l’Italia ha una posizione molto negativa (praticamente negli ultimi posti tra 131 Paesi) sono quelli relativi alle infrastrutture e all’innovazione. 
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  • Dal Rapporto Assinform 2008 si conferma la tendenza positiva di crescita del mercato IT già registrata nel 2008. Nel 2007 il mercato italiano dell’informatica ha raggiunto i 20.190 milioni di euro, in crescita del 2% sull’anno prima. Il mercato delle Telecomunicazioni, che rappresenta dimensionalmente l’area più importante del mercato ICT italiano, ha invece subito un forte rallentamento, con una crescita dello 0,4% rispetto al 2006. In questo modo si amplia il divario del mercato ICT nei confronti degli altri Paesi europei che hanno tassi di crescita molto più elevati (es. Francia 2,2%) o si riduce sensibilmente il divario dimensionale con altri Paesi in crescita (es. Spagna 4,5%). Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione si conferma il progressivo disinvestimento in IT, che si articola in un deciso trend negativo per l’amministrazione centrale per la quale la spesa continua a calare, segnando il -2,9% nel 2007 (a fronte del –2,4% del 2006) con tagli che riguardano soprattutto la spesa destinata agli investimenti e ai nuovi progetti, mentre per la Pubblica Amministrazione locale si conferma un rallentamento della crescita della spesa, iniziato già nel 2005.

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