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Dall’estrazione alla creazione di vero valore: ecco il progetto Data Hub della Regione Veneto

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Abbiamo dato vita ai Data Hub, ovvero a delle comunità inclusive e multi-attoriali che nei prossimi mesi dovranno definire i bisogni di prodotti derivanti dagli Open Data. Si tratterà di app, di infografiche, forse di API o di qualcos’altro che ancora ci sfugge?

4 Settembre 2019

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Gianluigi Cogo

Project Manager Agenda Digitale Regione Veneto

Photo by Goran Ivos on Unsplash - https://unsplash.com/photos/iOykDIkZLQw

L’idea e le argomentazioni che seguono sono conseguenza di un lavoro di analisi condotto alla luce del lavoro con diversi partner europei, nell’ambito di progettualità che hanno lo scopo di elevare i dati aperti a valore, generando prodotti accessibili, comprensibili, fruibili e ovviamente convenienti. Partiamo da una considerazione di massima rispetto a un ipotetico percorso di valorizzazione dei dati aperti elencando alcuni momenti che hanno segnato e stanno segnando l’affermarsi di questo paradigma socioeconomico-culturale.

Primo periodo (estrazione): lo sforzo che per quasi 10 anni si è profuso sul tema dei dati aperti è stato rivolto soprattutto alla cosiddetta fase di ‘mining’ (estrazione), alla successiva fase di ‘publishing’, messa a catalogo su siti e directory web e, non per ultima, alla fase di standardizzazione dei metodi di catalogazione attraverso metadati e ontologie. Spesso quest’ultima con scarsissimi risultati evidenti.

Secondo periodo (regolazione): è questa la fase dove la spinta dal basso degli operativi ha convinto i regolatori ad intervenire sull’impianto legislativo per fare in modo che l’estrazione di dati aperti non fosse più riferibile a un esercizio nerdistico di pochi appassionati, ma diventasse adempimento. Si è operato sul tema delle licenze, degli standard di metadatazione e sui ‘criteri minimi’ (paniere), nonché in modo molto sfumato su alcuni obblighi previsti in fase precontrattuale. Anche questa fase (non ancora conclusa), fra alti e bassi, ha portato pochi risultati. A dir la verità, ha aumentato la base disponibile di materia prima, ma non ha valorizzato nessun prodotto finale.

Terzo periodo (produzione): partiamo dalla considerazione, amara, che ben poco si è fatto in ambito di ‘exploitation’ (ovvero sfruttamento) di questa miniera di dati e quasi nulla si è fatto per costruire modelli di business a sostegno della fase suddetta. Detto ciò possiamo anche sancire che contest, hackathon e feste nerd in salsa dati aperti, hanno prodotto ben poco di valore per il sistema.

Fatte le dovute premesse, questo potrebbe essere il periodo che segna lo spartiacque definitivo fra la fase pioneristica per pochi addetti ai lavori e quella che io chiamo di ‘consapevolezza’ e che affronta il tema in modo olistico. Il richiamo al modello olistico, e dunque a un’ottica ampia di sistema e multi-attoriale, diventa a questo punto l’unica opportunità per portare dentro l’ecosistema dei dati aperti tutti quelli che possono accelerarne lo sfruttamento per interessi diversi a quelli dei primi due periodi citati, ovvero tutti quelli che non appartengono al mondo della Pubblica Amministrazione o che non sono identificabili come nerd.

Sul modello a sostegno di questo ecosistema allargato ho già postato un contributo per FPA lo scorso aprile; sull’approccio descritto, invece, sto lavorando con altri partner europei in alcune progettualità che hanno lo scopo di stimolare ‘prodotti finali’ che valorizzino la materia prima degli Open Data. In particolare, qui in Veneto ci stiamo concentrando sulla produzione e poi sulla comunicazione relativa ai prodotti finali utili a evidenziare il ‘valore’ che gli Open Data portano e potranno portare al sistema competitivo, all’innovazione sociale e dunque, non solo alla PA.

Per fare ciò abbiamo dato vita ai Data Hub, ovvero a delle comunità inclusive e multi-attoriali che nei prossimi mesi dovranno definire i bisogni di prodotti derivanti dagli Open Data. Si tratterà di app, di infografiche, forse di API o di qualcos’altro che ancora ci sfugge? Ce lo diranno i 60 soggetti che hanno già risposto alla call, che “ha l’obiettivo di promuovere la pubblicazione, la diffusione, l’uso e il riuso degli Open Data (OD) e Linked Open Data (LOD) per lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi per le imprese e i cittadini. La Camera di Commercio di Padova e la Regione del Veneto intendono creare un network di attori che contribuisca a co-progettare i servizi che verranno sviluppati ed erogati attraverso il Data Hub regionale ad imprese e istituzioni. Il Data Hub regionale ha l’obiettivo di sviluppare attività di diffusione e sensibilizzazione della conoscenza e le possibilità di sfruttamento degli OD e dei LOD, di rispondere ai bisogni emergenti segnalati dai suoi membri, di offrire supporto specializzato per lo sfruttamento degli Open Data, nonché servizi a tutte le imprese e istituzioni del territorio. I soggetti candidati dovranno avere uno stretto collegamento con i settori di sfruttamento degli OD/LOD e più specificatamente nel settore delle imprese creative o culturali, ovvero essere capaci di apportare un valore aggiunto al Data Hub regionale o dimostrarsi interessati a sfruttare i servizi che lo stesso presterà”.

Uno dei must della call è che la logica e poi la realizzazione del ‘prodotto’ dovrà essere indirizzata primariamente ai bisogni sociali e poi comunicata e veicolata in modo da renderla più importante della materia prima che la costituisce. A questo proposito, molti portali Open Data (a cominciare da quello nazionale) non riescono a gestire e, soprattutto, a porre nel giusto rilievo la sezione dei ‘prodotti finali’ che spesso coincide con una directory di app realizzate.

Se ci fate caso il portale della Comunità Europea offre a tal proposito una gallery piuttosto consistente, che valorizza i prodotti più della materia prima (dati). Lo stesso fanno i colleghi spagnoli o quelli francesi. Sul portale nazionale italiano, invece, non vi è traccia di prodotti e questa credo sia una mancanza da colmare presto perché l’approccio che desideriamo è quello del valore e dei prodotti indotti dai dati, non solamente dall’adempimento e dal rispetto degli standard. Nei progetti europei a cui sto lavorando le vetrine di app, infografiche, API e altre soluzioni, saranno le prime sezioni da enfatizzare nei portali. Prima il prodotto e poi, eventualmente, un rimando all’ingrediente (dati) e alla ricetta (standard e regole).

Lavorare sul prodotto finale permette a chi lo usa di capire le enormi potenzialità indotte dai dati aperti, e su questo fronte dobbiamo profondere il massimo sforzo negli anni a venire, coinvolgendo chi ad oggi non è ancora entrato nell’ecosistema per permettergli di aggiungere valore.

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