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Acquisti ICT, ecco su cosa bisogna lavorare per innovarli

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Policy, management e rapporti con PMI e start up: tre punti da cui partire per migliorare i sistemi di acquisto di tecnologia e innovazione nelle pubbliche amministrazioni. Vediamoli nel dettaglio

16 Giugno 2016

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Manuela Brusoni, Presidente Azienda Regionale Centrale Acquisti, Regione Lombardia

Il tema dell’innovazione sta assumendo rilevanza virale, in tutti i settori e a vari livelli. Non è più un tema prevalentemente legato alla competitività delle imprese, ma è diventato trasversale e globale. Come spesso accade, ciò si accompagna al rischio di una molteplicità di interpretazioni e letture, che rendono difficile e complesso discuterne in modo da costruire posizioni confrontabili. E’ questa la sfida che il tavolo di lavoro recentemente costituito in ambito FPA sta affrontando per identificare un position paper che in primo luogo raccolga punti di vista dei partecipanti, da varie prospettive e esperienze, per organizzarli in punti di attenzione che rendano costruttivo e sistematico il confronto e le proposte.

Dal mio punto di vista, i punti salienti emersi ad oggi dal confronto tra i vari partecipanti al gruppo di lavoro mettono in luce la necessità di considerare il tema dell’innovazione negli/degli acquisti pubblici lungo tre linee:

  • gli aspetti di policy,
  • i temi di management,
  • gli impatti da e verso il mercato di fornitori, attuali e potenziali.

Relativamente al primo punto, vorrei includere sotto lo stesso ombrello logico sia gli aspetti normativi sia gli aspetti di governance, in quanto si influenzano reciprocamente. La norma può essere interpretata e attuata in modo più flessibile e allo stesso tempo condiviso se ci si avvalesse di un coordinamento centrale. Ciò non implica un adattamento ad hoc, ma un approccio che costruisca sulla condivisione di conoscenza tra diversi attori istituzionali, che condivida metodi e modelli. In altre parole, generalizzare esperienze positive evitando la copiatura acritica. In questo caso la tecnologia può servire come piattaforma di condivisione , per la condivisione di esperienze innovative.

Relativamente al secondo punto, direttamente collegato al primo, lo sharing di esperienze ritengo possa avvenire in modo proficuo e costruttivo se si innesta su un terreno di competenze robusto. Non credo che l’anzianità lavorativa sia un elemento di ostacolo, tuttavia un salto di approccio e di modo di attuare i processi di procurement implica non solo competenze adeguate, ma anche apertura all’apprendimento di nuovi modi di operare . Certo l’abitudine e l’idea del consolidato come terreno più solido (“si è sempre fatto così”) non favoriscono approcci innovativi, tuttavia l’esperienza e la casistica raccolta durante una vita professionale dedicata agli acquisti pubblici non dovrebbero essere considerate a priori un ostacolo, ma dovrebbero essere valorizzate. Ciò che manca oggi, a mio giudizio, è la consapevolezza che, nella costruzione di un body of knowledge degli acquisti pubblici, utile a sviluppare al meglio e verificare le competenze utili e necessarie, esiste un aspetto di innovazione non valorizzato adeguatamente che “spacchetta” almeno a tre livelli ruoli e responsabilità. Si tratta di un livello macro, in cui si definiscono le politiche di acquisto, un livello meso, in cui si attuano concretamente le strategie attraverso la costruzione di processi aggregati, un livello micro, in cui si gestiscono gli acquisti e se ne valutano gli impatti. Questo significa che la ricostruzione delle competenze complessive avviene necessariamente lungo i tre livelli e che le potenzialità innovative si colgono solo a livello di sistema quando il flusso di attività risulta adeguatamente integrato. Oggi anche in questo caso la tecnologia costituisce un elemento decisivo, un fattore abilitante all’innovazione.

Infine colgo un ulteriore elemento derivante dalla comprensione che l’innovazione negli acquisti pubblici deve osservare la dinamica dell’offerta, per una programmazione e durata dei contratti allineata ai tempi dell’innovazione e alle aziende che propongono soluzioni innovative. Non è quest’ultima una modalità banale di impostazione degli acquisti pubblici, tuttavia abbandonare la sfida di aprire la possibilità di partecipare agli appalti pubblici alle imprese innovative, siano esse PMI o start-up individuando solo gli ostacoli, e non gli spazi di azione, sarebbe una ammissione implicita di non voler innovare. Anche in questo caso l’innovazione, prima che tecnologica, deve essere di finalità e di processo- la tecnologia è un supporto eccellente, ma di per sé non risolutiva- anzi a volte il rischio è addirittura di non garantire un rapporto ottimale costi-benefici.

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