Andrea Orlando: “Un Paese che cresce dando buon lavoro con innovazione e tecnologie”

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Partendo dal titolo dello Scenario, “Close the gap”, un confronto con il Ministro Orlando sulle linee guida messe in campo per il superamento dei divari.

17 Giugno 2022

Non c’è ripresa senza una maggiore giustizia sociale e una riduzione delle disuguaglianze geografiche, generazionali e di genere. È stato questo il tema centrale dell’intervista che Carlo Mochi Sismondi, Presidente FPA, ha fatto ad Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ospitato oggi nell’Arena di FORUM PA 2022 all’Auditorium della Tecnica a Roma.  

“Questi anni di Covid – ha affermato il Ministro Orlando – ci hanno restituito una centralità della dimensione pubblica e anche del ruolo dello Stato. Penso che aver avuto una PA, una sanità e una scuola in grado di dare delle risposte è quello che ha fatto oggettivamente la differenza”.

“Si è intervenuti – ha proseguito Orlando – in modo sostenuto per salvare la capacità produttiva e il livello occupazionale, per salvare una dimensione industriale del Paese e una trama di imprese che hanno subito dei colpi molto duri, integrando strumenti che già esistevano per contrastare la crescita di povertà, penso al reddito di emergenza che ha impedito dei veri e propri disastri sociali”.

Superata la crisi derivata dalla pandemia, si è di fronte a una nuova situazione critica alla quale è necessario dare delle risposte immediate, come ha detto il Ministro: “Avevamo un mercato del lavoro nel quale il 12% della forza lavoro si collocava sotto la fascia di povertà, fascia che è destinata a crescere se non si assumono determinate risposte. La prima è quella di stabilire un parametro sotto il quale non è accettabile e degno lavorare”. E per il Ministro Orlando, grazie a “una tradizione importante sulla contrattazione”, l’introduzione di una dinamica di contrattazione o del salario minimo legale possono anche non essere contrapposte.

Secondo il Ministro Orlando, il salario minimo è un trattamento economico che permetterebbe di far uscire dal lavoro povero qualche centinaia di migliaia di lavoratori, soprattutto donne e giovani: “Sono sempre di più i giovani che vanno a cercare altri salari in paesi vicini e il lavoro povero significa pensioni povere”.

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