Arrivano dai Millennials le nuove sfide per l’epayment

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Anche detta generazione Y, sono gli utenti dalle grandi aspettative di servizio che stanno orientando la trasformazione digitale dei servizi finanziari. Ma lo stesso sarebbe vero anche se fosse stato scritto vent’anni fa a proposito dei pre-millennials. Con analoghe opportunità e minacce

14 Giugno 2016

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Giorgio Porazzi

Tutto condivisibile quello che emerge dalla ricerca che Akamai ha affidato all’istituto Taylor Nelson Sofres (TNS), al fine di identificare le informazioni chiave sulle web experience dei consumatori nel settore dei servizi finanziari e dell’e-commerce: sono circa 2,5 miliardi i consumatori che, collegandosi principalmente da device mobili, hanno creato una nuova modalità di relazione con i fornitori di servizi finanziari. Sono i Millennials o anche generazione Y, utenti dalle grandi aspettative di servizio che stanno orientando la trasformazione digitale dei servizi finanziari. Ma lo stesso sarebbe vero anche se fosse stato scritto vent’anni fa a proposito dei pre-millennials. Con analoghe opportunità e minacce.

Quanti marchi che erano consuetudini della mia infanzia sono stati capaci di cavalcare i cambiamenti in corso a quel tempo? Pochi e infatti quei marchi non ci sono più; e tra questi moltissime banche. La storia si ripete e come insegna la storiella del leone e della gazzella, quando al mattino ti svegli, chiunque tu sia, meglio che tu corra.

Tornando alle banche, ritengo che abbiano molto valore ancora non pienamente sviluppato e compreso che fa la differenza. Sviluppo, comunicazione e condivisione saranno gli elementi differenzianti, se però non si perderà di vista il valore caratteristico di affidabilità e sicurezza. Valori che emergono di fronte alle situazioni anomale e che possono valere un nuovo cliente o il recupero di un cliente in abbandono.

Sono tanti i servizi che utilizziamo oggigiorno, ma quanti di questi danno la tranquillità di una corretta gestione quale quella riscontrabile nei nostri conti bancari? Personalmente ritengo che i disservizi riscontrabili altrove siano di gran lunga peggiori, per frequenza e inconvenienti. Pensiamoci. Non perdiamo quindi di vista l’obiettivo e dove andiamo, ma neanche dimentichiamo la strada fatta. E stiamo attenti al paesaggio che cambia.