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Casciello: “Per spendere meglio in Sanità, armonizzare il flusso di dati tra centro e periferia”

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L’avvio di centrali di acquisto centralizzate richiede che centro e periferia imparino a dialogare meglio. Servono criteri condivisi dal livello regionale/nazionale e da dove viene consumato il bene. È necessario stabilire inoltre un linguaggio comune (chiamare le cose e le azioni allo stesso modo) ma questo può che essere realizzato partendo da un affinamento continuo dell’esistente attraverso un’azione coordinata tra le parti

12 Dicembre 2016

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Massimo Casciello, direttore generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica, ministero della Salute

Le recenti disposizioni di legge hanno consentito di ottenere un controllo sulla spesa attraverso le centrali di acquisto centralizzate. Certamente questo è un passo importante. Infatti l’esigenza di poter contrattare su grandi volumi dovrebbe portare a una riduzione dei costi e un beneficio generale al sistema. È evidente che si mette a gara ciò che viene richiesto dalla fase produttiva, cioè da quelli che usano le risorse per produrre il bene salute. Dunque è palese la necessità di un feedback continuo per avere contezza di cosa e quanto deve essere reso disponibile. Questo rappresenta una prima debolezza. Alcune regioni si sono attrezzate cercando di integrare con flussi bidirezionali il livello macro e il livello della stazione produttiva ma questo non è diffuso a livello nazionale. Ciò è evidente quando queste informazioni passano dal livello territoriali a quello regionale ed infine al Ministero. Tali informazioni debbono subire una serie di aggiustamenti (rifiniture, verifiche, controlli incrociati ecc.) sia nel livello regionale che da quello nazionale. In sostanza non vi è un flusso automatico, ordinato delle informazioni, ma una serie di dati spesso elaborati ed aggregati con concetti diversi a seconda del dove sono prodotti. Di fatto il tutto comporta un notevole dispendio di lavoro perché è necessario ricondurre ad un’unica lettura informazioni create in modo diverso da una struttura ad un’altra. L’informazione si ricompone ma necessita di grande impegno ed ha un certo grado di approssimazione. Queste informazioni non riguardano ovviamente solo i beni ma anche tutte le altre notizie che sono la parte importante dell’espressioni di una attività sanitaria territoriale.

L’elemento di novità è il patto della salute digitale. Infatti la gestione ordinata di queste informazioni non possono che passare attraverso l’uso dell’ICT e l’obiettivo del patto è quello di cercare di creare la maggior diffusione possibile attraverso le buone pratiche che debbono essere validate e poi rese disponibili. Ovviamente le buone pratiche possono interessare i molteplici aspetti dell’attività sanitaria da quella che riguarda la gestione del personale (stipendi, turni ecc.), all’acquisizione di beni, servizi agli aspetti clinici-assistenziali fino a quelli sociali. Dunque ci troviamo davanti ad uno scenario ampio e profondo. Considerando che le centrali di acquisto stanno di fatto armonizzando i prodotti disponibili è pertanto necessario considerare che anche la parte IT deve essere ricompresa perché questa può rendere efficace ed efficiente “ l’insieme delle attività organizzative, gestionali e strategiche che governano nell’azienda i flussi di materiali e delle relative informazioni dalle origini presso i fornitori fino alla consegna dei prodotti finiti ai clienti e al servizio post-vendita (AILOG)”. Pertanto si deve parlare di logistica che ha una elezione all’ontologico perché è necessario studiare il fondamento di quel che esiste, del come esiste, se è solo pensabile, se è costante, universale, accertabile cioè il senso profondo di qualcosa. Per questo credo che il primo intervento necessario sarà quella sulla logistica perché questa da una visione, a livello micro e macro, dell’essenza in vita di una struttura sanitaria locale o di un sistema più complesso. Il tutto deve essere governato ed ottimizzato dall’IT. Come farlo?

L’ottimizzazione dalla base, cioè lì dove viene “consumato” il prodotto/servizio è l’elemento fondamentale. Pertanto avere criteri condivisi dal livello regionale/nazionale e dalla base è essenziale. È necessario stabilire inoltre un linguaggio comune (chiamare le cose e le azioni allo stesso modo) ma questo può che essere realizzato partendo da un affinamento continuo dell’esistente attraverso un’azione coordinata centro (nazionale e regionale) e periferia. In sostanza si dovrebbe costruire un tunnel partendo dalle due direzioni opposte e incontrandosi in una posizione specificata. È altrettanto importante adottare modelli già esistenti e che hanno buona prova proponendone il riuso. Tutto ciò può essere tradotto in una immissione costante nel tempo di sistemi IT predisposti già alla nuova semantica, funzionalità e ad un lavoro continuo della cabina di regia nell’uniformare il linguaggio delle cose e del come. I centri aggregatori, in questo modo, avranno gli elementi per proporre gare e valutarne i risultati. Ovviamente le gare stabiliranno quelli che per efficienza, efficacia ed economicità sono da considerare applicabili. La cabina di regia che comprende sia delegati regionali che Consip rappresenta una importante novità per cercare di ottimizzare le procedure, beni, servizi partendo dalla periferia ma raggiungendo, alle coordinate previste, l’altro lavoro, contemporaneo e necessario, fatto dal centro. Ma soprattutto si creerà un mercato funzionale al sistema regionale, nazionale ma anche a quello locale che potrà utilizzarlo per comprendere la sua posizione nel sistema regionale e nazionale.

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