Comune Full Digital: quando la transizione digitale diventa visione strategica
Tra le ingenti risorse del PNRR, la cronica carenza di competenze e di personale dei piccoli enti locali, la sperimentazione ‘Comune Full Digital’ di Formez PA traccia una rotta per colmare il divario digitale. Partendo dall’iniziativa “FAST Piccoli Comuni”, rivolta a 285 amministrazioni locali, il progetto seleziona un campione pilota di 20 enti per un percorso di accompagnamento su misura. L’obiettivo è trasformare l’adempimento normativo in autonomia digitale strutturata
31 Marzo 2026
Paola Orecchia
Giornalista

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Negli ultimi anni, il PNRR ha messo a disposizione dei Comuni italiani un volume di risorse senza precedenti, destinato ad accelerare la transizione digitale della pubblica amministrazione. Eppure, proprio laddove i fondi avrebbero dovuto produrre i cambiamenti più significativi, la distanza tra disponibilità finanziaria e capacità attuativa si è rivelata profonda.
I piccoli Comuni, quelli con meno di 5.000 abitanti, che rappresentano circa il 70% degli enti locali italiani, si trovano spesso schiacciati da una doppia pressione: quella degli adempimenti normativi imposti dal CAD e da altre disposizioni precedenti e quella di gestire flussi di risorse straordinarie senza disporre delle competenze tecniche e amministrative necessarie, oltre che di un numero adeguato di dipendenti.
Il CAD, (Codice dell’Amministrazione Digitale), sin dalla sua prima formulazione e attraverso i successivi aggiornamenti, ha introdotto obblighi puntuali che si sono sommati ad altri ancora precedenti: dalla nomina del Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD) alla gestione documentale in formato elettronico, dall’adozione di sistemi di identità digitale conformi a SPID e CIE fino all’aderenza alle Linee Guida AgID in materia di accessibilità e servizi online. Norme che, per un Comune di tremila abitanti dotato di un solo dipendente a tempo pieno e qualche collaboratore part-time, rischiano di tradursi in un labirinto burocratico privo di uscite praticabili.
A questo scenario si aggiunge la questione della dipendenza dai fornitori privati: in assenza di competenze interne, molti piccoli enti hanno delegato di fatto le proprie scelte tecnologiche a soggetti esterni, perdendo progressivamente il controllo strategico sui propri sistemi informativi. Il rischio non è solo economico, è un rischio di sovranità amministrativa, che mina la capacità degli enti di definire autonomamente le proprie priorità di sviluppo digitale.
Il progetto FAST Piccoli Comuni e la sperimentazione “Comune Full Digital”
È in questo contesto che Formez PA, nell’ambito dei progetti affidati alla Direzione Formazione, Capitale Umano PA e Piccoli Comuni (FOR-PA) per conto del Dipartimento della Funzione Pubblica, ha avviato nel 2022 il progetto FAST Piccoli Comuni, finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 e dal relativo Programma Operativo Complementare (POC).
L’iniziativa si propone di supportare la transizione amministrativa e digitale dei Comuni con meno di 5.000 abitanti, attraverso un intervento strutturato che va ben oltre la semplice offerta formativa. Il progetto FAST Piccoli Comuni è articolato in due linee: A e B/C, la prima dedicata alla transizione digitale, la seconda alla transizione amministrativa.
La Linea A ha sviluppato il progetto di affiancamento a 285 Comuni. Con il supporto di task force territoriali e di esperti tematici si è proceduto con gli assessment digitali che hanno fornito una fotografia di punti di forza e criticità nello stato di digitalizzazione degli enti. Ne è emerso un catalogo di 21 microprogetti da declinare poi a seconda delle esigenze di ciascun ente.
Tra i 285 Comuni, 20 sono stati selezionati per dar luogo all’esperimento pilota “Comune Full Digital”. Si tratta di un percorso più intensivo e maggiormente protratto nel tempo. L’iniziativa è stata avviata nel 2024, con 5 Comuni e sta proseguendo nel 2026 attraverso il supporto di ulteriori 15 Comuni; la sperimentazione si concluderà, insieme all’intero programma FAST, nel giugno 2026.
Un accompagnamento su misura
La metafora sartoriale rende bene l’idea: nelle parole delle referenti della sperimentazione “Comune Full Digital” (Linea A), Roberta Chiappe e Irene Torrente, ricorrono i concetti di adattamento, di personalizzazione del supporto dato alle piccole amministrazioni comunali. Difatti, ogni Comune ha condizioni diverse: le sue risorse disponibili, le sue resistenze culturali, i suoi vincoli strutturali. Non esiste un percorso standard applicabile a tutti gli enti, piuttosto è corretto parlare di una metodologia adattiva comune, che parte da un assessment digitale approfondito per costruire un piano di lavoro specifico per ciascuna amministrazione.
A fianco di ogni amministrazione opera una task force territoriale di Formez, composta da due profili complementari: esperti di contenuto, con competenze specifiche sulle normative digitali e i processi amministrativi, ed esperti di processo, in grado di gestire la dimensione relazionale e organizzativa del cambiamento. Una duplicità di supporto strategica: la transizione digitale nei piccoli enti fallisce spesso anche per l’incapacità di tradurre le conoscenze normative in comportamenti organizzativi concreti e duraturi.
Dall’assessment prendono forma i bisogni di assistenza specifici dell’ente, al quale vengono proposti fino a otto microprogetti concreti, scelti in base alle esigenze emerse: dalla nomina del RTD – figura obbligatoria ai sensi del CAD, ma ancora assente in molti piccoli Comuni – alla redazione di piani di comunicazione interna ed esterna, dalla riorganizzazione della gestione documentale all’individuazione dei servizi da rendere disponibili sulla Piattaforma Digitale Nazionale dati (PDND). Ogni microprogetto è pensato per essere non solo realizzabile entro i vincoli dell’ente, ma soprattutto sostenibile nel tempo, anche dopo la conclusione del supporto esterno.
La sperimentazione: cinque Comuni, un laboratorio nazionale
La prima fase della sperimentazione Comune Full Digital, condotta nel biennio 2024-2025, ha coinvolto cinque Comuni rappresentativi di contesti geografici e organizzativi molto diversi tra loro: Banari in Sardegna, Casaletto Spartano in Campania, Suvereto in Toscana, Loiano in Emilia-Romagna e San Calogero in Calabria, nei quali sono stati realizzati in totale 44 microprogetti. La scelta di coprire ambiti territoriali eterogenei risponde alla necessità di testare la robustezza del modello metodologico in condizioni reali differenziate, verificandone la capacità di adattamento a strutture amministrative, culture locali e livelli di maturità digitale, profondamente distinti.
Ciascun Comune ha attraversato un percorso articolato in più fasi: mappatura dello stato digitale dell’ente, co-progettazione del piano di intervento con il team di Formez PA, implementazione dei microprogetti e monitoraggio dei risultati.
Azioni mirate dunque che ambiscono a favorire la creazione di un ecosistema amministrativo digitale, puntando sul coinvolgimento attivo di tutto il personale. Il ruolo dei RTD ne esce consolidato, così come la capacità degli enti di orientarsi nella transizione digitale, confermando l’impatto trasversale del percorso sulla capacità dei piccoli Comuni di avanzare nella transizione digitale.
La sperimentazione con i cinque Comuni pilota ha già prodotto indicazioni preziose: su quali resistenze organizzative sono più frequenti, su quali microprogetti generano i risultati più rapidi e visibili, su quali figure professionali all’interno degli enti sono più ricettive e possono fungere da agenti interni del cambiamento. Queste conoscenze, sistematizzate e rese disponibili, potrebbero costituire la base per un modello di accompagnamento scalabile a livello nazionale.
Nel 2026, anno conclusivo del progetto, il percorso Full Digital è stato esteso ad altri 15 Comuni selezionati, capitalizzando e affinando ulteriormente il modello metodologico sulla base dei feedback raccolti.
Dall’adempimento alla visione: cosa resterà dopo il 2026
La vera scommessa dell’iniziativa non è portare i piccoli Comuni alla mera conformità normativa – traguardo necessario, ma insufficiente – bensì trasformare la transizione digitale da obbligo subìto a leva strategica governata consapevolmente. Un Comune che nomina il Responsabile per la Transizione Digitale per puro obbligo, senza comprenderne il ruolo strategico, produce un adempimento formale privo di valore reale. Un Comune che lo fa come parte di una strategia organizzativa più ampia sarà capace di dialogare con i fornitori su un piano di competenza, di governare le priorità di investimento e di leggere le opportunità offerte dalle piattaforme abilitanti nazionali: è questo il presupposto per un cambiamento duraturo.
Ogni progetto finanziato da fondi strutturali porta con sé una domanda critica: cosa accade quando i finanziamenti terminano? La risposta che FAST tenta di costruire si articola su due livelli:
- Il primo è la documentazione sistematica: template, modelli di deliber e, piani e regolamenti, restano nella disponibilità dell’ente come materiali pronti all’uso, aggiornabili e riutilizzabili nel tempo.
- Il secondo è la consapevolezza organizzativa: l’obiettivo è che il percorso lasci nelle persone, non solo nel RTD, ma nei responsabili di procedimento e nei funzionari amministrativi, la capacità di continuare a progredire autonomamente, senza essere in balia delle scelte dei propri fornitori. Un patrimonio di consapevolezza che vale più di qualsiasi strumento tecnico, e che rappresenta la vera misura del successo dell’intera iniziativa.
In conclusione, l’approccio adottato da Formez PA punta esplicitamente all’accompagnamento, alla sensibilizzazione e al coinvolgimento di tutti gli operatori dell’ente. Non si tratta di trasferire soluzioni preconfezionate, ma di sviluppare competenze di analisi e di progettazione che restino nel patrimonio dell’ente anche dopo la conclusione del progetto.