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EDITORIALE

Fatto il CAD, bisogna (ancora) fare la PA digitale

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Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale vuole essere il faro-guida per la prima trasformazione reale della PA italiana. Ma sebbene presenti aspetti innovativi, soffre del retaggio di vecchi impianti. E, soprattutto, di un contesto che non è ancora congeniale al cambiamento. Una svolta però è ancora possibile. In questo speciale proviamo assieme non solo a guardare dentro al CAD- per analizzarne i dettagli- ma anche a guardare oltre. Per immaginare come accompagnare la PA verso la sua prima, necessaria e urgente, trasformazione

22 Settembre 2016

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Alessandro Longo, direttore responsabile forumpa.it

Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale è realtà, è realtà il faro che vuole condurre- finalmente- la PA sul cammino dell’innovazione. Una trasformazione che per la prima volta l’Italia, sotto questo Governo, annuncia sistematica, capillare, profonda.

Insomma, il CAD si presenta come il faro-guida per la prima (vera) innovazione della PA. Compito ambizioso, difficilissimo. Che l’Italia non è ancora attrezzata per affrontare: bisogna riconoscerlo, lo dicono le evidenze. Ma c’è ancora margine per rimediare, ripartendo appunto da questo nuovo CAD per immaginare adesso l’avvio urgente di una fase attuativa.

Possiamo giungere a queste conclusioni scorrendo i numerosi interventi degli esperti della nostra community e di FPA (a firma di Carlo Mochi Sismondi e Gianni Dominici ). Emergono luci e ombre del testo ma, soprattutto, l’urgenza zoppa di passare adesso alla fase attuativa (del Cad, con le regole tecniche, e in generale della riforma PA, con accompagnamento e formazione).

Che sia “urgenza” è ovvio, ai nostri lettori non serve ricordare la tabella dei ritardi italiani sul digitale che frenano la ripresa. Che sia “zoppa” forse non saranno d’accordo i cantori delle sorti magnifiche e progressive, ma agli addetti ai lavori non sfugge che se adesso abbiamo il telaio e la carrozzeria dell’auto le ruote sono un po’ sgonfie e il serbatoio quasi a secco. E anche il gps non è che funzioni benissimo. Le risorse, la governance, l’impegno alla formazione: sono gli aspetti lacunosi, nella strategia governativa, che fanno preoccupare chi ha a cuore la trasformazione (reale, non di carta) del Paese. Ne scrive il presidente di FPA Mochi Sismondi.

Zoppia curabile, per fortuna. Un paradigma “terapeutico” è ipotizzabile e infatti ci siamo sforzati di ipotizzarlo: ecco una proposta .

Per quanto riguarda il testo in sé, nel dossier trovate gli approfondimenti per i diversi (numerosi) ambiti. Si può apprezzare l’approccio modulare del testo (per la prima volta), per essere “future proof”, come scrive Elio Gullo, che del CAD è considerato uno dei padri.

Ci sono aspetti ambigui , da chiarire (anche con le regole tecniche).

Tuttavia la sfida principale adesso è fuori dal recito del CAD. E investe l’intera macchina statale e di Governo: per un impegno che chiarisca (una volte per tutte) la governance dell’innovazione, la doti di spalle abbastanza robuste (tanti e per tanto tempo hanno denunciato il sotto-potenziamento di Agid). E vari un processo di accompagnamento delle amministrazioni pubbliche, con le risorse e i processi adeguati. Tutto ciò manca. Tutto ciò è quello che vorremo vedere, perché nel CAD davvero si possano leggere i prodromi di una rivoluzione.

> Questo articolo è parte del dossier “Speciale Cad. Inizia la fase attuativa, l’analisi di FPA e dei nostri esperti”

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