FPA Annual Report 2025: il domani preoccupa gli italiani, ma la PA corre verso il futuro
Presentata l’undicesima edizione del nostro Annual Report, la pubblicazione che approfondisce i principali scenari di innovazione nel mondo pubblico. Insieme al Report abbiamo presentato anche i risultati di due indagini: “Barometro PA”, realizzato con l’Istituto Piepoli, tramite il quale abbiamo sondato l’opinione dei cittadini sul futuro e sul ruolo della pubblica amministrazione; e “PanelPA”, con cui abbiamo raccolto la vostra opinione sugli impatti prodotti dall’implementazione del PNRR e dalle strategie di adozione dell’IA
21 Gennaio 2026
Redazione FPA

Foto di Rachele Maria Curti - https://flic.kr/p/2rT37eD
Quali sono le percezioni, le priorità e le aspettative della società e dei dipendenti pubblici rispetto al futuro della Pubblica Amministrazione, agli impatti prodotti dall’attuazione del PNRR e alle strategie di adozione dell’intelligenza artificiale? Ne abbiamo parlato oggi in occasione dell’undicesima edizione di FPA Annual Report. In questa occasione, sono stati anche divulgati i risultati di due distinte indagini realizzate da FPA: il “Barometro PA”, condotto in collaborazione con l’Istituto Piepoli a gennaio 2026 su un campione di 502 cittadini rappresentativo della popolazione italiana, e “PanelPA”, che ha raccolto le opinioni di 500 dipendenti pubblici e operatori del settore.
Barometro PA: le preoccupazioni e le speranze degli italiani
Riguardo al futuro della società, oltre la metà degli italiani è preoccupata (56%) e soltanto il 13% è ottimista. Il 19%, invece, non si aspetta cambiamenti significativi e il 12% dichiara che la situazione è troppo incerta per prevedere il futuro. È quanto emerge da Barometro PA. Al primo posto, tra le principali preoccupazioni per gli italiani ci sono: la sanità (42%) e la sicurezza (41%). A seguire i conflitti internazionali (31%), le difficoltà delle nuove generazioni nella società attuale (30%), le dinamiche del mercato del lavoro (27%), l’aggravarsi delle diseguaglianze e della povertà (25%), gli effetti del cambiamento climatico (24%).
C’è fiducia, invece, nell’innovazione e nella tecnologia, soprattutto tra i più giovani. Il 64% degli intervistati dichiara, infatti, che l’innovazione e la formazione permetteranno di sviluppare nuove competenze e aiuteranno le imprese a diventare più competitive. Per il 52% le tecnologie digitali e l’IA miglioreranno la qualità del lavoro, l’efficienza dei servizi e la sostenibilità del sistema economico. Per meno della metà, l’Italia riuscirà a svolgere un ruolo positivo nonostante il clima di incertezza (44%) e consoliderà i risultati ottenuti attraverso il PNRR (41%).
Tra le priorità ci sono gli investimenti nel lavoro (41%), la promozione della salute pubblica (34%), le garanzie di sicurezza e legalità (34%), la lotta alle diseguaglianze e alla povertà (32%), la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del territorio (27%), il sostegno alle famiglie (23%), le politiche volte ad accrescere le opportunità per le nuove generazioni (23%), la difesa e la protezione del Paese dalle minacce esterne (21%).
Rispetto al ruolo della PA: per il 36% degli italiani la PA è vissuta come guida e fautrice del miglioramento dei servizi, anche grazie all’innovazione tecnologica. Il 31% dichiara che la PA è garante del rispetto delle regole definite dalla politica e dagli organismi internazionali. Per il 18% è sostenitrice dei processi di innovazione emergenti nella società e per il 15% è precursore dell’innovazione e dell’adozione di nuove tecnologie.
Il commento
“Negli anni del PNRR la Pubblica Amministrazione ha dimostrato di saper correre e affrontare il cambiamento. Ora non può e non deve fermarsi – dichiara Gianni Dominici, Amministratore Delegato di FPA – soprattutto in uno scenario in cui gli italiani guardano al futuro con preoccupazione, è fondamentale continuare con determinazione sulla strada dell’innovazione e della trasformazione. L’obiettivo è rendere il patrimonio di innovazione costruito con il PNRR parte integrante della governance quotidiana, affrontando la transizione digitale, sociale e demografica. Per far questo, – prosegue Dominici – è necessaria una governance anticipatoria, capace non soltanto di reagire alle trasformazioni, ma di leggerne i segnali e prepararsi alle sfide future, orientando l’adozione della tecnologia, in particolare dell’intelligenza artificiale, in chiave di equità, trasparenza e fiducia. La grande sfida per il 2026 è, dunque, una responsabilità collettiva: non aspettare il futuro, ma generarlo insieme”.
PanelPA: la voce dei dipendenti pubblici e degli operatori del settore
Dal punto di vista dei dipendenti pubblici, la principale eredità del PNRR è il metodo di lavoro basato su obiettivi e scadenze chiare (53,9%). È quanto emerge da PanelPA. I rispondenti considerano importanti anche la maggiore capacità di investimento rispetto all’esperienza dei fondi europei ordinari (32,2%), l’apertura della PA a collaborazioni con partner privati e mondo della ricerca (29,5%) e una maggiore cultura della performance basata sull’oggettiva valutazione dei risultati (29,3%). A seguire, c’è il rilancio della multilevel governance e della collaborazione tra diverse realtà pubbliche, centrali e locali (24,6%), il lavoro in team progettuali trasversali a più amministrazioni (23,1%) e gli strumenti di gestione basati sui dati (20,4%).
Rispetto alle preoccupazioni legate alla fine del PNRR, il timore più diffuso è rappresentato dalla potenziale riduzione delle risorse destinate all’innovazione della PA (64,1%). Sono anche piuttosto diffuse le considerazioni sull’incapacità delle organizzazioni di consolidare metodi e procedure adottati per il PNRR (45,7%).
L’indagine indaga anche il tema dell’adozione dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione. Prevale la percezione di una diffusa apertura alla sperimentazione (50,6%) da parte degli enti. Tra le azioni prioritarie per il futuro ci sono: lo sviluppo di percorsi formativi per il personale (58,3%), la promozione della qualità dei dati con cui l’IA viene alimentata (52,8%), l’affiancamento di figure professionali dedicate a gestire l’adozione dell’IA (50,8%). Aspetti considerati meno centrali, ma comunque importanti sono: la protezione da nuove vulnerabilità e minacce informatiche (34,2%), la valutazione degli impatti etici e sociali dell’IA, già prima dell’avvio dei progetti (33,3%), la trasparenza degli algoritmi (30,5%). Meno sentita la necessità di un rapporto equilibrato con fornitori di soluzioni di IA e consulenti (10,6%).
Volgendo lo sguardo al ruolo che l’IA potrà avere nella costruzione della “PA del futuro”, le aspettative maggiori si concentrano su un ulteriore miglioramento della qualità dei servizi al cittadino (66%). Per i rispondenti, l’IA rappresenterà anche una leva per garantire la sostenibilità dell’innovazione e il bilanciamento tra nuove tecnologie e diritti dei cittadini (36,4%), migliorerà la capacità delle istituzioni di leggere in anticipo i cambiamenti (35,7%) e contribuirà a sopperire alle carenze di organico che gravano sulla PA (31,7%). Minore la quota di coloro che vedono nell’IA una leva per lo sviluppo di funzioni HR più evolute e attente alla selezione dei talenti e alla valorizzazione delle persone (22,6%).
Annual Report: numeri e trasformazione della Pubblica Amministrazione
In questi ultimi anni la PA ha dovuto migliorare di dieci volte la propria capacità di spesa in fondi comunitari, passando da circa 3 miliardi a oltre 30 miliardi di euro l’anno: è quanto emerge dall’Annual Report.
Il settore che ha segnato i passi avanti più evidenti è quello della trasformazione digitale. La piattaforma PA Digitale 2026 coinvolge oltre 23 mila enti, con circa 81 mila progetti attivi e 2,8 miliardi di euro assegnati (1,6 miliardi già erogati). Tra gli investimenti più significativi: la migrazione in cloud di dati e applicazioni, il rifacimento dei siti istituzionali e l’adozione di piattaforme abilitanti come SPID, pagoPA, l’app IO, la Piattaforma Nazionale Digitale Dati (PDND). Questi interventi hanno favorito un miglioramento capillare del livello di digitalizzazione degli enti locali, con una conseguente riduzione dei divari territoriali. Lo dimostra anche l’ultima edizione dell’ICity Rank (ricerca di FPA sulla trasformazione digitale dei Comuni capoluogo, presentata a dicembre 2025), che evidenzia una crescita dei punteggi medi dell’indice “Amministrazioni digitali” di 15 punti in due anni (da 60 a 75 su 100 tra il 2023 e il 2025).
Secondo i dati più recenti disponibili sulla piattaforma Italia Semplice, con il PNRR è stata completata la semplificazione di 357 procedure amministrative di cui: 251 sono di interesse diretto delle imprese, 81 provano a facilitare la vita dei cittadini e 25 riguardano entrambe le categorie.
La PA si ritrova ad affrontare un importante ricambio generazionale e parallelamente diventa sempre più attrattiva per le nuove generazioni. Secondo i dati del Dipartimento Funzione Pubblica, dal 2023 al 2025 sono stati assunti più di 614 mila dipendenti nel pubblico con un’età media di 39 anni. Nel 2025 sono quasi 204 mila i posti banditi per poco meno di 20 mila bandi di concorso e nei primi giorni del 2026, 410 mila candidati per circa 10 mila posti. La durata dei concorsi pubblici, inoltre, è stata ridotta da due anni a quattro mesi.
Dal punto di vista delle tecnologie emergenti, l’Intelligenza Artificiale è sempre più presente. A tal proposito, le iniziative di IA censite da AgID nelle pubbliche amministrazioni centrali sono 120, con la maggioranza dei progetti focalizzati su efficienza interna e gestione dati. La qualità dei dati e la formazione di competenze esterne però restano delle sfide ancora aperte. Solo meno della metà dei progetti IA, infatti, rispetta pienamente lo standard ISO/IEC 25012 per la qualità dei dati.
In aggiunta, gli attacchi informatici verso la PA sono aumentati del 140% in un anno, con 280 incidenti nel primo semestre e una quota del 26,3% del totale europeo per quanto riguarda il settore pubblico. La sicurezza informatica rimane, dunque, un tema centrale che richiede strategie integrate tra tecnologia, formazione e governance del rischio.
Il PNRR ha favorito la nascita di reti, comunità di pratica e di ruolo, collaborazioni tra enti, imprese e società civile. La governance anticipatoria, basata sulle comunità, la tecnologia, con l’IA in prima linea, e le competenze, è indicata come la chiave per trasformare le risorse straordinarie in cambiamenti strutturali e duraturi.