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Il futuro del lavoro con l’IA: smart working, creatività e organizzazioni blended. Intervista a Cinzia Ciacia

Il futuro del lavoro con l'AI: Smart Working, creatività e organizzazioni blended | Cinzia Ciacia
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L’intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro più rapidamente di quanto molte organizzazioni siano pronte ad affrontare. Come emerge dal dialogo tra Gianni Dominici, Amministratore Delegato di FPA, e Cinzia Ciacia, sociologa del lavoro e autrice del libro “Il lavoro del futuro è blended”, il lavoro perde la sua centralità tradizionale, esponendo i limiti della razionalità burocratica weberiana. Per integrare IA e smart working senza crollare nel solipsismo digitale o nel controllo, occorre progettare le relazioni, coltivare la creatività e formare alla sperimentazione

6 Novembre 2026

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Redazione FPA

Stiamo vivendo una trasformazione radicale, paragonabile per portata alla rivoluzione industriale: dopo l’avvento dell’era post-industriale, verso dove stiamo andando? È da questo interrogativo che muove il dialogo tra Gianni Dominici, Amministratore Delegato di FPA, e Cinzia Ciacia, sociologa del lavoro e autrice del libro “Il lavoro del futuro è blended: Ripensare le organizzazioni come ecosistemi collaborativi tra intelligenza umana e artificiale”.

Il lavoro, così come lo si è conosciuto nella modernità, perde la centralità attorno a cui ruotava l’intera organizzazione sociale, sgretolando certezze e ridefinendo tempi, luoghi, corpi, linguaggi e relazioni. Nelle organizzazioni pubbliche e private convivono oggi diverse generazioni portatrici di aspettative differenti. Si pone così il tema dell’age management: come conciliare, all’interno di strutture ancora ancorate alla razionalità burocratica e alla gerarchizzazione dei compiti, esigenze e significati del lavoro profondamente diversi?

Questi modelli tradizionali – che pure hanno funzionato in passato – si trasformano oggi nella “gabbia d’acciaio” dell’analisi weberiana, ostacolando l’integrazione dell’innovazione tecnologica. La stessa adozione dell’intelligenza artificiale va governata per evitare che sfoci in isolamento, in quello che concettualmente è definito solipsismo digitale. Lo stesso smart working, pur concepito come strumento flessibile all’interno di una cultura ancora fondata sul controllo, rischia di ridursi a un mero surrogato alle carenze del welfare.

Occorre rimettere al centro la progettazione delle relazioni e costruire una vera cultura dell’innovazione, in cui le persone sappiano anticipare, ideare, valutare e integrare la trasformazione all’interno dei processi quotidiani. Anche la leadership deve essere parte integrante di questa trasformazione. Richiamando la lezione di Schopenhauer sul rapporto tra mondo, realtà e immaginazione, il leader deve prima di tutto possedere l’idea e immaginare la trasformazione organizzativa per poter poi guidare gli altri. In questa prospettiva, la leadership ha il compito di offrire sicurezza psicologica, delineare la direzione e garantire un ambiente non punitivo, in cui le persone possano creare, proporre, sperimentare e apprendere dagli errori. È qui che si definisce il futuro del lavoro blended: una dimensione in cui persone, tecnologie e relazioni si articolano in un ecosistema collaborativo “Human+AI” capace di apprendere.

Un’analisi a 360 gradi: continueremo a parlarne nel percorso verso FORUM PA 2027 (8-10 giugno, Convention Center La Nuvola di Roma).

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