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Informazioni, dati e conoscenza per il governo delle città

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Uno dei punti fondamentali (e meno frequentato) nelle linee programmatiche delle amministrazioni è come far sì che il governo delle città si basi su un continuo uso e una continua elaborazione del patrimonio informativo che la macchina amministrativa, il sistema economico e la popolazione stessa producono. E questo è anche il tema di una delle sessioni della plenaria di apertura di ICityLab

7 Ottobre 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

Uno dei punti fondamentali (e meno frequentato) nelle linee programmatiche delle amministrazioni è come far sì che il governo (programmazione, coordinamento dell’attuazione, monitoraggio, controllo) delle città si basi su un continuo uso e una continua elaborazione del patrimonio informativo che la macchina amministrativa, il sistema economico e la popolazione stessa producono. Non a caso una delle sessioni della plenaria di apertura di ICityLab si focalizza proprio sul tema “ Informazioni, dati e conoscenza per il governo delle città ”.

Da questo punto di vista il valore dei dati è legato a più elementi, come ad esempio:

  • attraverso una disponibilità capillare e aggiornata dei dati questi possono essere utilizzati dall’amministrazione sia per la programmazione delle attività (definendo le previsioni di impatto delle proprie azioni) sia per verificare i risultati raggiunti (grazie ai quali può essere valutata la performance reale delle strutture e in primo luogo dei dirigenti);
  • attraverso la disponibilità di dati pubblici significativi e di qualità può essere assicurata reale trasparenza dell’amministrazione verso i cittadini mettendoli in condizione di poter fare il passo fondamentale verso la partecipazione e la collaborazione;
  • mettendo la cultura del dato al centro dell’interesse politico (come precondizione identitaria dell’amministrazione, necessariamente intesa come “amministrazione aperta”), si stimola anche il tessuto produttivo (start-up, imprese in generale, professionisti) non solo a pensare prodotti e servizi innovativi che riusano i dati (è questa in gran parte l’evoluzione di Industria 4.0), ma anche a recepire l’idea che la condivisione dei dati (anche da parte dei privati) porti comunque benefici e sia quindi da favorire.

Elementi che si ritrovano nei principi dell’Open Government e che sono quindi legati alla necessità di una partecipazione sistematica e non estemporanea, alla misurazione (l’accountability applicata a tutte le azioni amministrative e basata sulla scelta di attuare un reale controllo di gestione, come sottolinea il nuovo CAD), ad una governance capace di basarsi su decisioni “data-driven” e al valore da attribuire agli open data come patrimonio comune.

Questo passa attraverso la scelta di porre, nei fatti, i dati aperti come base della trasformazione digitale della PA, puntando ad una strategia per il riutilizzo dei dati, andando oltre l’adempimento formale, come dimostrano, sul versante della trasparenza sull’operato dell’amministrazione, i casi di Open Bilanci e Open Municipio, inziiative promosse dall’associazione OpenPolis.

Ma qui il tema non è solo quello degli open data: siamo nell’ambito della “openness” in senso lato, di una “cultura aperta” che diventa condizione essenziale per una strategia di sistema.

Ecco che allora il tema diventa “politico”: è quello del modello di società che si vuol realizzare, perché openness vuol dire anche favorire la partecipazione dei cittadini, mettendoli nelle condizioni di reperire informazione adeguate, dando loro gli strumenti e le chiavi di lettura, e, quindi, fornendo loro la possibilità di rilasciare contributi e feedback, partecipando attivamente alla costruzione degli elementi fondanti dell’Open Government.

Svolta così, la tematica dell’openness è dirimente a livello strategico e non è affrontabile in modo episodico e per singola amministrazione. Perché per costruire un sistema di conoscenza aperta abbiamo bisogno di un linguaggio comune, e quindi di ontologie che si raccordino tra loro, in un contesto collaborativo che si evolve in costante confronto. E occorre una regia forte che coordini questi sforzi. Ma anche perché la scelta dell’accountability (del dar conto dei risultati delle proprie decisioni) è una scelta strategica e non può che essere generale, perché deve essere percepita come sostanziale e definitiva.

L’ecosistema da costruire, che raccomanda l’Unione Europea, deve vedere i cittadini del tutto protagonisti, e quindi le amministrazioni attente a che i dati di interesse pubblico non siano solo aperti, ma anche comprensibili a tutti, con iniziative proattive di semplificazione, visualizzazione e anche educazione alla lettura dei dati. Un ecosistema in cui l’amministrazione, per prima, si concepisce come uno degli attori principali di una comunità che collabora per governare la realtà complessa delle città.

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