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PagoPA, Polimi: “Solo il 14 per cento degli Enti aderenti ha attivato i servizi”

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Secondo gli ultimi dati diffusi da AgID, il 60,87% delle PA ha formalmente aderito al sistema (con alcune importanti mancanze, tra cui 6 Città Metropolitane e l’Agenzia delle Entrate), ma solo il 14,37% di queste sono enti attivi, cioè con almeno 1 servizio in esercizio. Ancora più critico il dato di utilizzo effettivo nella PAL: solo il 2,33% degli enti aderenti

9 Novembre 2016

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Giuliano Noci, Politecnico di Milano

A differenza del mondo B2C, dove gli acquisti on line hanno portato ad un’ampia diffusione di strumenti di pagamento elettronico, nell’ambito della Pubblica Amministrazione gran parte dei cittadini predilige ancora l’utilizzo di canali esterni ai sistemi offerti dalla PA . La recente ricerca (edizione 2015-2016) realizzata dall’Osservatorio eGovernment in collaborazione con Doxa, sui comportamenti dei cittadini in termini di pagamenti nei confronti della PA, rivela che: più dell’ 80% dei cittadini ha prediletto nel 2015 l’utilizzo di canali esterni ed il canale digitale più utilizzato è stato l’home banking, ritenuto più comodo rispetto al sito web della PA. Tuttavia la metà dei cittadini italiani maggiorenni dichiara di essere disposta a effettuare pagamenti alla PA con modalità alternativa al contante.

La recente introduzione del sistema PagoPA ha creato pertanto i presupposti per rispondere a questo bisogno, standardizzando a livello nazionale le regole e le modalità di effettuazione dei pagamenti elettronici a favore della PA e mettendo a disposizione una infrastruttura tecnologica (il Nodo dei Pagamenti-SPC) per l’interoperabilità tra gli attori del sistema (PA, cittadini e Prestatori di Servizi di Pagamento).

Come evidenzia il Rapporto sull’adesione al “Sistema dei pagamenti elettronici – pagoPA”, pubblicato lo scorso 30 giugno da AgID, siamo ancora all’inizio del percorso: il 60,87% delle PA ha formalmente aderito al sistema (con alcune importanti mancanze, tra cui 6 Città Metropolitane e l’Agenzia delle Entrate), ma solo il 14,37% di queste sono enti attivi, cioè con almeno 1 servizio in esercizio. Ancora più critico il dato di utilizzo effettivo nella PAL: solo il 2,33% degli enti aderenti, equivalente al 16,3% degli attivi, risulta beneficiario di almeno un pagamento. Quindi ci sono difficoltà sia nell’implementazione da parte della PA (evidenziate dal gap tra aderenti e attivi), sia da parte del cittadino (gap tra attivi ed effettivi), forse anche per mancanza di un’attività di comunicazione mirata, necessaria a mutare abitudini consolidate.

Interessanti i dati sulle operazioni di pagamento. Oltre il 70% sono concentrate su 3 Enti Creditori di grandi dimensioni: Regione Veneto con il 28,5%, Ministero della Giustizia con il 25% e Regione Piemonte con il 17,5%; Province e Comuni coprono poco meno del 10%, ma il tasso di crescita è molto alto. Questi dati ci fanno capire che per gli enti di piccole e medie dimensioni affrontare il percorso di attuazione di PagoPa richiederà più tempo, in quanto si tratta di un processo complesso che richiede un approccio di tipo progettuale, che impatta su tutti i settori dell’ente e che richiede competenze informatiche non ordinarie. La soluzione tecnologica adottata deve infatti operare da System Integrator rispetto all’esistente, assicurando l’integrazione con i software di back office settoriali (per il popolamento automatico dell’Archivio Pagamenti Attesi, offrendo al cittadino la propria Posizione debitoria aggiornata) e con il software di contabilità, per poter avere una riconciliazione automatica dei pagamenti ricevuti.

Parallelamente, la stessa normativa continua a spingere per promuovere la diffusione dei pagamenti elettronici a favore della PA. Il nuovo CAD, ad esempio, ha rinforzato l’obbligo di accettare i pagamenti elettronici da parte della PA includendo anche i micro-pagamenti tramite credito telefonico. Attendiamo le Regole tecniche di attuazione del CAD – di prossima emanazione – per scoprire come verrà regolamentata questa possibilità; nel frattempo sappiamo che il sistema PagoPA avrà nuovi attori, ossia gli operatori di telecomunicazione, che per legge potranno svolgere il ruolo di intermediario di pagamento, previa integrazione con il Nodo dei Pagamenti. Il nuovo CAD ha anche introdotto un nuovo principio, quello della neutralità della forma di pagamento, per cui la PA deve attrezzarsi per accettare qualsiasi forma di pagamento elettronico, in primis tutte le carte, comprese quelle appartenenti ad un circuito internazionale (Visa, Visadebit, MasterCard, Maestro, American Express, pari al 65% delle carte possedute dagli italiani).

Tutto ciò è in linea con la volontà del Legislatore: Il Governo è incaricato di adottare, entro il 16 settembre 2017, un D.Lgs recante l’attuazione della Direttiva Europea sui servizi di pagamento del 2015 – la c.d. “PSD2”, con l’obiettivo di promuovere l’uso dei servizi di pagamento elettronico e la concorrenza. E’ per lo stesso scopo che il Regolamento EU 751/2015 ha introdotto il tetto unico alle commissioni interbancarie (fissato allo 0,3% del valore dell’operazione per le transazioni con carta di credito e allo 0,2% per i pagamenti per le carte di debito) e che oggi l’arena politica discute sul problema del Surcharging (la pratica per cui si fanno gravare i costi dell’operazione sul cittadino). Nell’ambito di questa discussione, in cui appare un problema di finanza pubblica, sarebbe importante venissero introdotti dati reali che comprovino appunto come i pagamenti digitali producono efficienza nella PA. Gli Enti più avanzati nell’attuazione dei servizi di pagamento tramite PagoPA sono infatti una risorsa preziosa per misurare quantitativamente: i benefici in termini di riduzione degli oneri di gestione del procedimento fino alla riconciliazione, gli errori, i costi di trasporto, assicurazione e custodia del contante, i tempi di riscossione ed i livelli di morosità.

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